Parole e musica delle aree dismesse

A Pisa dal 22 al 24 novembre si svolge Un’altra musica in Comune, un appuntamento per le esperienze territoriali e le realtà politiche e sociali che vogliono approfondire, proporre e sperimentare forme di democrazia partecipata. Si propone di  realizzare eresie amministrative che si oppongano alle politiche di austerità

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Obiettivo di Un’altra musica in Comune, iniziativa proposta a Pisa dal 22 al 24 novembre da alcune liste di cittadinanza, è la proposta di campagne, iniziative, interrogazioni, odg e delibere da portare in più Consigli comunali sui temi caldi delle nostre città: casa, tassazione, patrimonio, servizi essenziali e beni comuni. Prima tra le iniziative da realizzare “per suonare un’altra musica” è il riuso e la valorizzazione sociale del patrimonio pubblico e privato inutilizzato.

Da un lato, un immobile pubblico abbandonato rappresenta un grande spreco di risorse per una città; dall’altro la svendita di beni che appartengono a tutti e tutte – a vantaggio di pochi – è il segnale che contraddistingue la politica prona agli immobiliaristi, disposta a sacrificare gli interessi pubblici per favorire il partito – trasversale – della speculazione.  I comuni italiani sembrano inclini a compiere entrambi questi errori, nonostante l’occasione offerta dal federalismo demaniale e dal provvedimento che consente agli enti locali di presentare all’Agenzia del demanio una domanda per l’acquisizione a titolo gratuito di beni immobili dello Stato.

Il federalismo demaniale è un tassello del federalismo fiscale che regola il passaggio di immobili dallo Stato a Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni. Sfruttando il provvedimento si potrebbe raggiungere l’obiettivo della massima valorizzazione sociale di edifici, strade e terreni pubblici oggi non più utilizzati o sotto-utilizzati.

La domanda per partecipare alla manifestazione di interesse dev’essere presentata entro il 30 novembre 2013. Parteciparvi rappresenta una grande occasione per portare benefici alla collettività. Il riuso di questi edifici può contribuire a ricostruire il legame sociale, a produrre arte, cultura, formazione; a stimolare l’artigianato; a supportare nuove forme di autorganizzazione del lavoro; a promuovere un altro modello di agricoltura ed economia. Ma non solo. Questa è un’occasione che i Comuni potrebbero sfruttare per ideare progetti che superino il modello di trasformazioni decise dall’alto e per mettere a punto forme nuove di gestione degli spazi, affidando i beni comuni alla responsabilità collettiva di associazioni, comitati di zona e gruppi di cittadini, mostrando capacità di innovazione amministrativa, coraggio politico e autonomia dai grandi gruppi di potere.

231110_Visita guidata alla caserma Masini.Foto Ruggeri_BenvenutiMa l’attivismo sociale e culturale che abita le nostre città e che migliora la vita dei nostri quartieri fa paura al ceto politico, al partito del cemento e alle lobby finanziarie. Non deve stupire quindi che le amministrazioni di centro-destra quanto quelle di centro-sinistra non lo sostengano e non si attivino per chiedere il recupero degli spazi in dismissione. Sul sito dell’Agenzia del demanio è scaricabile l’elenco dei beni disponibili che possono essere richiesti dagli enti locali. L’accesso alla pagina web dovrebbe essere disponibile solo attraverso un login dedicato alle amministrazioni pubbliche, ma in realtà basta affidarsi agli algoritmi di google per riuscire a consultare l’elenco città per città.

Si stima che siano tra i 12 e i 20mila i beni a disposizione – lo dice Michele Lorusso, direttore della Fondazione Patrimonio Comune dell’Anci. Molti sono terreni che potrebbero diventare orti urbani o aree verdi. Mentre sono solo 600 le richieste recapitate al momento, inviate da circa 150 Comuni. A pochi giorni dalla chiusura del bando, i numeri certificano il sostanziale flop dell’operazione.

Perché i comuni lasciano migliaia di metri cubi vuoti? La risposta è da cercare nei rapporti strutturali tra le amministrazioni, i grandi costruttori e gli interessi finanziari. Se il patrimonio immobiliare abbandonato venisse riutilizzato e se diventare un bene dalla proprietà collettiva, non ci sarebbero più i margini per operazioni di saccheggio del territorio e il partito trasversale della rendita e del mattone non avrebbe più la sua fonte principale di profitto in questa fase di crisi immobiliare.

Non solo sono stati pochi i progetti presentati, ma totalmente assente è stato il coinvolgimento della cittadinanza per l’avanzamento di proposte di valorizzazione e di riuso degli spazi. Mentre si avvicina alla scadenza del 30 novembre, stanno per essere avanzate altre procedure simili a questa, per il Demanio militare e per quello marittimo.

Dal 22 al 24 novembre a Pisa saranno messi a tema gli strumenti e le risorse che i cittadini hanno a disposizione per mettere in comune il patrimonio immobiliare abbandonato e pronto ad essere svenduto. Saranno elaborate delle proposte concrete da fare ai Consigli comunali, perchè il rischio ora è che la partita si chiuda , con questa scadenza, è alto. A proporre l’incontro sono le liste di cittadinanza che alle scorse elezioni amministrative si sono presentate in tutta Italia caratterizzandosi per la loro alterità e autonomia rispetto al ceto politico, alle lobby finanziarie e al partito trasversale del cemento. Nei mesi passati questi laboratori politici hanno deciso di avviare i primi passi di un percorso comune di scambio sulla politica territoriale, che trova nella tre giorni il suo primo momento pubblico di confronto.

I dettagli della tre giorni sono disponibili su unacittaincomune.it.

 

DA LEGGERE

Il diritto alla città e le opportunità perse del federalismo demaniale (Alessandra Quarta)

 

 

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