La escuelita degli zapatisti

È tornato Durito, ora si fa chiamare Don Durito Punto Com. Ha spiegato al subcomandante Marcos che per il suo rientro letterario non ci poteva essere momento migliore che quello dell’apertura del corso intitolato «La libertà secondo gli zapatisti». Il corso si terrà nella escuelita che le comunità autonome delle montagne del Chiapas hanno preparato per accogliere ospiti che arriveranno da tutto il mondo. Marcos ha scritto una sorta di «manuale delle cattive maniere» in quattro puntate (lo trovate in fondo all’articolo di Hermann Bellinghausen che abbiamo messo a mo’ di introduzione), una guida pratica che serve a capire cose semplici: perché non bisogna portare regali alle famiglie presso cui si alloggerà; oppure perché, in quella strana scuola, non vi serve un curriculum, nemmeno quello di zapatista doc della prima ora. Lì, alla escuelita, invece del curriculum si guarda il cuore…

Hermann Bellinghausen 

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“Quello che manca a quel muro è… una crepa”. Il subcomandante Marcos propone agli alunni della Escuelita zapatista di dirlo di fronte al ‘muro del Prepotente’, quando faranno rientro dal corso “La libertà secondo gli zapatisti”, che si terrà la terza settimana di agosto nelle comunità autonome del Chiapas.

Nel terzo comunicato della serie “Votán” (i guardiani-e-cuore della terra e le guardiane-e-cuore della terra zapatisti), dedicato a risolvere i dubbi e le “domande frequenti”, il portavoce dell’Ezln presenta lo schermo dove chi ha dei dubbi potrà fare domande (i dubbi facciano “un elegante giro cibernetico” per eludere la vigilanza dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale gringa), e sarà introdotto nell’ultrasegreto server dei trasgressori della legge: il Zps (Zapatist Pozol http://it.wikipedia.org/wiki/Pozol Server, dalla sigla in inglese). Dopo che sullo schermo sarà apparso un molto persuasivo “Fottiti XKeyscore“, vedrete che vi sarà chiesta una password per entrare”.

Marcos avverte: “Ci sono famiglie zapatiste che non ospiteranno nessuno, ma hanno collaborato e collaborano per il cibo, il materiale, i trasporti. Partecipano tanto quanto la famiglia che vi ospita. Per queste famiglie non ci sarà un regalo perché non le vedrete? A loro non darete i vostri indirizzi nel caso un giorno venissero nella vostra geografia o perché vi chiamino o vi scrivano? Per i bambini che non conoscerete, non ci saranno dolci, abiti, giocattoli, regali?

Ci sono comunità zapatiste, per esempio, che sono sotto la minaccia costante di gruppi paramilitari. Siccome lì le condizioni di sicurezza sono precarie, non hanno potuto accogliere gli studenti della scuola, perché non potremmo prenderci cura dei/delle nostr@ invitat@ in quei luoghi. Ma quelle famiglie si sono ugualmente preparate, hanno aiutato le famiglie che vi ospiteranno, hanno costruito, spazzato, lavato, strofinato, verniciato, cucinato, raccolto legna, cooperato per il cibo che vi verrà offerto. Voi non le conoscete, né le conoscerete a scuola. Se le aggressioni dei paramilitari e della polizia aumentano, dovranno sfollare. Forse ne sarete al corrente, forse no, ma per voi non avranno nome né volto”.

Saranno invisibili, aggiunge, “come altre centinaia di migliaia” di zapatisti. “C’è chi li tiene in considerazione, anche se sono invisibili per voi e per gli altri? Sì, noi, i loro compagni e compagne. Per questo quello che si riceve da fuori, si cerca di distribuirlo equamente: si distribuisce di più e meglio a chi ne ha più bisogno.

Un’altra cosa sul tema delle donazioni. Sappiamo che là fuori domina lo stereotipo che gli indigeni sono oggetto di pena ed elemosina, che bisogna dare loro quello che avanza o dà fastidio, invece di buttarlo via. Una specie di sindrome da “Telethon” generalizzata. Il suo equivalente nella classe politica è il photoshop dell’elemosina (niente che non si possa truccare da campagna “contro la fame”… con una fotocopiatrice).

“L’aspirina della coscienza”, la chiamano gli zapatisti e le zapatiste, rivela Marcos. “Questo popolo indigeno, il popolo zapatista, non merita la vostra pena. Non ci insultate con l’elemosina”. Marcos insiste: “Non ci dovete nulla né vi si deve nulla. Dalla scuola non deriva la militanza, l’appartenenza organica, la soggezione al comando, il fanatismo. Quello che verrà dalla scuola è qualcosa che spetta solo a voi decidere… ed a voi spetta agire di conseguenza. Non vi abbiamo invitato per reclutarvi, formarvi o deformarvi, né per programmarvi o, come si direbbe ora, per ‘resettarvi’. Abbiamo aperto una porta e vi abbiamo invitato ad entrare affinché vediate com’è la nostra casa, quella che abbiamo costruito con l’aiuto di persone di tutto il mondo che, quelle sì, non ci hanno dato i loro avanzi, ma i loro sguardi e ascolti da compagni”.

Nelle montagne del Chiapas non si prendono in considerazione “ i curricula accademici né i calendari di anzianità” ma “i cuori”. Verrà gente con diverse lauree e chi non ha fatto nemmeno la scuola materna”. Pensate al meglio, propone Marcos ai possibili partecipanti, pensate che al vostro ritorno potrete raccontare, o mettere nel vostro blog o nel vostro profilo, qualcosa come:

“Mi ricordo di quando Pablo (González Casanova), Luis (Villoro), Adolfo (Gilly), Immanuel (Wallerstein), Paulina (Fernández Christlieb), Oscar (Chávez), uno che chiamavamo “el Mastuerzo”, un altro che chiamavamo “el Roco” non so perché, alcuni tipi che cantavano con nomi strani come il Comando Cucaracha, SKA-P e Louis Ling and the Bombs, ed altr@ compas i cui nomi ora non ricordo, studiavamo insieme alla scuola e ci rilassavamo durante la ricreazione, e siamo stati anche puniti per non aver fatto i compiti.

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E un giorno hanno sorpreso il Toño (Ramírez Chávez) e la Domi (la sola Domi che c’è) mentre disegnavano graffiti sulla parete che dà verso l’esterno, verso i nostri mondi, e, insieme a loro, ognuno ha preso quello che c’era e ci siamo messi tutt@ a dipingere…Ma in quel momento è arrivato il custode e siamo tutt@ scappati via. Il custode ha guardato la parete, si è allontanato ed è tornato con un secchio di pittura e un pennello. Pensavano che avrebbe cancellato quello che avevamo disegnato con tante figure e colori. Ma niente.

Non ci crederete, ma il custode ha afferrato il pennello e si è messo a passarlo sul muro. Ma la cosa strana era che il portiere aveva disegnato solo una crepa sul muro… e poi era andato via. La crepa disegnata “diventava sempre più reale, poi si è ingrandita ed è diventata più profonda. L’ultimo giorno di scuola, ci siamo messi tutti davanti alla parete a guardare ed aspettare di vedere se la crepa finiva per rompere il muro. Mentre eravamo li, è passata una compa zapatista con un passamontagna di molti colori, che molto divertita ci ha detto “Che cosa fate lì se la scuola è finita? Tornate a casa vostra!”.

Così ce ne siamo andati. Ve lo racconto affinché vediate che ho studiato. Cosa? Perché la vernice è in una bomboletta spray? No, niente; stavo solo guardando quella parete là di fronte, dove dall’altra parte vive il Prepotente. Quel muro così grande, così ben tenuto, così solido, così potente, così intimidatorio, così indistruttibile, così grigio. Ci ho pensato e mi sono detto “A quel muro manca qualcosa, manca… una crepa”.

Subcomandante Marcos

Fonte: la Jornada, traduzione per Comune: m.c.

 

I quattro “Votán” scritti da Marcos e tradotti in italiano dal Comitato Maribel

 

Votán I

Uno scarabeo in rete (Durito versione freeware)

Traduzione in italiano “Maribel” http://chiapasbg.wordpress.com/2013/07/29/votan-i/

 

Votán II

Le/i Guardian@

Traduzione in italiano “Maribel”

http://chiapasbg.wordpress.com/2013/07/31/votan-ii/

 

Votán III

Sezione No Faq (Quello che avreste sempre voluto sapere su le/gli zapatisti, la loro dannata scuole e le conseguenze che può avere frequentarla

http://chiapasbg.wordpress.com/2013/08/02/votan-iii/

 

Votán IV

Meno  7 giorni

Dove si rivela quello che il cuore zapatista ammira in altr@, si avvisa che ci sono esonerat@ e si danno consigli oziosi che nessuno osserverà

http://chiapasbg.wordpress.com/2013/08/05/votan-iv/

Link ai comunicati originali:

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/

 

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  1. Chiapas: vent’anni di resistenza e dignità | O capitano! Mio capitano!... - 24 gennaio 2014

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