Il debito della crescita

Se la decrescita propone la riduzione dei consumi di materiale, energia, ma anche riduzione della disuguaglianze e la messa in discussione della mercificazione della vita, questa agenda di cambiamento non può essere applicata per il Sud del mondo. Alcuni movimenti e ricercatori, date le disuguaglianze che caratterizzano la crisi sistemica generata dagli impatti ecologici della crescita illimitata, parlano di «debito della crescita». Bisogna insomma considerare, dice lo spagnolo Giorgio Mosangini, il debito ecologico, quello sociale e l’indebitamento finanziario. Le alternative? Le pratiche e le teorie dei movimenti del buen vivir e dell’ecofemminismo

di Giorgio Mosangini*

deuda+crecimiento

Mentre il sistema cerca di continuare ad essere alimentato da tutti i mezzi di trasporto e dagli stili di vita predatori di una minoranza, l’80 per cento della popolazione mondiale non dispone di una macchina (oppure un frigorifero, o un telefono cellulare, un computer e così via.) E La maggior parte di essa non ha mai preso un aereo.

Circa la metà della popolazione mondiale che vive di servizi ambientali e dei beni comuni offerti direttamente dalla natura (acqua, foreste, cibo, energia, medicina, ecc.), sta per essere gradualmente espulsa dalle esigenze del sistema capitalista di estendere i suoi mercati e confini di sfruttamento delle risorse.

La decrescita del Nord del mondo è dunque un presupposto per la nascita di qualsiasi alternativa nel Sud del mondo (Serge Latouche). Non è il caso nel Sud del mondo. Se la decrescita deve ridurre il consumo di materiale, energia, produzione di rifiuti, la disuguaglianza e la mercificazione della vita, questa agenda di cambiamento non si può applicare allo stesso modo per il Sud del mondo.

Date le disuguaglianze che caratterizzano la crisi sistemica generata dagli impatti ecologici della crescita illimitata e multidimensionale, occorre difendere la necessità di definire un concetto di debito della crescita.

Dalla prospettiva Nord-Sud, si propone di considerare un insieme di fenomeni che provocano la crescita del debito, cioè del  debito ecologico, del debito sociale, della cultura del debito, ma anche dell’indebitamento finanziario storico e attuale e del debito delle cure.

Le alternative proposte dalla decrescita sono anche politiche e mirano a riposizionare la cura delle persone e della natura al centro dei modelli e delle politiche aziendali, che non possono essere più basate su una logica economica e produttivista. Per questo abbiamo bisogno di nuovi paradigmi per superare l’ideologia della crescita economica, per sollevare quella che potremmo chiamare un’economia dell’affetto (Carpio), non quantificabile, sulla base della qualità degli scambi tra le persone, ma nella quale un atto «economico» si misura dalla sua capacità di di creare legami sociali e superare mercificazione.

Infine, tenuto conto delle riserve espresse circa i rischi e le limitazioni delle valutazioni monetarie, l’adeguamento strutturale globale del Nord dovrebbe anche prendere in considerazione forme di indennizzo finanziaria per compensare almeno alcuni degli aspetti più distruttivi del debito, come l’eccesso di emissioni di anidride carbonica, le passività ambientali, la contaminazione per la diffusione dei rifiuti tossici, o debiti storici e culturali.

Le risorse così ottenute, verrebbero incanalate ovviamente secondo i fini stabiliti in autonomia  dalle popolazioni del Sud globale.

 

decrecimiento_y_justicia2*Questo breve articolo, pubblicato su decrecimiento.info, è tratto dal libro «Decrescita e giustizia Nord-Sud. O come evitare che il Nord del mondo condanni l’umanità al collasso» (Decrecimiento y justicia Norte-Sur. O como evitar que el Norte Global condene a la humanidad al colapso, Icaria edizioni). Il testo propone di includere nell’orizzonte della decrescita anche il tema del debito ecologico e sociale del Nord del mondo verso il sud e suggerisce di guardare con attenzioni alle pratiche e alle teorie dei movimenti del buen vivir e dell’ecofemminismo. L’indice completo e l’introduzione in spagnolo del libro sono leggibili QUI.

(Giorgio Mosangini è nato e ha studiato in Spagna ma ha vissuto anche in Nicaragua e Cuba e collabora regolarmente con le organizzazioni della società civile di Palestina, Marocco ed El Salvador. Da anni analizza i legami tra decrescita e relazioni Nord-Sud del mondo. Ha anche scritto articoli e studi critici sui temi della cooperazione internazionale e decentrata).

 

Letture consigliate:

Il progresso (Gustavo Duch)

Uscire dall’economia (intervista a Serge Latouche)

Decrescita, dall’utopia alla necessità (Florent Marcellesi)

È il mondo di tutti, dicono le donne, cambiamolo (Veronika Bennholdt-Thomsen)

Il papa, Grillo e la decrescita (Gianluca Carmosino)

Conferenza internazionale sulla decrescita. Dossier

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