Cosa bolle nelle nostre pentole?

Oggi nelle nostre cucine si diffondono per lo più “profumi” bizzarri, specialmente se in pentola bollono verdure surgelate, i genitori non hanno più tanto tempo da dedicare ai bambini per seguirli nei giochi mentre si prepara qualche pasto, meno ancora per costruire dei giocattoli. Nei negozi di frutta e verdura e nei mercati gli scarti vengono eliminati, mai riutilizzati, figuriamoci se offerti a bambini per giocare a far finta di cucinare, per loro ci sono altre mille attività fuori casa o davanti a tv e videogiochi. I loro giochi sono di plastica, cioè petrolio, che ha invaso in questi anni i ripiani e i cassetti delle nostre cucine. Cosa possiamo mettere fra le mani dei nostri bambini per farli giocare con qualcosa che abbia un profumo, che trasmetta sensazioni, sapori e che racconti a loro della fatica dell’uomo che l’ha progettato e creato? Appunti dal diario di Enza, maestra e mamma

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di Enza Migliaccio*

Quanti di voi ricordano, in pieno inverno, in cucina il profumo di verdure fresche appena affettate sul tagliere da vostra madre o da vostra nonna? Magari mentre i vetri delle finestre si appannavano sempre di più perché sul fuoco bolliva una grossa pentola piena d’acqua, pronta per accogliere e cuocere le numerose verdure. Credo che certi ricordi non si possano cancellare con il passare del tempo quando hanno il profumo e il piacere del gusto di cose buone e fresche d’assaporare, specialmente se condivise con chi ci vuole bene.

Le esperienze vissute da bambini fra le gonne e i grembiuli di mamma o nonna ci accompagneranno probabilmente per sempre grazie alla semplicità di gesti quotidiani così ricchi di tradizioni, di buone e sane abitudini attorno alle quali si intrecciavano dialoghi e riflessioni tra diverse generazioni: i nonni, gli adulti e i bambini. Da piccola questo era il momento migliore per chiacchierare con mia madre e progettare insieme a lei nuove pietanze da destinare alle mie bambole o meglio ancora da condividere nei giochi che facevo con mio fratello che aveva tre anni in meno di me.

Era l’inizio degli anni ottanta e i giocattoli non avevano distinzioni così marcate come oggi, non c’era il giocattolo ad uso esclusivo delle bambine o dei bambini, eravamo ancora liberi e non condizionati da fattori esterni; i genitori ci facevano condividere ogni gioco (dalla pista delle macchinine alle Barbie, senza limiti). Oggi se vedessimo giocare un bimbo grandicello a svestire e vestire una bambola o a darle da mangiare, credo che qualcuno avrebbe da pensare; mi è accaduto anni fa anche all’interno di un asilo nido (nell’angolo destinato al gioco del “far finta”): il padre del bambino che stava facendo l’inserimento era disturbato dal tipo di proposta e faceva fatica a comprendere e ad accettare il significato.

Per fortuna la mia infanzia ha avuto sfondi e dinamiche diverse che oggi mi fanno sentire fortemente la necessità di riproporre ai nostri bambini certi modelli educativi, persi e tralasciati strada facendo prima di tutto da noi genitori a volte solo per mancanza di tempo, a volte per la pigrizia di pulire lo spazio destinato a queste piccole attività considerate fonte di sporco.

Ai miei tempi, giocare “a far finta” di cucinare con avanzi di cibi veri (bucce e altri scarti) era veramente uno dei nostri giochi preferiti ed io e mio fratello attendevano con trepidazione ed estrema curiosità anche il rientro a casa di nostro padre perché ogni sera aveva la consuetudine di passare, prima della chiusura, dal negozio di frutta e verdura di sua sorella. Non c’era volta che tornasse a mani vuote perché la zia conservava sempre qualcosa per la nostra spesa, quella donnina (di bassa statura) così gentile adorava sapere che giocavamo felici con quegli avanzi di verdura.

Fra i nostri utensili non c’erano tutte quelle pentoline e piattini di plastica che possiedono oggi i bambini, bensì delle pentole piccole e leggere che nostra madre non utilizzava più; ma la nostra vera fortuna è stata poter giocare con quelle fatte da nostro padre grazie agli scarti dell’alluminio che lavorava su un tornio, “appeso” ad una grossa cinghia per ore ed ore. Creava con vari metalli centinaia di pezzi destinati alla vendita al dettaglio e amava, nonostante l’enorme fatica, questo lavoro. Oggi il lavoro di mio padre è quasi scomparso, le macchine ormai riescono a produrre in serie migliaia di quei pezzi in brevissimo tempo.

Se penso ancora a quei giocattoli che ci creava con poco e niente, mi vengono alla mente gli odori che respiravamo e le sensazioni che provavo mentre stringevamo in mano quei pezzi unici che ci donava: ciotole, piattini, bicchieri, tazzine, contenitori vari in metallo (di solito in alluminio). La verità è che nessun giocattolo in plastica sarà mai capace di trasmettere tanto, specialmente non potrà apparire agli occhi del bambino così simile a quello reale; e poi, in quegli oggetti che realizzava per noi era racchiuso tutto il bene che ci voleva. Oggi ne conservo ancora con estrema cura qualche pezzo perché, negli anni seguenti, gli domandai di crearne alcuni per i bambini dell’asilo nido dove lavoravo e per i miei futuri figli; ne fu così felice ed orgoglioso tanto da vivere quella richiesta (era già in pensione) come una vera missione.

Fui felice di mostrargli le fotografie dei bimbi del nido che giocavano contenti nella casetta con i suoi giocattoli; quando è nata mia figlia parte della preziosa eredità l’ho donata a lei ma purtroppo mio padre ci aveva lasciati da pochi mesi e lei non ha potuto condividere con lui la gioia, l’entusiasmo e il piacere di giocare con quei “tesori” costruiti dal nonno.

Negli anni gli eventi della vita hanno consolidato il valore di quelle esperienze vissute nella mia infanzia e mi hanno insegnato ad averne estrema cura per non perdere ciò che di bello e buono la mia famiglia ha seminato nel mio cammino di crescita; tuttavia i tempi stanno cambiando troppo velocemente e a volte mi capita di ritrovarmi disorientata davanti ad un mondo che non mi appartiene, che faccio fatica a riconoscere come mio.

Oggi nelle nostre cucine i profumi sono altri (specialmente se in pentola bollono verdure surgelate), le mamme e le nonne non hanno più tanto tempo da dedicare ai bambini per seguirli nei giochi in cucina (perché lavorano fuori casa per tante ore) e sono sempre meno i padri che trovano tempo per costruire dei giocattoli per i loro bambini. In troppi negozi di frutta e verdura e in quasi tutti i mercati gli scarti vengono eliminati, mai riutilizzati … figuriamoci se offerti ai nostri bambini che trascorrono il loro tempo in altre mille attività fuori casa o davanti alla televisione e ai videogiochi!

I giocattoli dei nostri bambini sono in prevalenza fatti con la plastica (cioè petrolio) che ha invaso in questi anni i ripiani e i cassetti delle nostre cucine, tutto ha cambiato forma e colore… e allora mi domando cosa ci sia rimasto da mettere nelle nostre grandi pentole che oggi, ahimè, sono sempre meno piene!

Cosa possiamo mettere fra le mani dei nostri bambini per farli giocare con qualcosa che abbia un profumo, che trasmetta sensazioni, sapori e che racconti a loro della fatica dell’uomo che l’ha progettato e creato?

In questo mondo vedo molto poco di tutto questo, eppure comincio a intravedere negli occhi di molti, nei nostri sogni e desideri, nei nostri piccoli sforzi quotidiani… la voglia, il desiderio e la determinazione di ritornare a recuperare ciò che di bello e prezioso le mani dei nostri bisnonni, nonni e genitori sono state capaci di creare, custodire per mettere nelle loro pentole. Tanta ricchezza, tanta bontà e genuinità fatta da pochi semplici elementi ma vissuta con lo spirito legato e ben saldo a quello che il lavoro con la terra ci insegna da sempre: aver cura di lei e della nostra vita, senza dimenticare l’arte dell’attesa e quella della pazienza.

Alla fine è questo che i bambini di oggi avrebbero bisogno per crescere con serenità e consapevolezza, solo così potranno apprendere concretamente e far propri i valori degli ingredienti naturali della vita.

 

*Enza Migliaccio è educatrice e mamma. Maestra in una scuola elementare di Savona, ha promosso laboratori creativi all’interno di asili nido e scuole dell’infanzia, a cominciare dagli orti scolastici ispirati al “Manifesto dei diritti naturali dei bambini e delle bambine” di Gianfranco Zavalloni. Fa parte della Rete di cooperazione educativa “C’è speranza se questo accade a…” – nata all’interno del Movimento di cooperazione educativa – e del Gruppo nazionale Nidi e Infanzia ed è socia della “Casa delle Arti e del Gioco” (associazione culturale fondata e presieduta dal Maestro Mario Lodi con sede a Drizzona, in provincia di Cremona).

 

Foto: e.m.

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