Generazione Zeta

L’articolo che segue (titolo originario “Sexism Is Alive and Well Among Generation Z”) è di Emily Spangler ed è stato scritto per RH-Reality Check. La traduzione e l’adattamento sono di Maria G. Di Rienzo, femminista giornalista e formatrice (cura il blog http://lunanuvola.wordpress.com, altri suoi articoli sono QUI). Emily ha quindici anni e studia alle superiori: la “generazione zeta” a cui fa riferimento nel suo pezzo è un modo per indicare le persone nate dai primi anni ’90 al 2010, nella cosiddetta “era di internet”. (Foto di Alessandro Di Ciommo, manifestazione per la scuola, Roma ottobre 2012)

 zeta

di Emily Spangler

“Wow, guarda che corpicino sexy!”.

“Ha un altro ragazzo, adesso? Che troia”.

“Ehi, andiamo a dirle quanto porca sembra oggi”.

Questo linguaggio sessista vi suona terribilmente familiare, non è vero? Lo si usa ogni giorno, nelle scuole, nei luoghi pubblici, per le strade. E non viene solo da compagni di classe o passanti maleducati: può essere usato da insegnanti, familiari, amici intimi. Persino tu che leggi potresti diffondere sessismo senza capire che messaggi stai mandando all’esterno.

La mia generazione, la Generazione Zeta, è così abituata al sessismo giornaliero che la maggior parte di noi non nota neppure quando viene usato il linguaggio del disprezzo, per cui figuriamoci se poi lo si contrasta. Dall’accettare lo “sputtanamento” delle ragazze al promuovere musica degradante nella cultura pop e al non affrontare le molestie in strada, la mia generazione manca di vedere il sessismo della nostra società. E sebbene possa essere facile evitare di notarlo, non è proprio la cosa più giusta da fare.

Cominciamo con la diffusa accettazione dello “sputtanamento”. Significa svergognare o aggredire le donne, facendole sentire colpevoli o inferiori, rispetto ai loro veri o presunti comportamenti e desideri sessuali. Alla mia età, è normale camminare nei corridoi della scuola e sentire la parola “troia”, piena di disprezzo, usata per descrivere una ragazza che indossa pantaloncini corti, o come soprannome per l’amica di qualcuno, o per descrivere quella nella tua classe che ha un fidanzato diverso ogni settimana.

La parola può essere usata in molte maniere diverse per sminuire le donne, ma la vera questione è: cosa definisce, esattamente, una “troia”? Risposta: niente, nessuna donna lo è. Nessun singolo essere umano su questo pianeta. Sì, ciò include persino quella tipa con cui il tuo ex ragazzo ti ha tradita. La società aggredisce le donne con le parole “troia” e “puttana” se solo sono semplicemente attive a livello sessuale, o se indossano vestiti “rivelatori”. Una donna può fare sesso con una sola persona o con dieci ed essere assalita allo stesso modo in termini sessisti. Il fatto è che nessuno dovrebbe usarli, per nessuno scopo. Lo “sputtanamento” è inaccettabile e non crea un ambiente favorevole all’eguaglianza.

La mia generazione spesso tende a sorvolare sul reale significato di “troia” e “puttana”, e queste parole spuntano nelle frasi come parti di un vocabolario quotidiano. Ma sono termini odiosi e degradanti per descrivere qualcuna, la sua vita sessuale o il modo in cui si veste. Perciò, invece di ignorare questa pratica, la prossima volta chiamate i praticanti a risponderne. Lottare contro la società patriarcale include il minimizzare l’uso del linguaggio che impoverisce le persone, ed è un passo verso l’ottenimento dell’eguaglianza.

La mia generazione sorvola anche sul sessismo che degrada le donne, in ogni modo possibile, nella musica pop. L’esempio perfetto è “Blurred Lines” di by Robin Thicke, T.I. E Pharrell, che è stata una delle canzoni più trasmesse alla radio quest’estate. La melodia accattivante sembra nascondere il testo sessista. Le prime parole della canzone, urlate, sono “Tutti in piedi!”, che ti mette voglia di alzarti e ballare. Ma neppure un minuto dopo cominci a sentire un testo intriso di apologia dello stupro: “So che le vuoi”, il che dovrebbe mettere chi ascolta a disagio, perché suggerisce che attività sessuali senza consenso vadano bene. (Ndt. Non si tratta solo del verso iniziale, il testo peggiora notevolmente mano a mano che la canzone procede.) Pezzi come questo non sono rari. In più, non è la prima volta che il misogina artista Robin Thickle partecipa a canzoni che oggettificano le donne. In “Pregnant”, meno orecchiabile, che ha composto con R. Kelly, Tyrese e The-Dream, il testo include queste frasi: “Ragazza, mi fai venir voglia di metterti incinta.”, “Lei è più di un’amante, è abbastanza per maneggiare i miei affari: adesso mettetela nella mia cucina.” e “Metti le pillole in frigo, ragazza, e dammi il mio bambino”. Questo testo tratta noi donne come oggetti che sfornano bambini, non come esseri umani.

Tristemente, questo tipo di canzoni vanno in radio e molti della mia generazione le accettano come se non fosse poi quella gran cosa il fatto che sono sessiste e degradanti. Persino condonare la cultura dello stupro va bene per una canzone pop ballabile. La musica fa parte della vita quotidiana e ci circonda ovunque andiamo. Scegliere canzoni migliori, o almeno riconoscere che queste sono sessiste sarebbe un altro piccolo passo in avanti, verso l’eguaglianza, per la Generazione Zeta.

Un’altra cosa seria su cui molti di noi sorvolano, e che affligge le donne da generazioni, sono le molestie in strada. Le molestie possono variare dai richiami a sfondo sessuale ai fischi o al suonare il clacson, sino ad arrivare a comportamenti minacciosi che mettono in pericolo le vite delle donne. Secondo i dati di Stop Street Harassment, donne di qualsiasi età fanno questa esperienza: il 99% di quelle che hanno risposto alla loro ricerca dice di aver sperimentato molestie in strada, inclusi i commenti sessisti, i gesti volgari e l’essere pedinate. La mia generazione spesso vede le molestie in strada come qualcosa che le donne devono maneggiare ogni giorno, accettando il fatto per quel che è. Il problema è che questo è ingiusto. La mia generazione potrebbe essere quella che arriva a capire quanto schifose sono le molestie in strada e contribuisce a farle finire una volta per tutte. Possiamo lavorare con i gruppi che già le contrastano, come Stop Street Harassment e Hollaback!, non accettarle come norma, ma riconoscerle e denunciarle.

La Generazione Zeta non vede il sessismo troppo spesso. Le pratiche di cui abbiamo parlato non dovrebbero essere tollerate, perché degradano le donne e sono un ostacolo al raggiungimento dell’eguaglianza. La nostra generazione è il futuro prossimo, e se vogliamo che ai giovani uomini e alle giovani donne siano garantite uguali opportunità nel mondo, dobbiamo impegnarci a metter fine alle pratiche sessiste.

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6 Risposte a “Generazione Zeta”

  1. 9 ottobre 2013 at 16:02 #

    “dobbiamo impegnarci a metter fine alle pratiche sessiste” : senza una reale rivoluzione sessuale non cambierà mai niente… ascoltate i commenti delle donne nel video youtube http://www.youtube.com/watch?v=pWKcVjr0Eys

  2. Paolo
    10 ottobre 2013 at 00:33 #

    ma invece di mettere la mordacchia alle parole offensive e al linguaggio comune cerchiamo di reagire: “tu mi chiami troia perchè mi vesto così o cosà o faccio sesso con chi voglio? Bè allora ne sono fiera, io non devo vergognarmi, il problema è di chi insulta!”. E frasi come “hai un corpo sexy” possono essere moleste o meno dipende da chi lo dice a chi e in che contesto..come per ogni parola comprese quelle nate come offensive. I testi delle canzoni citate fanno schifo..quanto al chiamare “troia” quella con cui tuo marito ti ha tradito, bè è una cosa che succede..bè la rabbia può essere comprensibile ma è lui che ha più responsabilità..alcune donne tradite lo dimenticano. Ma se il troia ti esce solo per come una si veste o vive la sua sessualità, il problena è solo nella testa di chi offende

  3. Bruno A.Bellerate, emerito di Roma 3
    10 ottobre 2013 at 17:04 #

    Sono parole di “gregari” (non liberi!) ignoranti e irresponsabili! Non si rendono conto del danno, personale e sociale che questo tipo di… sessismo causa!

  4. Pinkola
    11 ottobre 2013 at 05:02 #

    Ciao Emily, condivido pienamente il tuo sdegno ed il tuo disagio di fronte a tanta brutalità ed ignoranza. Appartengo alla generazione x, (a cavallo con la y se devo precisare), sono tutt’altro che ragazzina, ma continuo a percepire questi atteggiamenti da parte di uomini – ahimè anche più che adulti- come veree proprie ‘molestie’ oltraggiose offensive e inammissibili, al punto di provare a volte una incontenibile rabbia. Pur mantenendo nel mio quotidiano, tengo a puntualizzare, uno stile, atteggiamento ed approccio con l’altro sesso del tutto privo di rimandi seppur vagamente sensuali. Ti sono vicina, vorrei che molte donne si risvegliassero e prendessero coscienza di ciò e conseguentemente le dovute contromisure. Alcune donne a loro volta si pongono in maniera debole e strumentale creando a loro volta terreno fertile per la pochezza e la meschinità di alcuni approcci del genere maschile. In particolare credo sia necessario un risveglio da parte del genere maschile, che dovrebbe imparare a porsi ed a percepire le donne, bambine, adolescenti, giovani donne ed in età matura, come loro future compagne, fidanzate madri dei loro figli o più semplicemente amiche. Grazie per il tuo articolo, l’ho letto con vero piacere e ritengo debba essere condiviso ed avere la massima diffusione. Un grazie anche alle donne consapevoli che combattono quotidianamente le loro battaglia contro ignoranza e brutalità.

    Maria

    • Paolo
      11 ottobre 2013 at 10:26 #

      ma anche se una ragazza fosse, volesse essere più o meno vagamente “sensuale”,merita comunque rispetto

  5. Asperger_87
    28 dicembre 2013 at 22:56 #

    Uso spesso la parola troia, definisco troie quelle che se la tirano o che sono intolleranti, e non me ne vergogno affatto. D’accordo sul testo di Robin Thicke, ma Miley Cyrus dove la mettiamo? Le basta fare la troia in un video per diventare la cantante dell’anno? Perché Avril Lavigne non fa più successo? Semplice, perché non fa video da troia. Io, da buon maschio alfa (in senso buono), ho sempre amato le donne dal look castigato e dall’atteggiamento semplice, e le persone in generale che amano studiare e lavorare anziché pensare a queste cazzate. Persone che non appaiono ma sono.

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