Un apprendimento diverso al centro

Niente voti, appprendimento individualizzato, decisioni per consenso, passeggiate ed eplorazioni al parco, pochi libri di testo, laboratori di musica e cucina, coinvolgimento dei genitori. Un’Intervista ai responsabili della scuola libertaria «La vita al centro», che ha da pochi mesi aperto a Torino.

sideboxIn che senso definite la vostra pratica libertaria?

Per tutta una serie di caratteristiche, ad esempio non abbiamo i voti e cerchiamo di limitare l’utilizzo dei libri di testo. Cerchiamo di sviluppare le nostre attività di apprendimento a seconda di quali temi suscitano maggiore interesse nei bambini. La scelta dei libri per ora l’abbiamo fatta noi, ma coi bambini scegliamo delle riviste.. Le scegliamo insieme.

In realtà di libri di testo veri e propri noi ne abbiamo tantissimi e con molte prospettive diverse. Per l’apprendimento della lingua, degli esperimenti scientifici e per l’osservazione dell’ambiente però non li usiamo perché quello che facciamo va molto oltre gli spunti che questi danno. Invece usiamo un libro di matematica diverso per ogni bambino (in riferimento alla prima elementare). L’apprendimento è quindi completamente individualizzato e tiene conto del ritmo dei bambini.

La mattina chiacchieriamo tutti un po’. Se qualcuno vuole può parlare di qualcosa, raccontarci un sogno… e dopo da lì gli spunti nascono anche per il lavoro. In più andiamo su internet quando troviamo delle cose nell’ambiente che suscitano la nostra curiosità: per esempio una volta abbiamo trovato uno scheletro di rana al parco. L’abbiamo preso e abbiamo fatto ipotesi su come fosse finito lì. Dopodiché siamo andati a cercare su internet per scoprire che cos’era. Cose di questo tipo. Per noi internet è un ulteriore libro di testo. Anche per i bambini.

Sul vostro sito parlate di “istituzioni di democrazia partecipata”. Che cosa intendete esattamente?

Per esempio molte cose le decidiamo insieme con i bambini. Cerchiamo di non arrivare alla votazione, perché ci piace molto di più arrivare a un consenso. Quindi ragioniamo su varie modalità. Cerchiamo di arrivare al consenso, che per noi è la cosa migliore. A volte si vota: il nostro voto vale uno, quello dei bambini vale 1, quindi noi siamo ininfluenti sui bambini.

Questo è un problema tipico nelle scuole libertarie: i bambini sono la maggioranza quindi…

… vincono sempre i bambini.

Per quanto riguarda invece la prima elementare, immagino ci siano vincoli istituzionali più stringenti, come programmi ministeriali da seguire, come…

Eh sì, ci sono i programmi! Ma i bambini apprendono a una velocità pazzesca oggi, e poi in questa modalità apprendono più velocemente. Io ho insegnato per 23 anni nella scuola statale, quindi vedo bene la differenza. Qui è un privilegio, anche perché per ora abbiamo solo 5 bambini. Siamo due educatrici e ora sta entrando il terzo.

Una critica piuttosto diffusa quando si parla di scuole libertarie è che ai bambini non piace la matematica. Quindi in questo caso la si dovrebbe imporre?

In realtà i nostri ne vanno pazzi! Ho visto scene di bambini che pregavano “maestra, facci fare la matematica!”

Va bene, non dev’essere necessariamente la matematica. Se a un bambino non piace una qualsiasi materia e si rifiuta di farla, come vi comportate?

E’ chiaro che ogni scuola libertaria deve tenere conto delle leggi del paese in cui si muove. Noi abbiamo visto che ad esempio la Kapriole [con sede a Friburgo ndr] non ha questo vincolo perché non ci sono dei punti di arrivo così specifici come ci sono in Italia. Per la matematica noi riteniamo si debba dare ai bambini una motivazione per farla, quindi mostriamo loro degli esempi reali del suo utilizzo; per esempio l’altro giorno siamo andati tutti insieme al supermercato, e una volta arrivati abbiamo fatto un’ipotesi: “secondo voi quanto spenderemo? Questa è la lista…”. Ognuno ha detto la sua e non ci ha azzeccato nessuno, perché era molto più alta la cifra! E poi mentre eravamo lì a pagare un bambino ha detto: ”posso andare a vedere quante casse ci sono?”. “Ce ne sono trentasette”. E allora: “quante casse sono piene?”. Un altro è andato a vedere quante casse erano vuote, e così è avvenuta una sottrazione, no? Ecco, la matematica deve nascere da lì, allora diventa motivante anche per i bambini.

Il collegamento fra studio e realtà nelle scuole tradizionali tende a essere molto fievole. Voi svolgete molte attività pratiche per diminuire questa distanza. Ce ne volete parlare?

Prendiamo la questione del rapporto con la natura: come si crea un legame con la natura? Solo vivendo nella natura, e questo noi cerchiamo di farlo il più possibile. Usciamo quasi tutti i giorni: andiamo al parco, facciamo esplorazioni, guardiamo le cose con la lente. Poi abbiamo le piante a scuola, che loro hanno travasato, compriamo la terra (se ne occupano i bambini), facciamo falegnameria… diciamo che le mani le usiamo. Poi facciamo musica, cucina, abbiamo vari laboratori. E i bambini si dimostrano molto capaci nel fare con le mani. Sono abituati ad avere un progetto e poterlo realizzare e quindi non lasciano praticamente mai una cosa a metà, perché è una cosa loro. E così anche nell’apprendimento: se una cosa è loro, se è una cosa che loro sentono vicina, di solito la motivazione non si abbassa praticamente mai.

Proporre un modello di scuola libertaria ai bambini pone un importante dilemma etico, difficilmente eludibile: è naturale chiedersi se per i bambini sia meglio o peggio avere una qualche autorità che li guidi più o meno coercitivamente nei loro dubbi ed incertezze, se la libertà valga il prezzo dello stress del non sapere cosa “dovere” essere o diventare. In altre parole, un bambino libero non rischia anche di essere un bambino paralizzato dai dubbi che genera l’assenza di modelli di riferimento forti?

La questione dei limiti è fondamentale, non solo per i bambini. La scelta di per sé comporta dei limiti. In questo senso i limiti sono necessari: i bambini non possono decidere tutto. Noi stiamo facendo un percorso verso la democrazia, però non decidono tutto loro. Anche perché i bambini a cinque o sei anni non sono così motivati alla democrazia. Quando votano, votano perché l’ha detto il compagno preferito.

Dobbiamo muoverci in rapporto al contesto in cui siamo, perché se ci muoviamo staccati dalla realtà non ci troviamo più neanche noi… ci perdiamo. Inoltre, viviamo in una realtà, l’Italia, che ha delle istituzioni e delle leggi di un certo tipo, il che impedisce di adottare scelte più radicali.

Cosa ci potete dire del rapporto dei bambini con voi insegnanti?

Per noi è molto più difficile gestire i bambini in un contesto più libero, piuttosto che col metodo tradizionale: “state tutti seduti ecc.”. Ogni giorno devi pensare a qualcosa di diverso. Per questo curiamo molto la relazione fra noi insegnanti. È molto faticoso mentalmente e fisicamente, di conseguenza una buona relazione fra di noi è essenziale. Il clima di affettività è però dilagante, fra di noi e con i bambini. I bambini sono felici [una mamma/insegnante mi racconta di sua figlia e di come si sia trovata meglio che nella materna statale. Mi dice che “non tornerebbe mai indietro” ndFT].

I genitori inoltre sono molto partecipi, organizzano eventi e aiutano in vari modi. Poi ci si trova periodicamente per fare riunioni, per risolvere problemi, anche con i bambini… si affrontano insieme i problemi, c’è molta partecipazione. L’altro giorno il campanello non funzionava e un papà l’ha riparato, ognuno fa la sua parte. Le mamme organizzano delle giornate dove ci si incontra tutti insieme, loro cucinano e si cerca di raccogliere anche dei fondi per finanziare le quote agevolate. Per questi eventi le mamme fanno anche i volantini. Non lo fanno per farci un favore, o perché noi lo chiediamo, lo fanno perché sentono che è una cosa anche loro questa scuola. Una piccola comunità.

Per concludere un paio di domande sulle questioni tecniche. Dal punto di vista legale come vi ponete? Le vostre rette di iscrizione sono sostenibili per le famiglie?

Per quanto riguarda la prima domanda, noi facciamo istruzione parentale: la nostra è un’associazione di genitori ed educatori, quindi i genitori hanno il progetto della scuola e lo sottoscrivono.

La seconda questione è più complessa. Abbiamo dei costi e dobbiamo rientrare con le spese. Tuttavia i genitori hanno la possibilità di risparmiare sulla quota di iscrizione collaborando alle attività della scuola. Un papà viene a fare inglese una volta alla settimana e due maestre sono anche genitori. Ci sono scambi di questo tipo. Il nostro obiettivo è che questa un giorno diventi veramente una scuola per tutti, così da potere accogliere anche i bambini le cui famiglie non possono permettersi di pagare. Però adesso ancora non è possibile.

Avete delle relazioni con la rete italiana delle scuole libertarie o con l’Eudec?

Stiamo cercando di associarci. E’ un anno che abbiamo chiesto di entrare nella rete italiana. Per ora non abbiamo ancora avuto una risposta definitiva. Adesso dovrebbe venire qualcuno a vedere la scuola.

Grazie mille per il tempo che ci avete concesso.

Grazie a te.

 

Fonte: decrescita.com

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