Fuori i bambini dall’aula

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di Alex Corlazzoli

Salviamo i bambini dalla prigione delle nostre aule. Sì, avete letto bene. Dobbiamo far uscire i nostri ragazzini dalle classi: abbattere le mura dei nostri istituti. C’è un’urgenza: dobbiamo tornare a farli correre, saltare, giocare, in mezzo a un campo, nei giardini delle nostre scuole. Far loro respirare l’aria. Portarli a vedere un fiume o educarli a girare una città prendendo la metropolitana o il treno. Abbiamo bisogno di tornare a sporcarci le mani, a usarle per digitare sulla tastiera del tablet e per toccare la terra, le foglie, gli alberi, le lumache. Abbiamo necessità di insegnare ai bambini ad andare a scuola da soli, nonostante molti dirigenti in questi anni abbiano costretto i genitori a prelevare i ragazzi a scuola.

Di questo si è parlato sabato a Bologna al convegno promosso dalla rivista “Infanzia” , dal settore istruzione Comune di Bologna, dalla Fondazione Villa Ghigi e dall’Università presso il teatro “Testoni Ragazzi”. La chiamano Outdoor education e in altri Paesi europei è realtà. A Bologna da anni, alcune scuole dell’infanzia, ma anche qualche primaria, hanno incluso nella loro esperienza questa pratica in giardini e cortili progettati con e per i bambini; uscendo e dormendo in un bosco con bimbi della materna; coinvolgendo i genitori in percorsi nella natura; imparando a prendere un autobus per andare a visitare un orto sociale.

Don Lorenzo Milani, profeta del nostro tempo, già sessant’anni fa, faceva lezione sotto un albero e aveva accanto alla canonica una piscina per i ragazzi. Le immagini della scuola di Barbiana fotografano don Milani che passeggia tra i boschi con i bambini; ragazzi impegnati a costruire una libreria, intenti a dipingere sul sagrato della canonica. Nel 2000, il timore dettato dalla burocratizzazione della scuola, dall’obbligo di documentare ogni piccolo incidente del bambino (dalle sbucciature del ginocchio, alla casuale epistassi, alla caduta dovuta a uno spintone del compagno) ha reso i dirigenti scolastici dei tristi esecutori o interpreti della legge privi di un sogno pedagogico.

L’iper protezione – come hanno affermato gli esperti intervenuti al convegno – è tanto amorevole quanto dannosa: teniamo i bambini al sicuro, agli arresti domiciliari o scolastici; nessun attrito, nessuna possibilità di inciampare, di capire che la realtà è affascinante da conoscere perché è anche difficile, ruvida, a volte ostile. Forse dobbiamo iniziare a fare meno test con i nostri bambini, a cancellare dal dizionario le parole somministrare, verificare, interrogare per usare i verbi correre, lanciare, saltare. L’Outdoor education ci insegna che le nostre scuole vanno ripensate, ristrutturate mettendo al centro il bambino: vanno rimodellati gli spazi, i giardini; dev’essere rottamata l’idea di un solo intervallo di dieci minuti su otto ore di scuola; dobbiamo creare momenti in cui i nostri ragazzi possano entrare e uscire dall’aula senza dover fare come in carcere “la domandina”. La scuola deve diventare come una casa, un luogo accogliente.

Nelle immagini presentate al convegno di Bologna ce n’è una che mi ha fatto riflettere: un gruppo di bambini che si divertono a giocare saltando nelle pozzanghere. Ecco, in quella fotografia, c’è il sogno di una nuova pedagogia che fa della nostra scuola non l’industria dell’obbligo, ma un cantiere dove sperimentare il senso di libertà.

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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12 Risposte a “Fuori i bambini dall’aula”

  1. iosandra
    16 dicembre 2013 at 08:13 #

    Passeggiare e far scuola nei boschi! Ci si riappropria di un sapere dimenticato e si salvano gli scolari dal crollo dei soffitti malfatti e pericolanti.

  2. 10 gennaio 2014 at 20:31 #

    Si salvano soprattutto i bambini dagli insegnanti.

    • Ale
      12 gennaio 2014 at 17:04 #

      Bravo, un po di qualunquismo non fa mai male!

  3. Marcela Bontempo
    12 gennaio 2014 at 21:10 #

    Super esperienza per loro, anche per tuttii!!!! I bambini portano la natura con sè e bisognano interattuare in lei!!! Bravissimiiiii farlo!!! é un modo di cambio alla formalità dell’istruzione o “politica educativa”…(chi la fà ha lasciato andare il bambin@ interno!!) Auguri amici!!!

  4. nanninella
    24 aprile 2015 at 07:42 #

    voglio vedervi alle prese con mamme che si ricordano di essere mamme solo quando devono inveire contro la maestra che ha fatto sbucciare il ginocchio al figlio e padri che si ricordano di essere padri solo quando fanno caua all’istituto x avere i soldi dell’assicurazione…..lo farei solo con i genitori presenti che si prendono TUTTE le responsabilità,,

  5. silvia
    15 dicembre 2015 at 12:20 #

    Scusa dove hai trovato l’immagine?

  6. silvia
    15 dicembre 2015 at 12:24 #

    Scusa dove hai trovato l’immagine. Credo che tu non possa pubblicarla …

  7. Rachel
    15 dicembre 2015 at 23:01 #

    peccato, ma quel immagine che lei ha visto al convegno e che ha fatto un impressione così forte è stata preso senza il permesso di che l’ha fatto, e in più, non è della scuola ma di bambini con i loro genitori!!!!!!!!!

  8. laura
    16 dicembre 2015 at 09:01 #

    Sono pienamente daccordo con Nanninella, troppi genitori iperprotettivi che allevano pupazzetti. AGGIUNGO: “fuori dall’aula ” SI … se danno fastidio in aula! Poi una volta addomesticati possiamo portarli fuori…

  9. Fiore
    1 aprile 2016 at 18:38 #

    Correva l’anno 1975 quando, alla scuola statale all’aperto “Casa del sole” di Milano partiva la sperimentazione verticale nella quale io ero uno dei cinque coordinatori.
    Sperimentazione verticale significava “rompere” le classi e accorpare i cicli (materna, elementare, media).

    Tutto questo avveniva in una struttura a padiglioni (nel vecchio trottatoio della città) dotata di fattoria, acquario, teatro, cappella, piscina.

    Dai primi del novecento le scuole all’aperto, nei cui convitti risiedevano i bambini a rischio tubercolosi, combattevano la tubercolosi con aria e cibo proteico. Questo avveniva in molte città italiane.

    La sperimentazione verticale diviene un valore aggiunto pedagogico alla già consolidata pratica all’aperto.

    Cerchiamo di non buttare alle ortiche anni di esperienze e denaro pubblico *_*

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