Ora sappiamo cos’è l’ergastolo

Alcuni bambini di una scuola elementare di Monopoli (Ba) scrivono a Carmelo Masumeci, ergastolano. Carmelo è entrato in carcere con la licenza elementare e, come autodidatta, si è laureato in giursiprudenza. E’ anche autore di libri e articoli e tra i promotori di alcune campagne contro l’ergastolo. “Prima di conoscerti, molti di noi, pensavano che l’ergastolo fosse troppo poco per punire i criminali”, scrivono i bambini. Poi la lettura della Costituzione, di diversi testi di Masumeci e di altri, molte discussioni, hanno permesso di guardare le cose in modo diverso. “Caro Carmelo, grazie perché con le tue parole abbiamo imparato tanto e sappi che siamo dispiaciuti per te e per tutti gli ergastolani che come te soffrono per non poter dimostrare a tutti che le persone nel tempo cambiano e non si possono etichettare per sempre come ‘cattivi’”.

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Pubblichiamo una lettera di 119 ragazzi, delle classi quarte della scuola primaria di Monopoli (Bari), a Carmelo Musumeci, che la introduce con un breve scritto. Carmelo è un detenuto che, dopo ventitrè anni di carcere e un cammino rieducativo riconosciuto eccellente, continua ad essere considerato “altamente pericoloso”. In molti e molte, noi tra loro, si chiedono perché.

Il mio cuore vi dice grazie (Carmelo Masumeci)

“Non esistono persone o lupi cattivi, esistono solo azioni buone o cattive”

(“Zanna Blu” di Carmelo Musumeci, Gabrielli Editori)

Credo che a volte abbiamo più da imparare dai ragazzi che dagli adulti. In nome del popolo italiano sono stato condannato a essere cattivo, maledetto e colpevole per sempre. L’altro giorno, dopo aver letto una mia lettera pubblicata sulla rivista “Famiglia Cristiana”, ho ricevuto una bellissima lettera che mi hanno inviato dei ragazzi, che mi hanno fatto commuovere. La rendo pubblica per dimostrare che spesso il senso di giustizia dei giovani è molto più avanti di quello degli adulti. Le parole di questi ragazzi mi hanno riempito il cuore e la cella di conforto, tenerezza e amore sociale. E per questo il mio cuore gli dice grazie.

Un affettuoso sorriso fra le sbarre a tutti loro.

CM, Carcere di Padova, dicembre 2013

 

Non si possono etichettare per sempre come “cattivi”

Carissimo Carmelo,

siamo ragazzi che frequentiamo la classe 4° della scuola primaria “Carolina Bregante” in Monopoli (Bari). Siamo distribuiti in ben sei sezioni che vanno dalla “A” alla “F”. Ti abbiamo conosciuto durante la prima lezione di religione attraverso la tua bellissima lettera indirizzata a Suor Francesca. Da quel testo letto in classe con il maestro Francesco, ti abbiamo apprezzato e abbiamo cercato di capire e approfondire la vita nelle carceri.

Grazie al papà di un nostro compagno che lavora nel carcere di Padova, abbiamo ascoltato la voce di alcuni detenuti attraverso un DVD intitolato “a scuola di libertà”. Abbiamo imparato che, se una persona va in carcere, è perché ha commesso gravi errori e che il tempo da trascorrere in prigione è proporzionale al male commesso.

Prima di conoscerti, molti di noi, pensavano che l’ergastolo fosse troppo poco per punire i criminali, ma le tue parole ci hanno fatto pensare. Così leggendo la nostra Costituzione, abbiamo scoperto che la dignità della persona va protetta sempre, anche in carcere. Sempre nella Costituzione leggiamo che, la prigione, serve a rieducare ed aiutare chi ha sbagliato perché ogni uomo è buono.

Ha ragione il Lupo mannaro del tuo bellissimo libro quando dice che non esistono i cattivi: è più facile mettere nel cuore la cattiveria che saper tirare fuori dal proprio cuore il bene.

Carmelo, sappiamo che soffri di solitudine e che ti manca tanto la tua famiglia. Speriamo che le guardie ti trattino bene perché sappiamo che vivere in carcere oggi è ancora più difficile a causa del sovraffollamento. Nel DVD abbiamo ascoltato un Direttore di carcere che diceva di aver, nel suo istituto, il doppio delle persone che può contenere. Per questo non è possibile rieducare tutti e, quelli che trascorrono in cella più di ventidue ore al giorno, rischiano di tornare in libertà più incattiviti. Abbiamo anche letto quello che il Presidente Napolitano ha scritto al Parlamento e speriamo che si trovi presto una soluzione. Grazie alle testimonianze di alcuni ragazzini del carcere minorile di Treviso abbiamo capito come sia importante vivere bene a scuola nel rispetto delle regole e sapere ascoltare gli insegnamenti di mamma e papà.

Caro Carmelo, grazie perché con le tue parole abbiamo imparato tanto e sappi che siamo dispiaciuti per te e per tutti gli ergastolani che come te soffrono per non poter dimostrare a tutti che le persone nel tempo cambiano e non si possono etichettare per sempre come “cattivi”.

Vi siamo vicini… Con affetto.

Seguono le firme autografe di 119 ragazzi, Classi IV –  c/o Istituto Comprensivo 4°

“C.Bregante A.Volta” Via P. Goberti, 45; 70043 Monopoli (Ba).

Monopoli, 31 ottobre 2013

 

Carmelo Musumeci è nato nel luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio, in provincia di Catania. Si trova ora nel carcere di Padova. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e come autodidatta termina le scuole superiori.  Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”. L’11 maggio 2011 discute la tesi specialistica di Laurea Magistrale in Diritto Penitenziario dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore Carlo Fiorio (docente di diritto processuale penale), e Stefano Anastasia (Antigone), ricercatore di filosofia e sociologia del diritto.

Fonte: carmelomusumeci.com

 

DA VEDERE

Carmelo Musumeci parla degli uomini ombra, dell’ergastolo ostativo e della condizione dei detenuti in genere.

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