A scuola d’esperienza

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di Giusi D’Urso*

Amo l’estate, ma accolgo i primi freddi come una buona occasione per rimettere ordine. Questo faccio oggi, metto ordine. E riguardando le fotografie dei laboratori di educazione alimentare che, negli anni, ho avuto il piacere di condurre, sorrido e penso che tutto ciò che s’impara da bambini lascia una traccia che accompagna per sempre.

Nella mia infanzia ho avuto la fortuna di partecipare a un magnifico inimitabile “laboratorio”, quello della natura che, di stagione in stagione, scandiva il tempo e le usanze a tavola; donava i suoi frutti al tempo giusto e nessuno si chiedeva perché. Era tutto talmente chiaro e semplice!

Quelle esperienze sono ancora così presenti dentro di me e mi hanno fatto talmente tanta compagnia che credo fermamente e irrimediabilmente nel valore della didattica esperenziale; in quella disciplina, cioè, che utilizza l’esperienza diretta e si avvale di strumenti semplici ed efficaci, della manipolazione e dell’emozione, dei cinque sensi e delle buone idee, delle soluzioni estemporanee e dello spirito di adattamento.

Così, dunque, è nata la mia passione per l’educazione alimentare ai più piccoli.

Ritorno alle foto e sorrido di nuovo, realizzando che la mia mimica è particolare quando gioco/insegno/imparo coi bambini. Poiché l’espressione del viso aiuta a comunicare, così come i gesti della mani, che, noto ancora dalle foto, non sono mai raccolte sul grembo, o arrotolate nelle tasche; esse sono sempre impegnate in voli pindarici e circonvoluzioni acrobatiche. Che incantino ancora anche me? – mi chiedo.

Con le mani in volo e il sorriso aperto, si parla di zucchero e un istante dopo della pianta che lo produce e del suo viaggio nel nostro corpo. E poi ancora di cioccolato e del colore caldo della zucca; per poi passare alle molteplici tinte dei cavoli e ritrovarsi subito dopo a manipolare spighe e semi ed impasti. Tutto in un bellissimo gioco di cui non so mai a memoria né gesti né parole, poiché il gioco, per definizione, è guidato dalla fantasia!

Mi accade, quindi, di ritrovarmi con decine di bambini in cerchio che ora ascoltano ed ora raccontano. O di fermarmi in silenzio ad osservare un piccolo pittore in erba che mi spiega, esprimendosi in colori, quanto sia difficile a volte scegliere cosa mangiare e cosa no. E ancora, mi ritrovo a una lavagna, con piccoli folletti in grembiule con cui costruire la storia del miele o in una stalla ad osservare le effusioni di un’intera classe a un vitellino appena venuto al mondo.

Ad ogni foto rivivo voci di bimbo, fruscio di matite sui fogli, colori di forbici a punte arrotondate, odore di colla liquida, magia di libri da esplorare, domande, racconti e risposte sulla natura che ci offre i suoi doni. Il cibo è al centro di un grande gioco entusiasmante che a tutti noi insegna cose preziose, racconta favole antiche e bellissime, fornisce preziosi strumenti di scelta, se solo sapessimo ascoltare e poi, con fantasia e coraggio, rielaborare. Così come fanno i bambini!

 

* Biologa nutrizionista, educatrice alimentare, autrice di numerose pubblicazioni (questo articolo è apparso su manidistrega.it)

 

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