Era meglio lavorare nel Medioevo

I servi, nel Medioevo, lavoravano al massimo nove ore. E facevano delle pause, che persino secondo i loro padroni, erano dovute. I nostri antenati possono, in realtà, non essere stati ricchi, ma avevano abbondanza di tempo libero. E grazie al capitalismo siamo molto più schiavi di loro, da ‘The Overworked American: The Unexpected Decline of Leisure’  (Lo statunitense oberato di lavoro: l’inatteso declino del tempo libero)

Per ricevere la newsletter di Comune-info cliccate qui

Bruegel Pieter - Contadini 1565

“Il lavoratore si prenderà un lungo riposo al mattino; buona parte del giorno sarà trascorsa prima che venga al suo lavoro; poi deve fare colazione, come se non l’avesse fatta alla sua ora solita o altrimenti ci sono musi lunghi e mugugni; quando scocca l’ora abbandonerà il suo carico in mezzo alla strada e qualsiasi cosa stia facendo l’abbandonerà al suo stato, anche se molte volte si è guastata prima che torni; non può trascurare il suo pasto, qualsiasi pericolo incomba sulla sua opera. A mezzogiorno deve fare la pennichella, poi la sua bevutina nel pomeriggio, che consuma gran parte del giorno; e quando a sera arriva l’ora, al primo tocco dell’orologio getta i suoi arnesi e lascia il lavoro in qualsiasi stato o necessità si trovi. James Pilkington, Vescovo di Durham, circa 1570

Uno dei miti più duraturi del capitalismo è che avrebbe ridotto la fatica umana. Questo mito è solitamente difeso paragonando la moderna settimana lavorativa di quaranta ore con la sua omologa di settanta o ottanta ore nel diciannovesimo secolo. Il presupposto implicito – ma raramente espresso chiaramente – è che per secolo era prevalso lo standard di ottanta ore. Il paragone evoca la triste vita del contadino medievale, all’opera dall’alba al tramonto. Ci viene chiesto di immaginare l’artigiano specializzato in una soffitta fredda e umida che si alza prima del levar del sole e lavora alla luce di candela fino a tardi la notte.

lavoricontadi01Queste immagini sono proiezioni nel passato di modelli di lavoro moderni. E sono false. Prima del capitalismo la maggior parte delle persone non lavorava per nulla molto a lungo. Il ritmo della vita era lento, persino tranquillo; il ritmo del lavoro rilassato. I nostri antenati possono non essere stati ricchi, ma avevano abbondanza di tempo libero. Quando il capitalismo ha aumentato i loro redditi, si è anche preso il loro tempo. In realtà ci sono buoni motivi per ritenere che le ore lavorative a metà del diciannovesimo secolo costituiscano lo sforzo lavorativo più prodigioso dell’intera storia del genere umano.

Dobbiamo, perciò, assumere una prospettiva più a lungo termine e guardarci indietro non di soli cento anni, ma di tre, quattro, persino sei o settecento anni. Si consideri l’ordinaria giornata di lavoro nel periodo medievale. Andava dall’alba al tramonto (sedici ore in estate e otto in inverno), ma, come ha osservato il vescovo Pilkington, il lavoro era intermittente; prevedeva una sosta per colazione, per pranzo e per il consueto sonnellino pomeridiano, e per cena. A seconda del tempo e del luogo, c’erano anche pause per spuntini di metà mattina e metà pomeriggio. Questi periodi di riposo erano diritti tradizionali dei lavoratori, di cui godevano anche al picco dell’epoca del raccolto. Nei periodi di rallentamento, che costituivano gran parte dell’anno, il rispetto di orari regolari di lavoro non era usuale. Secondo il professore di Oxford James E. Thorold Rogers [1], la giornata lavorativa medievale non durava più di otto ore. I lavoratori che parteciparono al movimento per le otto ore alla fine del diciannovesimo secolo non fecero che “semplicemente battersi per recuperare l’orario di lavoro dei loro antenati di quattro o cinque secoli addietro”.

Un elemento importante di prova a proposito della giornata lavorativa è che era molto insolito che ai lavoratori servili fosse chiesto di lavorare una giornata intera per un signore. Una giornata di lavoro era considerata metà di un giorno e se un servo lavorava un giorno intero ciò era conteggiato come “due giorni di lavoro” [2]. Sono disponibili resoconti dettagliati della giornata lavorativa degli artigiani. Dai dati di Knoop e Jones sul quattordicesimo secolo risulta una media annua di nove ore (esclusi pasti e le pause) [3]. I dati di Brown, Colwin e Taylor relativi ai muratori suggeriscono una giornata lavorativa media di 8,6 ore [4].

1877_Sozarch_F_Fb-0016-02_GANZIl contrasto tra i modelli lavorativi capitalista e precapitalista sono assolutamente impressionanti riguardo all’anno lavorativo. Il calendario medievale era pieno di festività. Le feste ufficiali – cioè religiose – includevano non soltanto lunghe “vacanze” a Natale, Pasqua e a mezza estate, ma anche numerosi giorni dei santi e di riposo. Erano trascorsi sia in sobrie frequentazioni della chiesa sia in festeggiamenti, bevute e divertimenti. In aggiunta alle celebrazioni ufficiali , c’erano spesso settimane di astensione dal lavoro, per segnare eventi importanti della vita (nozze e funerali) così come eventi di minore importanza (inaugurazione di taverne, feste di Pentecoste, feste della birra [l’autrice utilizza qui termini, probabilmente medievali, di cui non ho potuto rintracciare il significato; la traduzione è largamente intuitiva – n.d.t.). Tutto considerato, il tempo libero per le feste nell’Inghilterra medievale occupava probabilmente un terzo dell’anno.  Dell’ancien régime francese è riferito che garantiva cinquantadue domeniche, novanta giorni di riposo e trentotto festività. In Spagna viaggiatori segnalarono che le feste coprivano in totale cinque mesi ogni anno [5].

Il tempo libero del contadino si estendeva oltre le feste sanzionate ufficialmente. Esistono prove considerevoli di quella che gli economisti la curva retrograda della domanda di lavoro, l’idea che quando i salari aumentano i lavoratori offrono meno lavoro. Durante un periodo di salari insolitamente alti (la fine del quattordicesimo secolo) molti lavoratori si rifiutarono di lavorare “per un anno, un semestre o per qualsiasi altro periodo consueto, ma solo a giornata”.  E lavoravano soltanto per i giorni necessari a guadagnare il loro reddito abituale, che in questo caso corrispondeva a circa 120 giorni di lavoro l’anno, per un totale probabile di sole 1.440 ore l’anno (questa stima presume una giornata di dodici ore, perché le giornate lavorate erano probabilmente quelle primaverili, estive e autunnali). Una stima del tredicesimo secolo rileva che intere famiglie contadine non dedicavano alla loro terra più di 150 giorni l’anno. Dati feudali dell’Inghilterra del quattordicesimo secolo indicano un anno lavorativo estremamente breve – 175 giorni – per i lavoratori servili. Evidenze successive relative a coltivatori-minatori, un gruppo che aveva il controllo del proprio orario lavorativo, indicano che lavoravano solo 180 giorni l’anno.

FONTI

[1] James E. Thorold Rogers, Six Centuries of Work and Wages (London: Allen and Unwin, 1949), 542-43.

[2] H.S. Bennett, Life on the English Manor (Cambridge: Cambridge University Press, 1960), 104-6.

[3] Douglas Knoop and G.P. Jones, The Medieval Mason (New York: Barnes and Noble, 1967), 105.

[4] R. Allen Brown, H.M. Colvin, and A.J. Taylor, The History of the King’s Works, vol. I, the Middle Ages (London: Her Majesty’s Stationary Office, 1963).

[5] Edith Rodgers, Discussion of Holidays in the Later Middle Ages (New York: Columbia University Press, 1940), 10-11. Vedasi anche C.R. Cheney, “Rules for the observance of feast-days in medieval England”, Bulletin of the Institute of Historical Research 34, 90, 117-29 (1961).

OTTO SECOLI DI ORE LAVORATIVE ANNUALI

TREDICESIMO SECOLO: Contadino maschio adulto, Inghilterra: 1620 ore.

[Calcolate dalla stima di Gregory Clark di 150 giorni per famiglia; presume 12 ore il giorno, 135 giorni l’anno per il maschio adulto (“Impatience, Poverty and Open Field Agriculture”, mimeo, 1986]

 QUATTORDICESIMO SECOLO: Lavoratore generico, Inghilterra: 1440 ore.

[Calcolate dalla stima di Nora Ritchie di 120 giorni l’anno. Presume giornate lavorative di 12 ore. (“Labour conditions in Essex in the reign of Richard II”, in “Essays in Economic History”, a cura di E.M. Carus-Wilson, vol. II, Londra: Edward Arnold, 1962].

MEDIO EVO: Lavoratore inglese: 2309 ore.

[Stima di Juliet Schor di un lavoratore medievale medio che lavorava due terzi dell’anno per 9,5 ore il giorno].

 1400-1600: Coltivatore-minatore, maschio adulto, Inghilterra: 1980 ore.

[Calcolate dalla stima di Ian Blanchard di 180 giorni l’anno. Presume giornate lavorative di 11 ore (“Labour productivity and work psychology in the English mining industry, 1400-1600”)  Economic History Review, 31, 23 (1978).]

 1840: Lavoratore medio, Inghilterra: 3105-3188 ore.

[Sulla base di una settimana di 69 ore: ore da W.S.Woytinsky “Hours of labor”, in Encyclopedia of the Social Sciences, VOL III (New York: Macmillan, 1935); la stima inferiore assume 45 settimane l’anno; la stima superiore assume 52 settimane l’anno.]

 1850: Lavoratore medio, USA: 3150-3650 ore.

[Sulla base di settimane di 70 ore; ore da Joseph Zeisel, “The workweek in American industry, 1850-1956”, Monthly Labor Review 81, 23-29 (1958). La stima inferiore assume 45 settimane l’anno; la stima superiore assume 52 settimane l’anno.]

 1987: Lavoratore medio, USA: 1949 ore.

[Da “The Overworked American: The Unexpected Decline of Leisure”, di Juliet B. Schor, tabella 2.4.]

 1988: Operai dell’industria, Inghilterra: 1856 ore.

[Calcolo da dati del Servizio Statistiche del Lavoro, Ufficio della Produttività e della Tecnologia.

 

Fonte : www.znetitaly.org – Originale: http://groups.csail.mit.edu/mac/users/rauch/worktime/hours_workweek.html (traduzione di Giuseppe Volpe per Z Net)

DA LEGGERE

IL RIFIUTO CREATIVO DELL’IDEOLOGIA DEL LAVORO
[Chris Carlsson] Sempre più persone quando non sono al lavoro a fare soldi, sono impegnate gratuitamente e duramente su progetti che hanno scelto, nei quali possono creare. In quel modo smettono di sostenere l’ideologia del lavoro e dell’autosfruttamento

DALLA PRECARIETÀ ALLA CONVIVIALITÀ
[Gustavo Esteva e Irene Ragazzini] Pezzi di società latinoamericana mettono in discussione le condizioni di precarietà costruendo relazioni di mutuo soccorso e solidarietà tra buen vivir e convivialità. Un lungo saggio le analizza e le confronta con il contesto europeo

LAVORO (GRATUITO) CE N’È ANCHE TROPPO
[Davide Gangale]
Lavoro e impiego non sono la stessa cosa. Il problema non è lavorare ma farsi pagare. Lavoro ce n’è troppo, si fa troppo lavoro gratuito. È la logica del sistema, ed è una cosa molto strana, perché da un certo punto di vista sei costretto a farlo, ma c’è anche un lavoro che ti interessa, ti piace… e allora trovi una giustificazione al fatto che fai qualcosa che ti piace. Di per sé, è un tipo di sfruttamento come un altro, forse anche più di un altro, non c’è nessuno che te lo impone veramente. C’è un dispositivo che te lo impone, quello dell’economia neoliberale. Però, è come se fossi tu a scegliere questa situazione. È un fatto molto complicato, perché la messa in discussione di questo tipo di relazione implica la messa in discussione di te stesso… Intervista a Maurizio Lazzarato, filosofo e sociologo che vive da oltre trent’anni in Francia

CINQUE RAGIONI PER OCCUPARSI DI IMPRESE RECUPERATE
[Gianluca Carmosino]
La prima è ripensare quelle imprese come una straordinaria forma di ribellione al capitalismo. Un gruppo di lavoro ha promosso a Roma una biblioteca virtuale e un seminario sui temi delle empresas recuperadas, diffuse in Argentina ma presenti anche in Europa

SMETTIAMOLA DI PREOCCUPARCI DEL LAVORO
[Francesco Gesualdi]
Il lavoro salariato, quello destinato al mercato, dopo averci tolto qualsiasi possibilità di provvedere a noi stessi, se non prostituendoci in cambio di una miseria da spendere nei supermercati per procurarci ciò che ci serve, diventa un privilegio per pochi. Siamo in trappola. Dobbiamo avere il coraggio di gridare in faccia a mercanti, multinazionali, banche, fondi pensione che possiamo fare a meno di loro. “L’unico modo per conciliare dignità sociale e sostenibilità ambientale è smetterla di preoccuparci per il lavoro – dice Francesco Gesualdi – La domanda giusta da porci non è come si fa a creare lavoro, ma come si fa a garantire a tutti una vita dignitosa, utilizzando meno risorse possibile, producendo meno rifiuti possibili e lavorando il meno possibile”. Qualche passo in questa direzione? Riduzione dell’orario di lavoro, scambi non monetari, sull’esempio delle banche del tempo, cooperative autogestite da lavoratori e consumatori, totale ripensamento dell’economia pubblica

 

Tags:,

Iscriviti e seguici

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti.

9 Risposte a “Era meglio lavorare nel Medioevo”

  1. Giulio
    28 maggio 2014 at 11:44 #

    Abbiamo certezza delle epidemie, della possibilità di morte violenta per guerre che duravano centinaia di anni, ingiustizie continue e pene terribili, nessuno conosceva come guarire da una semplice diarrea o da un’infezione (se eri fortunato con la muffa di casa sopravvivevi), povertà assoluta che prendeva la maggior parte della popolazione, latifondisti e signori vari che potevano esigere ben più delle cose che ci sono scritte a quel link e che sottraevano in tasse.
    Se poi consideri che con le tecniche agrarie dell’epoca per ottenere un raccolto di grano si doveva lavorare ogni giorno dell’anno e che per avere la certezza di buoni raccolti dovevi pregare di più allora l’immagine bucolica dipinta si potrebbe incrinare.

    Nello specifico delle zone dove vengo (Padova): le zone come il graticolato romano sono state costruite e mantenute solo grazie al sistema degli schiavi dell’impero romano, durante il medioevo i nostri avi sono vissuti di rendita, lasciando all’abbandono vaste infrastrutture (con conseguenti impaludamenti e malattie). Le migliorie sono tornate solo più tardi con nuove tecnologie e sistemi economici.

  2. rolf
    31 maggio 2014 at 21:31 #

    abbiamo la certezza che anche oggi nelle nostre megalopoli si può morire di epidemie (vedi aids), fame, semplici influenze, cancro banali errori medici… suicidi da vessazioni statali…
    per non parlare dei morti ammazzati, giri tranquillo per strada e ti trovi davanti un tizio che ti prende a picconate… o puoi morire di mafia, o se pesti i calli di qualcuno ci pensa pure lo stato a farti fuori vedi moro, falcone…
    per non parlare delle mille guerre in atto… specie quelle “giuste” dello zio sam…
    oggi, se ti riesce di nascere con tutti questi aborti, puoi sempre morire di ingiustizie e pene terribili come capitò a sacco e vanzetti.
    Nonostante la tecnica e la medicina nel mondo oggi si continua a morire di diarrea… mai fatto un giretto in africa?
    ma siccome esiste il copyright anche sulle medicine, nel mondo si muore per puro egoismo delle multinazionali del farmaco…
    i padroni del mondo oggi pretendono più di quello che si può pensare, un lobotomizzato dalla tv neanche se ne accorge… oggi pretendono di dirti come devi pensare…
    per non parlare della tassazione odierna, il 65% del tuo reddito che si bruciano per finanziare ospedali inagibili con accessi al pronto soccorso più stretti di un autoambulanza.
    con la tecnica moderna oggi… si continua a morire di fame, si continua ad usare la schiavitù, si continua a creare guerre e colpi si stato…
    non è cambiato nulla…
    inutile parlare male del medioevo, per non riconoscere che oggi ci sono situazioni ben peggiori del periodo medioevale… almeno nel medioevo per certi problemi avevano una scusante, per es. non potevano portare medicine, tecnologia e pane in africa come possiamo, ma non facciamo oggi.

Trackbacks/Pingbacks

  1. Era meglio lavorare nel Medioevo - 28 maggio 2014

    […] = window.adsbygoogle || []).push({}); Era meglio lavorare nel Medioevo |Comune-info "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se […]

  2. [Pillole di Storia] Sì, è vero: un contadino medievale lavorava effettivamente meno di noi | Una penna spuntata - 12 gennaio 2015

    […] tempo fa, era diventato virale online un articolo che s’intitolava Era meglio lavorare nel Medioevo… e sosteneva, in buona sostanza, che i servi della gleba medievali godessero di contratti più […]

  3. Era meglio lavorare nel Medioevo | Informare per Resistere - 3 giugno 2015

    […] Tratto da: comune-info.net […]

  4. [Pedro] Antidamsiani di Tutto il Mondo Unitevi - Pagina 47 - 28 settembre 2015

    […] Era meglio lavorare nel Medioevo – Comune-info Porque segun explico Gener, los Tercios de Flandes fueron <<las huestes mas fastuosas y feroces que hayan visto los siglos, formada por castellanos, andaluces, napolitanos y calabreses>>. Rispondi Citando […]

  5. Era meglio lavorare nel Medioevo. | Il Malpaese - 26 marzo 2016

    […] Era meglio lavorare nel Medioevo […]

  6. -Destituzione- | valeriagaudi - 29 marzo 2016

    […] Le cosiddette costituzioni materiali, che nel loro addensarsi camminano contestualmente allo sviluppo delle forze produttive, sono tali, dal punto di vista ermeneutico, proprio in virtu’ del fatto di sfuggire all’ingabbiamento normativo culturalista di stampo borghese. Il modo di strutturare (assegnandovi un’accezione definita/definitiva) queste forme fenomeniche (beni comuni, peer to peer, sharing economy ecc.) da parte dell’apparato intellettual-radical, corrisponde alla necessità di normare quelle parti schizofreniche dell’io alienato che fanno capo, invece, a quella categoria di elementi anticipatori del futuro, presenti nella società presente e stantia: il cosiddetto movimento reale che trasforma lo stato di cose presente. Questa prassi è un tentativo di destituzione della forza intrinseca di questi elementi ed è indicativa della decadenza senile del capitalismo. Decadenza che si estrinseca nel tentativo di trattenere quanto sembra sfuggirvi. era meglio lavorare nel medioevo […]

Lascia un commento