Le stragi degli Usa e gli affari di Beretta

Un anno fa venti bambini di prima elementare, e sei donne, vengono uccise da un ventenne, Adam Lanza (prima di uccidersi) in una scuola di Newtown nel Connecticut, a poco più di cento chilometri da New York. Nei giorni successivi, il micidiale AR-15 (foto) usato da Adam per la strage fa registrare un boom di vendite. Nel primo anniversario della strage di Newtown, la Beretta rifiuta di incontrare una delegazione inter-religiosa dagli Stati uniti. Denuncia il vescovo Battista di Baltimora, Douglas I. Miles: «La Beretta fa pressioni indebite sul mio Stato». Una ricerca sulle marche delle armi sequestrate in occasione di eccidi di masse e sulle scene dei delitti negli Usa, dimostra come in gran parte sono di fattura europea, in particolare di tre gruppi: l’azienda austriaca Glock, l’azienda svizzero-tedesca Sig Sauer e l’italiana Beretta

«Le tre maggiori compagnie di armi europee – Glock, Beretta e SIG Sauer – sono i più grandi fornitori della polizia e dell’esercito americani. Ma le loro pistole sono anche tra le più usate dalla criminalità, dai massacri come quello di Newtown e Aurora, al crimine di strada quotidiano».

La Metro Industrial Areas Foundation e l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere terranno una conferenza stampa mercoledì 11 dicembre 2013 alle ore 16 a Brescia (presso i padri Comboniani – viale Venezia, 112).  La Metro-Industrial Areas Foundation, una rete di più di 2.500 congregazioni religiose, sindacati locali, associazioni civiche e altri gruppi di cittadini degli Stati uniti che ha recentemente lanciato una campagna sulla regolamentazione della vendita di armi denominata “Do not stand idly by”, è uno dei più grandi network di organizzazioni locali di community organizing negli Usa.

Una delegazione di leader religiosi di questa organizzazione – composta dal vescovo Douglas I. Miles della Chiesa Battista di Baltimore, una delle città con il più alto tasso di violenza degli Usa, il Reverendo David Brawley, pastore di St. Paul’s Community Baptist Church di Brooklyn, New York, il Rabbino Joel Mosbacher di Mahwah, New Jersey, e il Reverendo Patrick O’Connor di Queens, New York – sarà in Europa dal 9 al 14 dicembre, anniversario della strage di Newtown, per fare pressione sui produttori di armi europei affinché adottino una serie di azioni che possono ridurre la violenza da arma da fuoco negli Stati uniti. Tra questi produttori c’è anche la nostra Beretta a cui hanno inviato una richiesta di incontro che è stato negato dall’azienda.

Nel raccogliere dati sulle marche delle armi sequestrate dalle forze dell’ordine in occasione di eccidi di masse e sulle scene del delitto negli Stati Uniti, Metro IAF ha constato come molte fossero di fattura europea, in particolare di tre gruppi – l’azienda austriaca Glock, l’azienda svizzero-tedesca SIG Sauer e l’italiana Fabbrica d’Armi Pietro Beretta – che sono anche tra i maggiori fornitori delle forze dell’ordine e dell’esercito americani.

Dopo aver passato sei mesi ad incontrare membri delle forze dell’ordine e esperti di armi da fuoco, Metro IAF ha individuato una serie di interventi specifici che la Beretta e gli altri produttori di armi possono prendere per ridurre la violenza da arma da fuoco. Si va dal modo in cui le armi sono vendute, alle caratteristiche di sicurezza e alle tecnologie incorporate nelle armi, fino alla collaborazione con le forze dell’ordine e i legislatori.

Metro IAF ha espressamente chiesto ai proprietari delle tre aziende europee di «smettere di operare con un doppio standard, cioè in un modo nei loro paesi d’origine, e uno diverso del tipo “tutto è permesso” negli Usa» e di cessare «ogni tipo di lobbying in particolare verso quelle misure che sono di gran lunga più moderate di quelle in vigore in Europa». Nella missiva al Presidente della Beretta, il vescovo di Baltimora evidenzia infatti la sua delusione per come «quando lo Stato del Maryland stava valutando una serie di proposte legislative per regolamentare la vendita di armi, la Beretta Usa ha minacciato di spostare la sua produzione fuori dal nostro stato».

 

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