L’educazione sottosopra

Città a misura di bambini e bambini, arte come strumento inclusivo di educazione alla creatività e allo spirito critico, spazi di condivione e laboratori, ma anche musicisti di strada, burattinai, giocolieri, artigiani: appunti dall’incontro della Rete di cooperazione educativa “C’è speranza se questo accade a…”.

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di Carlo Ridolfi

Pioviggina, quando arriviamo a Cadoneghe, il paese della cintura periferica padovana che insieme a Vigodarzere ospita il terzo incontro nazionale della Rete di cooperazione educativa “C’è speranza se questo accade a…”. Ci siamo studiati un po’ Google, confessiamo, prima di arrivare qui. Siamo, in un caso e nell’altro, sulle sponde del fiume Brenta. Cadoneghe è comunità di tradizione industriale. Vigodarzere, “villaggio sull’argine”, dice il toponimo latino, ha più radicata abitudine agricola.

E’ qui che stanno arrivando, ci dicono gli organizzatori, donne e uomini da più di trenta province diverse, da Palermo a Gorizia. Oltre trecento iscritti. Il titolo: “I passi dell’educazione. Per un’armonia tra arte e scienza”, suggerito dal grande maestro Mario Lodi, che dalla Casa delle Arti e del Gioco di Drizzona, vicino Cremona, ha fatto partire prima l’intuizione e poi il progetto concreto di una rete che mettesse in collegamento quanti hanno a cuore l’educazione.

L’auditorium “Ramin” di Cadoneghe, nel grigio di questa mattina di inizio autunno, è una macchia rossa e un turbinare di voci, sorrisi, abbracci e saluti calorosi. E’ rosso perché l’organizzazione ha scelto di evidenziare con un colore acceso i volontari e le volontarie che accolgono i partecipanti al momento della registrazione nella segreteria del convegno.

Mentre entriamo nella grande sala che ospita l’apertura del convegno, non senza aver sgranocchiato qualche biscotto e assaporato i chicchi d’uva che con gentilezza vengono offerti a chi arriva qui, ci colpisce fin da subito il clima di relazione che si avverte. Nulla di accademico. Molta efficienza, ma nessuna isterìa produttivistica. C’è allegria. Serenità. Sembra, anche se sappiamo che non è così, almeno non fino ad oggi, che si incontrino qui persone che già si conoscono da tempo e che si rivedono con enorme piacere.

Ci sediamo. La sala è già gremita. Si aspetta un po’, il giusto perché tutto si aggiusti. Poi si abbassano le luci e parte un video introduttivo. Sull’immagine disegnata di un cielo azzurrissimo solcato da aeroplanini di carta si sentono le note di “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan. “Quante strade deve percorrere un uomo prima che lo si possa chiamare uomo?”. Carlo Ridolfi, coordinatore della Rete, che presenta l’incontro, ci spiegherà un attimo dopo che sono passati cinquant’anni dall’uscita del disco di Dylan che conteneva quella canzone. “Abbiamo visto – dice Ridolfi – immagini dei nostri precedenti incontri: quello preliminare di Verona, quello di Soave nel 2011, quello di Sestri Levante nel 2012. Noi non abbiamo un’unica risposta da far soffiare nel vento, ma vorremmo che questi due giorni contribuissero a farne volare molte e molte”.

Dopo i saluti degli amministratori locali, i due sindaci e i due assessori a scuola e cultura, si entra nel vivo del convegno.

Il programma della mattinata prevede una tavola rotonda fra quattro persone. Sono Carla Ida Salviati, direttrice delle riviste scolastiche Giunti e curatrice del libro “Mario Lodi maestro”, che coordina con sapienza e ironia il filo del discorso. Inizia Francesco Tonucci, ricercatore Cnr, responsabile del meraviglioso progetto “La città dei bambini”, che analizza i molti limiti che la nostra spaventata società pone ai bambini e alle bambine e sollecita con forza insegnanti ed educatori ad avere più fiducia e più coraggio. Prosegue Roberto Pittarello, artista e insegnante di didattica delle arti visive all’Università di Padova, che non si tira certo indietro quando gli viene chiesto di essere impietoso nei confronti del mondo degli adulti che troppo spesso congela l’arte, sia quella ufficiale e certificata che quella dei bambini, in schemi e modelli predisposti che ne mortificano la potenzialità creatrice. Conclude Maria Pia Veladiano, dirigente scolastica e autrice di splendidi romanzi, che pone l’accento sulla necessità di considerare l’armonia educativa come uno degli aspetti di una più generale armonia, tutta da costruire, tra genere maschile e genere femminile.

Carla Ida Salviati regala all’assemblea, attenta e partecipe, una bellissima filastrocca sul camminare. Ma la mattinata non è ancora conclusa.

“Sta per uscire un nuovo film, – dice Carlo Ridolfi – e noi abbiamo il piacere di ospitare il regista”. Il film si intitola La prima neve. Il regista è Andrea Segre, già autore di ottimi documentari, tra cui Io sono Li, che fa il suo ingresso in sala. La prima neve, girato nella trentina Val dei Mocheni, è la storia del rapporto che nasce tra un ragazzino del luogo, orfano di padre, e un giovane togolese, scappato dalla guerra di Libia, che nella traversata ha perso la moglie. Siamo a pochissimi giorni dalla sconvolgente e purtroppo ennesima tragedia che si è consumata sulle coste di Lampedusa. L’emozione è fortissima. Andrea Segre ne parla con partecipazione e presenta, con l’occasione, anche il progetto La prima scuola, una raccolta di fondi per finanziare progetti soprattutto di tipo artistico da mettere in cantiere in scuole pubbliche di periferia. Con un grande applauso a Segre e al suo film (l’abbiamo visto qualche giorno dopo: è davvero molto bello) si conclude la mattina di Cadoneghe.

Molti si spostano in un vicino ristorante per un pranzo insieme, nel quale non mancano scambi di opinioni, di apprezzamenti, di numeri di telefono e di indirizzi mail.

Dal pomeriggio “I passi dell’educazione” si spostano a Vigodarzere. Il municipio ha sede a Villa Zusto, classica magione cinquecentesca che sta dentro il bel parco comunale. A fianco, nella “barchessa”, il lavoro dell’amministrazione e in particolare dell’assessore alla cultura Lisa Zanovello ha reso possibile la realizzazione della biblioteca del paese. E’ lì che ritroviamo alcune delle volontarie dell’organizzazione, che stanno finendo di allestire una piccola ma accoglientissima “Piazza della condivisione” e la “Libreria pedagogica”, nella quale i partecipanti potranno trovare molti testi di grandissimo interesse. Al piano superiore, per completare il percorso di uno dei laboratori proposti dal programma, la bella mostra “Nati per muoversi”, curata dalla docente di Scienze Motorie Giuliana Pento.

A pochi metri si trova la scuola primaria di secondo grado (si dice così, sarebbe quella che un tempo noi conoscevamo come scuola media) “A. Moroni”, che ospiterà i laboratori del sabato pomeriggio e i gruppi tematici della domenica mattina.

Visto il programma, avremmo voluto frequentarli tutti. Dovendo scegliere, ci siamo divertiti un sacco a scoprire grazie alla strepitosa artista Giuditta Nelli che è possibile fare fotografie con una scatolina di latta e, la mattina dopo, ad ascoltare l’esperienza dell’insegnamento dell’inglese in una scuola di frontiera nella periferia napoletana dalla voce dell’innarrestabile e irresistibile Anna Bellaviti.

Al termine dei gruppi tematici, la mattinata della domenica ha riservato altre piacevole ed emozionanti sorprese. Innanzitutto la restituzione del lavoro dei gruppi stessi, che alcuni hanno fatto raccontando, altri cantando, altri recitando. Poi la presentazione di un appuntamento di grandissimo interesse. Giancarlo Cavinato, del Movimento di Cooperazione Educativa, ha illustrato il progetto dell’incontro nazionale delle scuole Freinet – il maestro elementare francese dal quale molti hanno imparato anche qui in Italia – che si terrà a Reggio Emilia nel luglio 2014. Infine, in un momento in cui praticamente nessuno ha contenuto la commozione, Stefania Fenizi Zavalloni ha presentato un bellissimo video su Gianfranco, suo marito, scomparso troppo giovane lo scorso anno, maestro, direttore didattico, burattinaio, pittore, grande uomo in tutti i sensi.

Il terzo incontro nazionale della Rete di cooperazione educativa “C’è speranza se questo accade a…” si inseriva, nell’edizione 2013, nella terza edizione del Festival della Lentezza. Insieme, queste due bellissime realtà hanno dato vita, oltre al convegno “I passi dell’educazione”, alla straordinaria festa finale “Le ore dell’arte in valigia”, che ha visto il parco di Villa Zusto di Vigodarzere riempirsi di musicisti di strada, burattinai, giocolieri, clowns, artigiani, dispensatori di deliziosi gelati e di miele sopraffino. Un degno finale, salutato anche da un tiepido ma simpatico sole che ha cominciato a far capolino, per un appuntamento che non sarà facilmente dimenticato da chiunque, a lungo o solo per qualche momento, ne sia entrato in contatto.

 

 

Alcuni link per approfondire:

www.casadelleartiedelgioco.it

La Scuola del Fare

www.lascuoladelfare.it

Festival della Lentezza

www.festivaldellalentezza.wordpress.com

La prima neve

www.laprimaneve.com

La prima scuola

www.zalab.org

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