Da vicino nessuno è normale

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di Andrea Satta

Cosa ci resta del nostro amore? Cosa resta senza l’amore? Me lo sono chiesto anche l’altra sera, nel traffico della tangenziale. Stavolta, non ero così figo da tornare dal mio ambulatorio pediatrico in bici, ero imbottigliato nel traffico, come tutti, dentro la mia lattina brum brum.

Mi è capitato, negli ultimi tempi, di vedere bambini, figli di mamme rese feconde da un padre ignoto e, quelle mamme avere, come compagna e amore nella vita, un’altra donna. Mi è capitato di vedere ragazze madri venire in studio con la propria compagna ed entrambe darmi sensazioni di attenzione e cura verso il bambino e io vedere loro felici e il piccolo sereno. Cosa c’è di meglio dell’amore che potrà ricevere quel figlio?

Tutte le strade non consuete che rendono un essere umano genitore manifestano, senza dubbio, un profondo desiderio. Non è forse una buona premessa di tutela dei minori, questa? Resto sbalordito quando vedo sollevare obiezioni «di genere» sul diritti delle figure genitoriali. Basterebbe riflettere un po’ e, in un volo nel tempo, veder ricomparire i tanti padri che non hanno mai parlato con i propri figli, le generazioni infinite cresciute nei collegi o nei seminari, dai parenti o con le istitutrici.

A quale passato «naturale» e corretto vogliamo riferirci guardando indietro? Sono state quelle, seppur composte da uomini e donne, coppie che hanno dato ai propri figli prossimità e amore? E con quali carezze si saranno addormentati quei bambini?

Oggi che possiamo, perché non accogliere l’offerta di dedizione e di passione che può venire da una coppia omosessuale che desidera prendersi cura di un piccolo? Con la devastazione che abbiamo davanti e con la storia piena di orrori che abbiamo alle spalle, la cosa più importante da fare è quella di non dare a due persone cariche di buone intenzioni un piccolo? Basterebbe pensare alla condizione «innaturale» nella quale vive un bambino in attesa di adozione. È chiaro che tutto questo pensiero che vi propongo non prescinde dalle mille riflessioni e tutele e regolamentazioni che devono esistere e contribuire a vigilare, ma non per questioni ideologiche o religiose.

Mi viene spesso anche da pensare a quante difficoltà invece una coppia gay deve affrontare per farsi accettare nella nostra società. Quando va bene, può sperare in umanità e comprensione bonaria, molto più che nel diritto di essere semplicemente come ci si sente, senza giudizi e pre-giudizi. Questo sì che può costituire un elemento negativo per la crescita di un bambino, ma il pregiudizio non è certo una responsabilità di chi incarna la figura genitoriale, semmai lo è di chi disegna il mondo a propria immagine somiglianza per sentirsi tutelato da tutto ciò che è simile a lui.

Ho ancora a casa una vecchia maglietta che mi regalarono all’Istituto Pini di Milano: «Da vicino nessuno è normale», c’era scritto sul petto. Ecco appunto.

 

Fonte: Unità.it

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