Quando la scuola diventa un pericolo

Da Cagliari all’Europa i tagli ai fondi destinati alla scuola cominciano a presentare il conto. Tra le principali vittime l’edilizia scolastica e, naturalmente, la sicurezza di bambini e insegnanti.  Solo un quarto delle scuole statali italiane è in regola con le certificazioni di sicurezza, una scuola su dieci presenta lesioni strutturali, una su cinque distacchi di intonaco, in una su quattro sono presenti muffe e infiltrazioni

di Arrèxini*

scuQuando il 22 novembre un migliaio di studenti è sceso in piazza a Cagliari per protestare, tra le altre motivazioni, contro le politiche di austerità, il caro trasporti e la situazione disastrosa degli edifici scolastici, l’accoglienza è stata da una parte quella dei manganelli della polizia che hanno causato 4 feriti tra i ragazzi minorenni, dall’altra quella del paternalismo di chi ha valutato la manifestazione solo “un modo per saltare le lezioni”.

“Contro le scuole che crollano” era uno degli slogan di chiamata della manifestazione: una settimana esatta dopo nel Liceo Classico Dettori di Cagliari è crollato un soffitto. Nella scuola nota per aver visto sui suoi banchi il fondatore del Pci Antonio Gramsci e per essere una delle più “prestigiose” del capoluogo, il bilancio è di 3 feriti, e nessuno ha potuto fare a meno di ritornare con la memoria al crollo, in tutto simile a questo, avvenuto nel 2008 nel Liceo Darwin di Rivoli, che causò la morte dello studente Vito Scafidi, mentre un suo compagno da allora è costretto su una sedia a rotelle. Un mese fa sono stati condannati in appello per disastro, omicidio e lesioni colpose tre funzionari della Provincia di Torino e i tre professori responsabili della sicurezza dell’istituto.
Ma se si dovesse veramente scavare tra i responsabili delle condizioni imbarazzanti in cui si trova l’edilizia scolastica la lista sarebbe ben più lunga. Solo un quarto delle scuole statali italiane è in regola con le certificazioni di sicurezza, una scuola su dieci presenta lesioni strutturali, una su cinque distacchi di intonaco, in una su quattro sono presenti muffe e infiltrazioni. I provvedimenti legati al Patto di stabilità e alla spending review, ma ancor prima i tagli sui servizi pubblici, scuola e sanità in primis, e sulle opere di tutela del territorio – come è emerso drammaticamente in questi giorni – attuati da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, iniziano a presentare il conto.

Le risorse che dovrebbero essere impiegate per mitigare i pericoli del dissesto idrogeologico e rimettere in sesto le scuole dove i nostri figli vanno a scuola ogni giorno pensando di essere al sicuro, vengono destinate invece a inutili grandi opere che hanno la sola funzione di arricchire tutto un sottobosco di piccoli e grandi speculatori. Esempio classico è quello della TAV, ma restando in Sardegna possiamo citare le opere per il G8 della Maddalena, con tutta la loro scia di malaffare, la costruzione di quattro nuove carceri, le spese militari che non conoscono crisi e che permettono al Ministero della Difesa di fare profitto attraverso l’affitto dei poligoni sardi alle industrie belliche di tutto il mondo.

scu2Che le politiche di austerità applicate in Europa identifichino nell’istruzione pubblica una delle loro prime vittime sacrificali è evidente, come testimonia la chiusura dell’Università di Atene, la più antica università della Grecia che conta più di 50mila studenti e che lo scorso 23 settembre ha dovuto sospendere ogni attività a causa dei tagli perché – come recita un comunicato del Senato accademico – «l’insistenza del ministero in scelte che minano direttamente l’istruzione superiore delle nuove generazioni in Grecia, che sono la sostanziale speranza per superare la crisi sociale e finanziaria nei prossimi anni, non può in nessun modo essere accettata». Ancora, è notizia recente che i sindacati baschi, in lotta contro la nuova riforma dell’istruzione LOMCE, stanno avanzando l’ipotesi di una scuola indipendente che si svincoli dalle maglie del Governo Rajoy, appiattito sulla dottrina dell’austerity.

Insomma, lungi dal voler solo “saltare la scuola”, gli studenti hanno tutti i motivi per non accettare passivamente il degrado della scuola pubblica e lo scenario di un futuro senza speranze che le istituzioni hanno preparato per loro, e mentre in molti starnazzano sulla necessità di ribellarsi, loro provano a farlo, anche semplicemente andando a chiedere conto a quel palazzo regionale che un anno fa stanziava per l’edilizia scolastica cinque milioni di euro, oggi ridotti ad appena 380mila destinati esclusivamente a lavori di ristrutturazione urgenti e indifferibili. Il Liceo Dettori non vi rientrava, ma oggi è stato dichiarato inagibile.

 

Fonte: Arrexini, portale di informazione dai territori in movimento. Titolo originale: Scuole pericolanti, la priorità invertita tra sicurezza e profitto

 

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