Referendum di Bologna: #SeVinceA

«Qualcuno ha detto che se vince la A 300 bambini saranno esclusi da scuola. Qualcun altro ha detto che se vince la A 1700 bambini saranno esclusi da scuola. Infine Fioroni ha rilanciato che il numero corretto è un milione di bambini esclusi da scuola. Insomma, negli ultimi giorni il Comitato ha creato un hashtag #SeVinceA. Ha scoperto che se vince la A vi saranno catastrofi, tsunami, invasioni di cavallette, via Rizzoli diventerà via Rodotà, #SeVinceA. Ha fatto notare che i cosacchi abbevereranno i loro cavalli alla fontana di Nettuno, #SeVinceA. Ha detto pure che scompariranno le lettere dell’alfabeto e #Casini diventerà #Asini, #SeVinceA. Insomma, Bagnasco si preoccuperà, #SeVinceA». 

di Christian Raimo*

“Alle elementari lo Stato mi offrì una scuola di seconda categoria. Cinque classi in un’aula sola. Un quinto della scuola cui avevo diritto. È il sistema che adoprano in America per creare le differenze tra bianchi e neri. Scuola peggiore ai poveri fin da piccini”. 

Francesca Coin

cinzia-laporta-don-milani-classe-1c-001-640x420Apriva così il testo della Scuola di Barbiana, Lettera a una Professoressa. Era il 1967. Sono passati 46 anni, e la sera del 24 Maggio la Scuola di Barbiana aprirà la Festa di chiusura della campagna referendaria del Nuovo Comitato Articolo 33 in Piazza Maggiore a Bologna. Vengono subito a mente le continuità. Ieri i poveri non potevano andare alla scuola pubblica. Oggi i poveri vanno alla scuola pubblica e i ricchi vanno alla scuola privata. Precari e i migranti mandano i loro figli alla scuola pubblica. Con le loro tasse lo stato finanzia la scuola privata. Negli anni Sessanta Don Milani scriveva che la scuola proteggeva le differenze di classe. Oggi la parola classe non esiste più ma le differenze si. Insomma, oggi come ieri la Scuola di Barbiana scende in campo a favore della scuola. E lo fa con queste parole: “a Bologna, grazie alla caparbietà di un comitato di cittadini composto da uomini e donne liberi, la cittadinanza sarà chiamata ad esprimersi su un argomento molto importante: l’utilizzo delle risorse finanziarie comunali previste secondo il vigente sistema delle convenzioni. Si tratta di esprimersi se destinare i fondi disponibili alle scuole comunali e statali oppure alle scuole private paritarie (per la stragrande maggioranza cattoliche confessionali). Don Lorenzo sosteneva che bisogna essere di parte. Noi del “Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana” siamo dalla parte della scuola pubblica comunale e statale, laica, senza secondi fini, e riteniamo che i fondi disponibili vadano interamente investiti in essa. […] Il “Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana” […] aderisce all’iniziativa ed esprime senza indecisioni la seguente indicazione di voto: “A” […].

Nelle ultime settimane si è fatto un gran parlare del Referendum. Sono state dette molte cose, cose anche complicate, come spesso accade quando si cerca di tacere le cose semplici. Forse per raccontarle si può partire da qui: il Nuovo Comitato Articolo 33 è nato dall’incapacità del sistema integrato della scuola per l’infanzia di garantire un posto a scuola a tutti i bambini di Bologna. Nel 2012, 423 bambini sono rimasti esclusi dalla scuola, e nonostante il Comune abbia improvvisato soluzioni d’emergenza 103 di loro sono rimasti a casa. Ora, per contrastare il numero crescente di bimbi esclusi dalla scuola dell’infanzia, il Nuovo Comitato Articolo 33 ha scelto di chiedere alla cittadinanza dove ritenga più idoneo allocare le risorse comunali. Previsto per Domenica 26 maggio, il quesito referendario chiede quale proposta di utilizzo sia più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini: l’opzione A dice utilizzarle per le scuole comunali e statali. L’opzione B chede di utilizzarle per le scuole paritarie private.

Attorno a queste due opzioni si sono venuti a creare due schieramenti. Da un lato ci sono le mamme e i papà, le studentesse e gli studenti, le sinistre e i movimenti, la curva del Bologna, i cattolici ispirati alla Scuola di Barbiana o quelli che, citando San Pietro, ancor credono che sia “meglio ubbidire a Dio che agli uomini”. Dall’altro ci sono PD, PDL, Curia, Lega Nord, Cei, Cl, il Ministro Carrozza, il Ministro Lupi, il Cardinal Bagnasco, e il loro avveduto condottiero è il Sindaco Merola, arbitro super partes che ha deciso di scendere attivamente in campo con la maglia della loro squadra. Se vince il B si consolida il diritto a finanziare con denaro pubblico la scuola paritaria privata, pratica questa che ha consentito di conciliare per anni gli interessi di PD, PDL e quelli della Curia, compensando le politiche di privatizzazione e taglio alla scuola pubblica con la reintroduzione della scuola confessionale come modello di formazione per tutti. Se vince il quesito A, sarà forse possibile aprire a una spirale virtuosa nella quale famiglie e studenti si riappropriano di ciò che gli spetta, la scuola pubblica e i suoi saperi ripensandone le finalità e l’organizzazione dopo anni di Invalsi e di privatizzazione.

La scuola di tutti o più scuole per tutti?

Ci sono tanti punti di ambiguità, nella campagna referendaria. La prima questione importante è che i referendari chiedono che la scuola sia di tutti: migranti, autoctoni, cattolici, musulmani, bianchi neri e gialli, maschi o femmine, Lgbtq. Invece, nel suo manifesto #VotaB non chiede “più scuola per tutti”, ma “più scuole per tutti”. La differenza, ovvero la sublime acrobazia filologica è dirimente. #VotaB, infatti, non cita mai i 103 bambini esclusi dalla scuola. Non li vede. “La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde”, scriveva Barbiana nel 1965. “I problemi della scuola li vede la mamma di Gianni, lei che non sa leggere. Li capisce chi ha in cuore un ragazzo bocciato e ha la pazienza di metter gli occhi sulle statistiche. Allora le cifre si mettono a gridare contro di voi. Dicono che di Gianni ce n’è milioni e che voi siete o stupidi o cattivi”.

Ebbene #VotaB non vede “Gianni”. Non vede i 103 bimbi esclusi. Si limita a chiedere più scuole per tutti, sostenendo l’inviolabilità del principio della libertà di scelta, non del diritto all’istruzione. Ora, la libertà di scelta è il principio cardine della teoria economica della scuola di Chicago, quella di Milton Friedman per capirci, l’idea per cui la sovranità del consumatore è principio inviolabile. #VotaB, però, evoca il principio della libertà di scelta pensando al principio di sussidiarietà, e sostiene che “una pluralità di gestori di scuole” “che insieme formano il sistema pubblico delle scuole dell’infanzia bolognesi, è sicuramente una grande risorsa per la città, oltre che espressione alta del principio di laicità”. Ebbene, su questo ha scritto limpidamente sul Corriere del 21.5 Rodotà: “distinguere finanziamenti da oneri e battezzare come pubblico un sistema in cui i privati sono parte integrante sono espedienti di cui ci si dovrebbe un pò vergognare”. Primo, perchè un servizio privato equipollente al pubblico non sostituisce né diviene il pubblico. Secondo, venendo al caso specifico, perché a Bologna 25 su 27 scuole paritarie private sono di ispirazione cattolica, e come tali è ben difficile considerarle espressione alta del principio di laicità. In altre parole #VotaB non si preoccupa dell’esclusione scolastica. Chiede più scuole per incoraggiare il privato, e in questo Mix cattolico-neoliberale fa leva sul principio della libertà di scelta per imporre la scuola confessionale come modello formativo per tutti. Bimbi esclusi, partiti contenti.

E qui vengono i problemi.

Zamagni ha più volte dichiarato che il Referendum “pone a repentaglio la possibilità di assicurare a molti bambini la frequenza della scuola dell’Infanzia”. Ma più che porre “a repentaglio la possibilità di assicurare a molti bambini la frequenza della scuola dell’Infanzia”, il Referendum nasce per risolvere questo problema.

A chi critichi la scuola confessionale come modello formativo universale, poi, Zamagni risponde che dietro alla difesa della laicità vive “l’astio nei confronti della Chiesa”. Ora, aldilà del fatto che questa risposta non nega la compiacenza verso l’eventuale estensione a tutti della scuola confessionale, essa dimentica un dibattito largo sette continenti e lungo due millenni, dall’anno Zero in qua. Non solo, ma propone la scuola confessionale come modello di formazione laico, così creando un nuovo universale piuttosto originale.

Invasioni di cavallette

#VotaB poi spiega che “con le risorse attualmente destinate alle scuole dell’infanzia paritarie a gestione privata (un milione di euro all’anno), il Comune potrebbe garantire nelle scuole gestite direttamente meno del 10% del numero di posti convenzionati”, cioè “145 posti (dato che il costo per bambino nelle scuole comunali è di 6.900 euro all’anno), contro i 1.736 posti assicurati dalle paritarie convenzionate”. Ma neanche questo è vero: per far fronte alle esigenze di tutte le famiglie servirebbe quasi esattamente la cifra che al momento viene data alle scuole private. Per eliminare le liste d’attesa servirebbero 12 nuove sezioni a un costo di 90 mila euro a sezione, come dimostra le Delibera comunale del 9 ottobre 2012. Questa cifra corrisponde a 90 mila euro per 12 sezioni, ovvero 1 milione e 80 mila euro, la cifra che viene assegnata attualmente alle scuole paritarie. Pertanto recuperando le risorse assegnate ogni anno alle scuole paritarie la scuola pubblica potrebbe accogliere tutti i bambini che hanno diritto di accedervi, senza costringerci a riesumare nel terzo millennio argomentazioni retrograde sul diritto alla laicità.

È qui che sono nate nuove strategie: il Comune ha collocato i pochi seggi a qualche chilometro dalle abitazioni; dimenticato il silenzio elettorale (e sarebbe cosa grave); i giornalisti hanno reinterpretato le iniziative del comitato referendario, sino ai gratuiti attacchi a Rodotà. I referendari sono ideologici, statalisti, marziani, è stato scritto. Qualcuno ha detto che se vince la A 300 bambini saranno esclusi da scuola. Qualcun altro ha detto che se vince la A 1700 bambini saranno esclusi da scuola. Infine Fioroni ha rilanciato che il numero corretto è un milione di bambini esclusi da scuola. Insomma, negli ultimi giorni il Comitato ha creato un hashtag #SeVinceA. Ha scoperto che se vince la A vi saranno catastrofi, tsunami, invasioni di cavallette, via Rizzoli diventerà via Rodotà, #SeVinceA. Ha fatto notare che i cosacchi abbevereranno i loro cavalli alla fontana di Nettuno, #SeVinceA. Ha detto pure che scompariranno le lettere dell’alfabeto e #Casini diventerà #Asini, #SeVinceA. Insomma, Bagnasco si preoccuperà, #SeVinceA.

E a questo punto non ci resta che augurarci che vinca la A. Che il Referendum sia come un virus, di città in città. “In Africa, in Asia, nell’America latina, nel mezzogiorno, in montagna, nei campi, perfino nelle grandi città […] Timidi come me, cretini come Sandro, svogliati come Gianni. Il meglio dell’umanità.” (Barbiana. 80)

 

*Christian Raimo, scrittore, per minimum fax ha pubblicato due raccolte di racconti: Latte (2001) e Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004). E insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006). Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli). Ha scritto per il manifesto e Liberazione ed è un redattore di «minima&moralia», dove è stato pubblicato questo articolo.

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