Niente educazione alla bellezza

Scuole pericolanti, docenti precari, libri di testo insostenibili, ma l’aggressione alla scuola di tutti e di tutte include anche la soppressione di storia dell’arte. Ha cominciato nel 2009, la ministro Mariastella Gelmini, seguita a ruota dal governo Monti e da quello delle larghe intese. Eppure l’educazione all’arte, il disegno, la storia dell’arte, da proporre non solo nei licei, possono favorire spirito critico, scoperta del bello e del giusto. Per favore, scendiamo in piazza, riprendiamoci il futuro e il bello.

di Anna Bruno

Strano. Tra i banchi di scuola imparai che tra sapere e sapore non v’era differenza, che entrambe le parole derivano dalla parola latina sapere, che significa anche sapore.  E già, perché per gli antichi tra sapere,  fonte di saggezza, e il piacere gustativo non v’era differenza.E per chi non se ne fosse mai accorto, ancora oggi, viaggiando al sud della penisola o addirittura in Grecia, davanti a un pasto prelibato, difficilmente  si sente dire “che buono” quanto piuttosto “che bello”. Un’espressione che affonda le sue radici in un antico passato in  cui i concetti di bello, bene e buono, si riassumevano in uno solo, quello del vero. Ce lo racconta persino l’artista principe del pennello, il nostro Raffaello, nelle stanze vaticane…

Ed è ancora più strano che tutto questo ai nostri posteri non sia dato sapere. A loro, non è dato assaporare. Ma chi ha preso questa orribile decisione per i nostri figli?

dsc_0759Cominciò nel 2009, la ministro Mariastella Gelmini che, con quel suo visino pulito da brava esecutrice, ridusse le ore di storia dell’arte nei licei, al classico, allo scientifico quanto all’artistico, da sempre a vocazione umanistico-creativa, ma anche in istituti come quello per il Turismo, che altra funzione non hanno se non quella di sfornare  futuri  “venditori e presentatori” del Bel Paese per eccellenza. E questo quando la Francia, già nell’anno precedente, nel 2008, scelse proprio il contrario e cioè di ampliare le ore di insegnamento di questa disciplina, partendo dalla scuola primaria. E non bastava che già i nostri geometri (meno degni dell’umana cultura?) fossero da sempre stati tagliati fuori dalla possibilità di educarsi alla bellezza. L’unica ipotesi plausibile è che i geometri, senza troppe velleità, dovessero e devono rimanere inscatolati in un tecnicismo senza respiro. Poco importa se poi riescano a vedere o meno la differenza tra il brutto di un deturpante abusivismo e il bello di un’architettura integrata al paesaggio, come era quella medievale, le cui forme e materiali  ben rispettavano l’ambiente circostante. E il paesaggio, nella sua naturale bellezza, non subiva alterazione alcuna e tutto continuava all’insegna dell’armonia, del senso della pace anche  per gli animi tra i più turbolenti…

Il governo Monti, prima, quelle larghe intese, poi, hanno seguito la stessa scia. Un paradosso, per un anno scolastico 2012- 2013, che ha visto il boom delle iscrizioni negli istituti tecnici e professionali (scelti dal 35 per cento degli studenti) e, nella fattispecie, nell’indirizzo Turismo, la disciplina non si apprende nel biennio, ma con sole due ore settimanali la si “accenna” al triennio, per esser totalmente soppressa per i corsi di Grafica nonché nel settore Alberghiero-turistico. Soppressa perfino la materia che ha permesso finora la salvaguardia della storia stessa, della documentazione, della memoria di tutta la cultura, antica e moderna: la Catalogazione dei Beni culturali. Eppure la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa del 2005, rivista nel 2011, afferma “la conoscenza e lo studio del Patrimonio storico-artistico rientrano nel diritto di partecipazione dei cittadini alla vita culturale e al lavoro, come definito dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo”. E ancora secondo la “road map” per l’educazione artistica dell’Unesco, ampliata dalla Convenzione di Lisbona del 2006: “L’educazione all’arte e alla tutela dei beni artistici delle nazioni si realizza “obbligatoriamente” nelle scuole pubbliche con la partecipazione di insegnanti preparati e aggiornati”. Tutte disposizioni internazionali a cui l’Italia ha aderito. Sulla carta. Non a quanto pare nella pratica, lasciando così che un patrimonio di competenze vada perduto per sempre, perché non più trasmesso.

Tuttavia, educare alla bellezza dovrebbe essere l’obiettivo primario di ogni sistema educativo, perché solo chi sa “sentire” il bello, distinguerlo dal brutto, ha la possibilità di migliorare qualitativamente la propria vita e quella altrui, sviluppando e aiutando a sviluppare senso critico e morale. Solo la percezione del bello può portare a riconoscere dove sta il giusto e incoraggiare ad andargli incontro, scartando ciò che non è giusto a favore del bene. E accanto alla storia dell’arte, dovrebbero ritornare a giocare il loro importante ruolo il linguaggio dell’arte contemporanea, nonché il disegno, alla stessa stregua della lettura e della scrittura, della matematica, e in tutte le scuole, quella a vocazione umanistica quanto tecnico-professionale. Se si vuole imparare a “percepire” e a smettere di guardare con superficialità. Se si vuole imparare a scegliere.

Cosa dire? Di fronte a tutto questo, vien da pensare a una foto che gira al momento insistentemente su facebook, nella quale si vede un papà mezzo addormentato sulla sua poltrona, davanti ad una televisione, mentre il figlio in piedi gli chiede “papà mi stanno rubando il futuro, ti prego fa qualcosa!”. Ai posteri domani il compito arduo di rimboccarsi le maniche per ritrovarlo e riappropriarsene di questo futuro, perché noi adulti con occhi e mani impegnati nel nostro “giardinetto stipendiato o raccattato in qualche modo”, non sappiamo più guardare neanche al danno sociale in cui stanno e stiamo gettando i nostri figli…

E mi rivolgo ai genitori allora. Non lasciateli soli, aiutateli – e adesso che siete ancora in tempo – a riprendersela la bellezza, che il passato ha costruito per loro e con fatica, creatività, impegno… Abbiate il coraggio di urlare se serve a scuotere un sistema che ormai (sembra?) cristallizzato dal brutto! Scendente, scendiamo in piazza se necessario e chiediamo con forza, insieme ai nostri figli, il ritorno a una sana Educazione all’Arte che altro non sarebbe se non Educazione al vivere civile, sociale, morale, educazione all’amore, quello con la A maiuscola.

 

Anna Bruno, guida ufficiale e curatrice di visite-gioco per bambini e genitori presso musei, è autrice di articoli e libri di educazione all’immagine per bambini.Fondatrice e coordinatrice della comunità il Periegeta vedi www.periegeta.it

 

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3 Risposte a “Niente educazione alla bellezza”

  1. 25 ottobre 2013 at 10:29 #

    “Abbiate il coraggio di urlare se serve a scuotere un sistema che ormai (sembra?) cristallizzato dal brutto!”
    SIcuro! Noi qui http://ladridibellezza.blogspot.com, nel nostro piccolo, stiamo urlando a squarciagola da due anni ormai, e chiunque si voglia unire sulla base di queste premesse o voglia coinvolgerci in una lotta nella medesima direzione è benvenuto.

  2. 27 ottobre 2013 at 07:58 #

    Ma certo che lo faremo Cristina…la voglia è di risvegliare il senso della bellezza negli animi riportandola in piazza dove la gente una volta si ritrovava per discutere del bene e del male, del bello e del brutto!…Organizziamo una manifestazione nazionale sulla bellezza nelle piazze più importanti d’Italia, portiamo arte, artisti, professori come Nuccio Ordine dell’università della Calabria che ci racconta come l’inutile sia utile, architetti e geometri con ampio respiro che vogliano raccontare di come potremmo riportare il nostro verde delle campagne sparito sotto il cemento, a parlare di nuovo….Risvegliamo negli italiani il senso della nostra identità fino a qualche anno fa legato a un’idea di paese giardino d’Europa, per l’arte e per i paesaggi!….E poi non lasciamolo come un fatto isolato. Diamogli continuità in modo da avere noi una forza rieducativa, nel senso di aiutare tutti a risvegliare ciò che l’uomo ha dentro da sempre!

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  1. I nostri occhi per l’arte - Periegeta - 2 dicembre 2015

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