Tutti giù per terra. A scuola

Apprendere giocando non è solo un modo per ripensare la didattica e per mettere in discussione il primato della teoria, ma anche uno strumento per svuotare di senso la scuola azienda e per guardare il mondo in modo diverso.

giochi

“Non basta insegnare a giocare per giocare. Giocare è un modo di stare nell’esperienza, nella realtà della mia vita. Riguarda certi giochi che faccio,ma riguarda innanzi tutto il mio modo di fare anche quando non gioco un gioco particolare”

La scuola dei giochi, Pier Aldo Rovatti e Davide Zoletto

di Marzia Coronati

Gianfranco Staccioli insegna Metodologie del gioco e dell’animazione all’Università degli Studi di Firenze, presso la facoltà di Scienze della formazione, Enrico Euli è docente della stessa materia all’Università di Cagliari. Nei loro corsi non si sta quasi mai seduti, si lavora in gruppi, si ride, si piange. Convinti che la scuola italiana di oggi non è strutturata rispetto alle esigenze degli studenti, i due ricercatori ripensano la didattica, tentando di ricostruire il tessuto che riguarda le motivazioni degli studenti.

Se si gioca, si mette in moto non soltanto il corpo ma anche il modo di essere e concepire il mondo, così il gioco diventa una tecnica per apprendere, ma anche uno strumento per conoscersi e narrarsi. Enrico Euli dipinge un quadro a tinte fosche della scuola pubblica rispetto a questi temi: “La scuola sta subendo un processo di aziendalizzazione, a cominciare dalla materna e dalle primarie. I processi di razionalizzazione e costruzione di una conoscenza di tipo aziendale si stanno anticipando”. “Come mai la teoria viene sempre prima della pratica – si chiede Euli  – quando invece tutta la nostra esperienza didattica ci dice che può venire solamente durante o dopo? Tutte le teorie sono derivanti da una pratica, non viceversa”.

A queste tematiche è dedicata la radiotrasmissione Terranave, curata da Amisnet. Ospiti della puntata: Enrico Euli (autore di Imparare dalle catastrofi. Guida galattica per sopravvivere al futuro, Altreconomia, e di I dilemmi (diletti) del gioco. Manuale di training, la meridiana), Gianfranco Staccioli e Franco Lorenzoni. Questa è l’ultima puntata del 2013: dopo una breve pausa natalizia Terranave tornerà a essere pubblicato a partire da giovedì 9 gennaio 2014. Per ascoltare la trasmissione cliccare QUI.

 

Terranave è un programma di Amisnet La rubrica Lu Cuntu è a cura di Andrea Cocco. L’articolo della settimana di Comune-info è: La matematica è bella. Per informazioni o consigli scrivete a radioterranave@gmail.com.

 

Terranave è trasmesso da:

Radio Flash (Torino, 97.6) giovedì 15 (replica giovedì 20,00)

Radio Kairos (Bologna, 105,85) sabato 13,00 (replica giovedì 14,30)

Radio Indygesta (Web Radio)

Radio Onda d’urto (Brescia, Cremona, Piacenza, 99.6) mercoledì 13,30

Radio Ciroma (Cosenza, 105,7) giovedì 17,00

Radio Onde Furlane (Udine e Gorizia) sabato 17,30

Radio Beckwith (Torino) mercoledì 14,30 (in replica domenica 13,30)

Radio Gold (Alessandria)

Radio Popolare Salento (Lecce, Taranto)

Radio Sonar (web radio)

 

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Città e bambini: il cambiamento è prima di tutto riappropriazione del tempo

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Per una scuola che sappia riscoprire manualità e contatto con la terra

Quel che resta del gioco

La mercificazione ha aggredito ovunque l’arte del gioco: i giocattoli sono diventati personaggi con storie e caratteri già definiti. I bambini hanno sempre meno possibilità di smontare e riassemblare, possono agire esclusivamente in funzione di proprietari, non di creatori

L’archeologo dei giocattoli

Roberto è un mastro giocattolaio che costruisce giocattoli riciclando

Fare scuola nel bosco

Apprendere ogni giorno tra alberi, neve, prati, sentieri. Accade in diversi paesi

Ci vuole il tempo che ci vuole

Almeno a scuola i bambini dovrebbero rallentare, tra allegria e cooperazione

Il bambino cresce nella decrescita…

  Non c’è cambiamento se i bambini non corrono, giocano, saltano…

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1 risposta a “Tutti giù per terra. A scuola”

  1. DANIELA DEGAN
    21 dicembre 2013 at 08:12 #

    Evviva!
    Giocare è una cosa seria. Mi posiziono a fianco di Enrico Euli e vi dono una parte della mia intervista presente nel libro MATRIARCHE’ – Il principio materno per una società equalitaria e solidale -curato da Monica Di Bernardo e Francesca Colombini. Edizioni Exorma.

    2. Nei laboratori che organizzate mettete in relazione i temi della decrescita e i principi delle comunità matrifocali, in che modo sono organizzati? Puoi parlarci delle metodologie che utilizzate?
    La caratteristica a mio avviso più interessante di questa esperienza è la metodologia utilizzata nella formazione: una modalità ludo-pedagogica. Giocare è cosa seria se ci permette di riprendere lo spazio e il tempo che ogni giorno ci viene rubato e non è un caso quella profonda gioia emanata dalle gestualità vissute nei laboratori, chinati come bambine e bambini nella ricerca di immaginari di cambiamento e di concetti ancora da esplorare.
    Cosa proponiamo dunque: ristrutturare concetti, riannodare relazioni, riallineare le persone con il cosmo, per poter ritornare finalmente alla comunità umana da cui noi, attraverso la spinta dello sviluppo per lo sviluppo, ci siamo allontanati. La separazione tra tutti noi è avvenuta quando abbiamo diviso l’anima dal corpo, la materia dallo spirito, la ragione dal cuore.
    Ricordando quanto ha scritto Edgar Morin “la complessità è una parola-problema e non una parola-soluzione”: più che ricercare soluzioni e risposte, promuoviamo il desiderio di fare risuonare domande: quale canto ci fa esistere o meglio re-esistere?
    Recuperiamo ed indaghiamo specifici punti di vista femminili/femministi sui mondi, e percorriamo le strade possibili che muovono dal concetto di Gilania: la caratteristica, propria di società esistite anticamente e a tutt’oggi re-esistenti, in cui l’uguaglianza dello status tra i due sessi presuppone una evoluzione culturale, un intreccio colorato in cui si tiene finalmente conto della totalità delle relazioni e dei processi sociali, orientati al rispetto, alla solidarietà e alla interconnessione creativa fra uomo e donna, fra energia maschile ed energia femminile.
    Su questi temi specifici abbiamo proposto laboratori di decrescita gilanica di tipo esperienziale e ludo-pedagogico, come quelli che abbiamo realizzato nel 2012 in occasione del Secondo Convegno Internazionale sulle Culture Indigene di Pace a Torino e della Terza Conferenza Internazionale sulla Decrescita di Venezia.
    I laboratori sono processi, con l’utilizzo di appositi strumenti, di tipo decisionale partecipato, che creano uno spazio e un tempo stra-ordinari, favorendo modalità auto poietiche e costruttive di eventi e azioni, momenti pratici di riscoperta della nostra radicata e innata capacità di distinguere, abitare, creare e attraversare le soglie di altri mondi possibili.

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