Sì, alla escuelita abbiamo imparato

Dobbiamo reimparare ad imparare, aveva scritto Gustavo Esteva poco prima di arrivare alla escuelita per partecipare al primo corso sulla libertà secondo gli zapatisti. Torno dal Chiapas, spiega ora, pieno di speranza: siamo in cammino. Mancano le parole, perché siamo di fronte a novità radicali che non scaturiscono dai libri, dai discorsi o dalle ideologie. Vengono dalla pratica e sono lavoro dell’immaginazione. Come il processo, senza precedenti storici, di trasferimento del potere dai comandi politico-militari dell’insurrezione all’autonomia e all’autogoverno della gente

di Gustavo Esteva DSC02711

Tutti noi, che abbiamo avuto il privilegio di partecipare al primo corso sulla libertà secondo gli zapatisti, ci siamo diplomati venerdì scorso (16 agosto, ndt).

Sono stati nostri maestri e maestre migliaia di «basi di appoggio», specialmente giovani, che hanno condiviso con noi l’esperienza vissuta della conquista della libertà. Ciascuno di noi ‘studenti’ ha avuto un votán, un ‘custode’, che non solo si prendeva cura di noi, ma era anche un tutor pedagogico che si occupava di risolvere i nostri dubbi, di allargare l’informazione e di guidarci nella lettura dei libri di testo e in altre attività.

Anche se abbiamo superato soltanto il primo livello, abbiamo imparato molto. Abbiamo imparato, ad esempio, diverse cose riguardo alle parole delle nuove categorie create nella lotta per la libertà. Ora sappiamo che ci sono cose che esistono di per sé; la resistenza, per dirne una, non è cominciata con gli zapatisti, perché molti dei nostri nonni e nonne già erano in resistenza e avevano serbato quell’esperienza nel loro cuore. Abbiamo imparato che c’è un modo zapatista, del tutto trasparente ma difficile da capire o da definire, perché è un modo molto diverso. Abbiamo imparato varie cose riguardo agli uomini di partito, un’espressione generica per indicare quella fauna che pretende di essere diversificata ma in cui tutti si comportano allo stesso modo: sono fratelli indistinti che continuano a credere alle storie del malgoverno e dei capitalisti. Abbiamo imparato come si costruisce l’autonomia, come si crea il lavoro, come ogni autentica resistenza non è soltanto sopportare ma è costruire qualcosa di nuovo, come è l’organizzazione…

Tuttavia ci sono mancate le parole, perché siamo di fronte a novità radicali che non sono scaturite da libri, discorsi o ideologie, ma dalla pratica, e sono lavoro di immaginazione… Credo, ad esempio, che il processo di trasferimento del potere dei comandi politico-militari, realizzato in modo ordinato e adeguato, non abbia precedenti storici. Il potere che hanno accumulato quando le basi di appoggio glielo hanno conferito per organizzare l’insurrezione è stato loro gradualmente tolto, man mano che la gente, il popolo, ha cominciato ad assumere pienamente le funzioni decisionali a tutti i livelli di autonomia e di governo. È stato costruito dal basso un modo di vivere e di governarsi in cui quotidianamente si esercitano il potere politico e la democrazia radicale. I comandi continuano a vigilare, pronti a dare il proprio appoggio, se necessario, e a lanciare iniziative.

Ci sarà sicuramente la tentazione di tradurre quanto si è appreso organizzando corsi, trasformando l’esperienza in un pacchetto di conoscenze e di competenze da trasmettere ad altri. Chi cercasse di farlo scoprirebbe subito che in quel modo tradirebbe il senso, lo stile e l’intenzione della escuelita zapatista. Non ci hanno invitato per istruirci in una dottrina, e meno ancora per darci una linea da seguire. Hanno condiviso con noi un’esperienza vissuta, la cui sostanza comune può sussistere solo nella diversità. Non si tratta di ridurre tutto ciò a un discorso formale, più o meno tecnico, ma di riprodurre, ciascuno a suo modo, questa forma di contagio. E ciò richiede tempo, per elaborare l’esperienza e preparare un terreno fertile in cui si sviluppi il fiore dell’autonomia.

Al sabato, ancora storditi dalle emozioni della settimana, abbiamo visto arrivare i delegati del Congresso nazionale indigeno per un incontro molto diverso che ha avuto luogo nel fine settimana. Sembrava che la saggezza di Tata Juan Chávez[i] si riversasse sull’immensa sala in cui abbiamo ascoltato per molte ore la voce di popoli indigeni di tutto il paese, che hanno offerto generosamente il loro insegnamento, che d’ora in poi sarà un omaggio vivo e costante al Tata.

È stato sconvolgente ascoltare l’interminabile elenco di saccheggi e aggressioni. I nomi dei protagonisti e la materia del saccheggio variavano da un luogo all’altro, ma si trattava sempre del medesimo crimine: una guerra contro la sussistenza, condotta dalle imprese capitalistiche, a volte dietro la facciata di un cacicco o di un proprietario terriero e sempre con la partecipazione attiva e l’aperta complicità del governo e dei partiti.

Ancora più impressionante è stato constatare il denominatore comune di quasi tutti gli interventi: una resistenza combattiva, articolata e vigorosa, nel condurre con energia e dignità questa battaglia in cui si difendono non solo i propri territori, le proprie forme di vita e di governo e le proprie tradizioni, ma in cui si lotta per la sopravvivenza stessa di tutti noi.

Insomma, esausti dopo una settimana intensa che in certi momenti sembrava interminabile, gravati dal peso di un apprendimento che comporta il dovere di condividerlo, siamo tornati a casa colmi di speranza. Abbiamo bevuto a sazietà a questa fonte di ispirazione. Abbiamo anche imparato che, ciascuno a suo modo, potremo fare la parte che ci tocca, diversa come sono diversi tutti i nostri mondi. Potremo costruire un mondo in cui tutti e tutte troveremo posto. Le inerzie, le paralisi e i timori si sbloccheranno. Siamo in cammino.

 

Fonte: la Jornada, lunedì 19 agosto 2013

Traduzione per Comune-info: Adele Cozzi.

 

[i] Juan Chávez Alonso, della nazione indigena purepecha, è stato una delle più importanti autorità morali del movimento indigeno messicano. L’impegno di tutta la sua vita può essere riassunto nel suo discorso al Congresso dell’Unione nel marzo 2001: «Siamo indigeni, siamo popoli, siamo indigeni. Vogliamo continuare ad essere indigeni; vogliamo continuare ad essere popoli; vogliamo continuare a parlare la nostra lingua; vogliamo continuare a pensare come pensiamo; vogliamo continuare a sognare i nostri sogni; vogliamo continuare ad amare i nostri amori; vogliamo essere quello che siamo; vogliamo il nostro posto; vogliamo la nostra storia, vogliamo la verità». Un anno dopo la sua morte (avvenuta nel giugno 2012), il Congresso nazionale indigeno ha creato la Cattedra Tata Juan Chávez Alonso, «uno spazio nel quale sia ascoltata, senza intermediari, la parola dei popoli originari del Messico e del Continente che chiamano “americano”».

(cfr. http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2013/06/04/cattedra-itinerante-tata-juan-chavez-alonso/)(ndt)

Gustavo Esteva vive a Oaxaca, in Messico. I suoi libri vengono pubblicati in diversi paesi del mondo. In Italia, sono stati tradotti: «Elogio dello zapatismo», Karma edizioni: «La Comune di Oaxaca», Carta; e, proprio in questi mesi, per l’editore Asterios gli ultimi tre: «Antistasis. L’insurrezione in corso»; «Torniamo alla Tavola» e «Senza Insegnanti». In Messico Esteva scrive regolarmente per il quotidiano La Jornada ma i suoi saggi vengono pubblicati anche in molti altri paesi. In Italia collabora stabilmente con Comune-info.

Gli altri articoli di Gustavo Esteva su Comune-info li trovate qui. Questo invece è un articolo sul suo viaggio in Italia e sull’incontro con i lettori e i promotori di Comune-info: Dispersione quotidiana ribelle, il viaggio di Gustavo Esteva

Letture consigliate:

Imparare ad imparare (Gustavo Esteva)

La escuelita degli zapatisti (Subcomandante Marcos)

Altri articoli in italiano sulla esperienza della escuelita zapatista, tratti dal Comitato Chiapas «Maribel»:

Gilberto López y Rivas Appunti del corso La libertà secondo l@s zapatistas

Neil Harvey Principi e modi zapatisti

Miguel Concha La Escuelita zapatista

 

I quattro “Votán” scritti dal subcomandante Marcos e tradotti in italiano dal Comitato Maribel

Votán I:

Uno scarabeo in rete (Durito versione freeware)

Traduzione in italiano Maribel http://chiapasbg.wordpress.com/2013/07/29/votan-i/

Votán II

Le/i Guardian@

Traduzione in italiano Maribel

http://chiapasbg.wordpress.com/2013/07/31/votan-ii/

Votán III

Sezione No Faq (Quello che avreste sempre voluto sapere su le/gli zapatisti, la loro dannata scuole e le conseguenze che può avere frequentarla

http://chiapasbg.wordpress.com/2013/08/02/votan-iii/

Votán IV

Meno  7 giorni

Dove si rivela quello che il cuore zapatista ammira in altr@, si avvisa che ci sono esonerat@ e si danno consigli oziosi che nessuno osserverà

http://chiapasbg.wordpress.com/2013/08/05/votan-iv/

Link ai comunicati originali:

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/

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2 Risposte a “Sì, alla escuelita abbiamo imparato”

  1. 1 settembre 2013 at 18:02 #

    Abbiamo avuto anche noi il privilegio di partecipare al primo livello dell’escuelita zapatista e di rincontrare Gustavo Esteva che in questo articolo riassume lo spirito di giorni intensi, ricchi di emozioni e conoscenza. Portiamo con noi una “semilla” da condividere, troveremo terreni fertili dove possa crescere qualcosa di nuovo?
    Crediamo di sì. Otro mundo es posible.
    http://www.tatawelo.it

    Grazie a Comune-info ed Adele per la traduzione.

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  1. Da un luogo di dolore e di rabbia – comune | News 24 - 17 maggio 2014

    […] ovvero il governo messicano. Galeano l’avevamo conosciuto nell’agosto del 2013, all’Escuelita Zapatista. Eravamo migliaia, da tutte le parti del Messico e da tutte […]

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