La nuova resistenza andina

Mentre la finanza mondiale e le borse europee annaspano in una crisi che non possiamo più paragonare nemmeno a quella del 1929, gli investimenti planetari nel settore minerario sono cresciuti del 44 per cento nel 2010 e del 50 nel 2011. La maggior parte, un quarto del totale mondiale, finisce in America latina, particolarmente in Cile e Perù. Un quinto della terra peruviana è già stato concesso alle imprese minerarie transnazionali. Per estrarre l’argento, il litio, il rame, l’oro, le imprese avvelenano con il cianuro l’acqua delle lagune andine e si sono già impadronite della metà della terra dei contadini quechua. Sono i comuneros indigeni di Rulli di tamburo per Rancas e degli altri grandi romanzi epici di Manuel Scorza. Questo reportage racconta come stanno inventando forme inedite di resistenza e una nuova cultura politica

di Raúl Zibechi

10290280-essayUn ettaro di territorio peruviano ogni cinque è stato consegnato alle imprese minerarie multinazionali. Lo stesso è accaduto con la metà delle terre della comunità contadina e indigena della sierra (la catena montuosa, ndt) andina. La gente comune e la natura sono le più colpite dalla voracità delle grandi imprese che accumulano oro, argento e rame sull’altare della speculazione. Quando la gente si mobilita, la forma dell’azione sociale mostra cambiamenti di fondo.

«Siamo stati schiacciati da 20 anni di guerra interna», dice Hugo Blanco, anziano dirigente contadino quecha e protagonista della lotta per il recupero delle terre a Cuzco negli anni Sessanta. Adesso si mostra ottimista: “il conflitto di Conga, prima, e ora quello di Kañaris, ci fanno vedere che la lotta sociale avanza, sebbene su altri percorsi, attraverso i gruppi locali. Questi gruppi oggi sono più rappresentativi delle lotte reali che non le vecchie centrali (sindacali, ndt), che invece sono a terra[1].

Il Perú è un paese minerario. Dall’epoca coloniale lo sfruttamento delle miniere riconfigurò la mappa sociale e politica dei popoli nativi che abitavano la regione andina. Negli ultimi decenni, il riflesso della questione mineraria è arrivato anche nelle arti e nella letteratura, la sua impronta è stata particolarmente intensa tra i contadini, come si vede nei romanzi di Manuel Scorza, uno dei più prestigiosi scrittori peruviani[2]. Malgrado ciò, la lotta contro le miniere non ha occupato un posto importante nell’immaginario peruviano.

Negli ultimi anni, tuttavia, si registra una svolta importante. Il 2012 è stato l’anno di maggior conflittualità sociale. Come segnala l’Observatorio de Conflictos Mineros en el Perú, l’intensità dei conflitti si riflette nella polarizzazione che essi producono e nella loro capacità di modificare l’agenda. I conflitti sulle miniere hanno provocato due cambiamenti nella compagine governativa di Ollanta Humala: uno nel dicembre del 2011 (appena sei mesi dopo l’insediamento del governo) e l’altro nel luglio del 2012, al raggiungimento del primo anno della conquista della poltrona di Pizarro.

“Dieci anni fa era impensabile che il conflitto di una zona periferica del paese arrivasse nelle prime pagine dei principali quotidiani e vi rimanesse per settimane in quasi tutti i media”, segnala l’Osservatorio[3]. La principale novità è tuttavia che «i conflitti sociali legati alle miniere si sono trasformati in conflitti politici di rilievo». Perfino l’agenzia di rating Moody’s ha segnalato che il modo con cui il governo affronta il conflitto per Conga può essere determinante per gli interessi del settore minerario.

Comprendere l’importanza della lotta contro le miniere significa affrontarne tre aspetti: Le megaindustrie minerarie come una delle principali forme di accumulazione del capitale transnazionale in Perù; la resistenza contadina di carattere comunitario e pertanto territoriale che si collega con cinque secoli di resistenza indigena; e le forme non centralizzate di coordinamento, cioè le nuove culture di azione politica.

Il Perú nell’occhio del ciclone del colonialismo minerario

A novembre all’industria estrattiva erano stati concessi 24 milioni di ettari, circa il 19 per cento della superficie totale del paese. L’area delle concessioni minerarie interessa principalmente le comunità contadine della Sierra e della Costa del centro e del nord del paese, dove quasi la metà del territorio è stato concesso alle imprese minerarie[4].

In effetti, il 49,6 per cento delle terre delle comunità contadine è oggetto di concessioni minerarie. Quasi la metà della regione idrografica del Pacifico (il 47 per cento) è stata concessa all’attività mineraria, lì vive il 65 per cento della popolazione che però può contare solo sull’1,8 per cento del volume di acqua del paese[5]. Per questo i discorsi ufficiali secondo i quali l’attività mineraria porterebbe benefici al paese sono rifiutati nettamente dai comuneros che soffrono per la perdita delle loro terre e dell’accesso all’acqua.

Una recente ricerca del Metals Economic Group segnala che la caduta del mercato delle azioni nel mondo favorisce gli investimenti nel settore minerario che sono cresciuti del 44 per cento nel 2010 e del 50 per cento nel 2011, dopo una forte contrazione nel 2009[6]. La regione latinoamericana è la prima destinazione degli investimenti minerari, con il 25 per cento del totale. I paesi che si distinguono sono Cile, Perù, Brasile, Colombia, Messico ed Argentina. Nel 2003, appena il 10 per cento degli investimenti minerari del mondo si dirigeva verso l’America latina.

Il Perù è con il Cile la prima destinazione degli investimenti minerari della regione. Nel 2010, l’America Latina produceva il 51 per cento dell’argento del mondo, la metà del litio, il 45 per cento del rame, il 27 del molibdeno, il 25 dello stagno, il 23 dello zinco e della bauxite, il 19 dell’oro e il 18 del ferro[7]. Fino al 2020, il settore minerario riceverà 300 miliardi di dollari di investimenti.

C’è un balzo significativo nella capacità peruviana di attrarre investimenti stranieri diretti. Nel 2012 sono entrati nel paese 11 miliardi di dollari, il 34 per cento in più rispetto al 2011, di fronte a un ingresso medio di 1,6 miliardi tra il 2000 e il 2005[8]. Il problema è che l’industria mineraria e quella degli idrocarburi costituiscono la maggior parte degli investimenti. Più o meno i due terzi di questi investimenti riguardano il settore delle risorse naturali e appena l’8,7 per cento l’industria manifatturiera.

Questo tipo di investimenti consolidano la dipendenza dallo sfruttamento e dall’esportazione delle risorse naturali. Il giornalista peruviano Raúl Wiener sostiene che il 30 per cento delle entrate fiscali del suo paese traggono origine nell’industria minerara e che “la sola forma, più o meno rapida, di incrementare questi fondi nel breve periodo e portare avanti i programmi sociali che tutti candidati politici promettono per vincere le elezioni, è fare ancor più investimenti nel settore minerario, per questo lottare contro questo settore vuol dire fare harakiri”[9].

Il Perú è ormai il quinto paese nel mondo per quel che riguarda la crescita delle esportazioni, che sono passate dai 7,6 miliardi di dollari del 2002 ai 45,7 miliardi del 2011. Circa il 60 per cento di queste esportazioni riguarda il settore minerario, il 10 per cento il petrolio e il gas, cioè prodotti che si esportano senza lavorazione[10]. Il Perù è il principale esportatore di oro, zinco, piombo e stagno in America Latina, il secondo per l’argento e il rame. Secondo le proiezioni effettuate, nei prossimi anni il trend degli investimenti e delle esportazioni centrate sul settore minerario continuerà a crescere. Tra il 2006 e il 2010, secondo l’Osservatorio sui conflitti minerari, le concessioni minerarie sono raddoppiate.

La resistenza nelle Ande

Durante la seconda metà del 2011 e per buona parte del 2012 il conflitto minerario e sociale del paese si è verificato nella regione di Cajamarca, nel nord del paese, a causa dell’opposizione di massa della popolazione al progetto Conga per lo sfruttamento di oro e argento. Il progetto è dell’impresa Yanacocha, una proprietà della statunitense Newmont Mining Corporation. L’impresa sfrutta da oltre vent’anni un altro giacimento di oro, il secondo nel mondo, situato 50 km a nord della città di Cajamarca, a oltre 3400 metri di altezza.

Negli ultimi anni, Yanacocha ha visto calare la produzione in seguito all’esaurimento delle riserve. Da lì nasce la necessità del progetto Conga, un’alternativa per l’impresa. La popolazione, tuttavia, già conosce Yanacocha e si è mobilitata in difesa dell’acqua da diversi anni. Il problema principale è che l’attività mineraria, che comporta l’uso di cianuro e mercurio, danneggia le lagune poste ad elevate altitudini dalle quali traggono l’acqua le comunità contadine e le città.

A novembre e dicembre del 2011, la resistenza della gente di Cajamarca[11] si è conclusa con la dichiarazione dello stato di emergenza e la militarizzazione di diverse province. A questo ha fatto seguito un rimpasto del governo con l’uscita di buona parte dei ministri più progressisti. Nel distretto di Bambamarca, uno dei più danneggiati dal progetto Conga, la popolazione ha impedito che i soldati potessero fare la cerimonia di saluto alla bandiera e a Celendin, epicentro del conflitto, i soldati sono stati cacciati dalla piazza dalla gente[12]. Le rondas campesinas (ronde contadine, ndt) avevano acciuffato dei soldati che cercavano di far prostituire delle minorenni.

Nel 2012 si sono registrati 167 conflitti attivi, 123 dei quali sono stati definiti dalla Defensoria de Pueblo (un organo istituzionale di garanzia dei cittadini, ndt) «socioambientali», soltanto sette sono invece «di lavoro». I contadini stanno rimanendo senza terra né acqua e reagiscono con tutta la forza che possiedono, mobilitando le proprie comunità. Una ricerca rivla che a Cajamarca il 78 per cento della popolazione è contrario al progetto Conga. Sebbene l’epicentro della resistenza sia proprio Cajamarca, e più recentemente Kañaris (Lambayeque), i conflitti minerari investono tutto il paese.

Guardando le cose più da vicino, si nota che la popolazione ha messo in gioco una varietà di risorse stupefacente. Ha creato fronti di difesa provinciali e locali, ha realizzato consulte municipali e provinciali, e poi cortei, scioperi regionali, blocchi stradali. Una delle attività più importanti è quella che realizzano le ronde contadine, organizzazioni di autodifesa della comunità nate negli anni Settanta a Cajamarca e Piura per contrastare i furti di bestiame[13].

I ronderos di Cajamarca, Bambamarca e Celendín, le tre province più vicine alla miniera di Conga, si sono accampati in massa nelle vicinanze delle lagune minacciate dal progetto minerario per vigilare e impedire qualsiasi lavoro dell’impresa nella zona. La mobilitazione è cominciata in novembre è ha preso il nome di guardianes de las lagunas.

L’accampamento di Celendín è stato distrutto dalle forze di polizia, per questo il Comando Unitario de Lucha de Cajamarca ha deciso di «costruire due case per le rondas campesinas con il lavoro di squadra affinché i ronderos e i visitatori possano pernottare e rimanere pronti alla lotta»[14].

A questa lotta per il controllo del territorio il governo risponde con la militarizzazione della regione, mentre Yanacocha chiude le strade ai contadini. Le comunità hanno messo cartelli su tutte le strade e in tutte le frazioni rurali, c’è scritto «Territorio rondero libero dalle miniere», segue il nome del luogo. Una pratica simile a quella che mettono in atto le basi zapatiste del Chiapas per riaffermare il controllo dei propri spazi.

La proclamazione dello stato d’emergenza e la militarizzazione di diverse province ha provocato 17 morti tra il dicembre del 2011 e il settembre del 2012, secondo l’Asociación Pro Derechos Humanos (Aprodeh). Cinque abitanti delle comunità sono stati uccisi nel luglio del 2012 a Celendín e Bambamarca, tre a causa del tentativo di chiudere la piccola miniera informale a Madre de Dios (alla frontiera con Brasile e Bolivia), due a Espinar (Cuzco) mentre facevano resistenza all’impresa mineraria XStrata, uno mentre affrontava l’impresa Barrick ad Ancash.

Il governo di Ollanta Humala applica il decreto 1095 emesso dal precedente governo di Alan Garcia che autorizza l’intervento delle forze armate nel controllo dell’ordine interno e qualifica quelli che protestano come «gruppi ostili». Le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze della repressione sono invece giudicate nei tribunali militari[15].

Nuove forme di organizzazione e di azione

cajamarca-y-celedin-peruNegli ultimi due mesi, nella provincia settentrionale di Lambayeque si è verificato un nuovo conflitto. I contadini lo spiegano in un modo molto semplice che rivela la loro visione del mondo: «La ragione della nostra resistenza indigena è l’intromissione e l’invasione del nostro territorio ancestrale da parte dell’impresa mineraria Candente Copper Corporatión-Cañariaco»[16].

Per affermarsi di fronte all’opinione pubblica, i contadini hanno realizzato una consultazione nella comunità il 30 settembre. Il 95 per cento della popolazione si è pronunciato contro la miniera. Il 20 di gennaio hanno fatto uno sciopero regionale e il 25 la polizia ha ferito 24 agricoltori durante un blocco stradale per evitare che l’impresa canadese Candente Copper continui a portare avanti il suo progetto di sfruttamento di tre giacimenti di rame.

Un paragrafo del Manifiesto del 5 febbraio rivela l’abisso che corre tra lo Stato e la comunità: «Esigiamo, come condizione per il dialogo, il ritiro immediato delle forze di polizia dai nostri territori, dato che, secondo il nostro diritto tradizionale, la sicurezza della comunità è garantita dalle ronde contadine e non c’è alcuna necessità della presenza di un grande contingente di polizia fortemente armata nella zona»[17].

Poi, i comuneros aggiungono: «Siamo autorità originarie, della comunità e delle ronde. Non siamo disposti a rinunciare ai nostri principi e ai nostri diritti come popoli. Non permettiamo la subordinazione al colonialismo che rompe la struttura autentica e naturale dei popoli originari».

Numerosi analisti e osservatori sostengono, tuttavia, che in Perù non esistano movimenti sociali e considerano il movimento contro le imprese minerarie frammentato e incapace di articolarsi al suo interno. Il ricercatore e attivista Raphael Hoetmer afferma: «I movimenti del Perù non sono centralizzati e articolati in organizzazioni rappresentative nazionali e solide, inoltre hanno un carattere frammentato». [18].

Nello stesso lavoro in cui polemizza con coloro che assicurano che in Perù non ci sono movimenti sociali, Hoetmer constata «una situazione in cui i popoli non hanno bisogno delle organizzazioni nazionali per mobilitarsi, però a volte sorgono difficoltà per articolare le diverse agende locali tra loro e con le agende nazionali»[19]. Di fatto, le grandi organizzazioni non giocano alcun ruolo nella lotta contro le miniere.

Più avanti, Hoetmer segnala che le lotte ottengono vittorie ma esse non si traducono nella creazione di organizzazioni potenti. «Ci sono grandi difficoltà per trasformare queste vittorie in organizzazioni più forti»[20]. In effetti, prende atto che esistono grandi lotte che non sono più dirette dalle poderose organizzazioni sociali di una volta, come la Cgtp, la Ccp o la più recente Conacami[21].

È a questo punto che sembra necessario cambiare il modo di guardare le cose. Hugo Blanco, che ha vissuto il periodo delle grandi organizzazioni, a partire dalla Ccp, e oggi accompagna i movimenti di Cajamarca, è molto chiaro. A suo parere si tratta di coordinare le lotte e forse di andare avanti «verso una democratizzazione sempre maggiore del movimento. Deve essere la collettività a comandare e non i dirigenti. Non bisogna deviare l’attività, inoltre, verso le campagne elettorali»[22].

In poche parole, il vecchio dirigente quechua affronta tre temi chiave: coordinare le lotte senza creare apparati burocratici. Deve decidere la gente (quello che gli zapatisti chiamano «mandar obedeciendo» (comandare obbedendo, ndt) e bisogna evitare le tentazioni elettorali che distorcono le lotte incrostandole sulla istituzionalità dello Stato. Sebbene non lo dica così, Hugo Blanco sta parlando di una nuova cultura politica. La vecchia ha già mostrato i suoi limiti.

 

Traduzione per Comune-info m.c.

Questo articolo è stato scritto anche per il Programma Cip Americas

 

Raúl Zibechi, scrittore e giornalista uruguayano dalla parte delle società in movimento è redattore del settimanale Brecha e collabora con diverse altre testate, tra le quali Comune-info. I suoi articoli vengono pubblicati con puntualità in molti e diversi paesi del mondo. In Italia ha collaborato per dieci anni con Carta e ha pubblicato diversi libri: Il paradosso zapatista. La guerriglia antimilitarista nel Chiapas, Eleuthera; Genealogia della rivolta. Argentina. La società in movimento, Luca Sossella Editore; Disperdere il potere. Le comunità aymara oltre lo Stato boliviano, Carta. Territori in resistenza. Periferia urbana in America latina, Nova Delphi. Il suo ultimo volume è uscito per ora in Messico, Cile e Colombia ed è intitolato Brasil potencia.

 

Risorse

Raúl Zibechi, Intervista a Hugo Blanco, Lima, 22 febbraio 2013.

Central Única Nacional de Rondas Campesinas: http://cunarcperu.org

Cooperaccion: http://www.cooperaccion.org.pe/

Hugo Blanco, «Acqua sí, Miniere no», Cusco, 2012.

Lucha Indígena, Cusco. Mensile diretto da Hugo Blanco.

Metals Economics Group, «Tendenze dell’esplorazione mondiale 2012», Halifax, 2013.

Observatorio de Conflictos Mineros en el Perú, «11º. Rapporto Semestrale», Lima, dicembre 2012.

Raphael Hoetmer, «I movimenti del Perú: Nove ipotesi sul conflitto e il movimento sociale e un’affermazione epistemologica», in Crisi e movimenti sociali nella Nostra América, Programma Democrazia e Trasformazióne Globale, Lima, 2012.

Servindi (comunicazione interculturale): www.servindi.org

Studio: Tipi di rondas campesinas nel Perú

Alan Ele, “Donna Invisibile: storia di una visita alla famiglia Chaupe, Celendín” Libero blog,

 

 

Note

[1] Intervista a Hugo Blanco.

[2] In particolare si possono consultare i suoi 5 romanzi epici sulla lotta dei contadini andini per recuperare le loro terre: Rulli di tamburo per Rancas (1970), Storia di Garabombo l’invisibile (1972), Il cavaliere insonne (1977), Il cantare di Agapito Robles (1977), La vampata (1979)

[3] Observatorio de Conflictos Mineros en el Perú, ob cit, p. 28.

[4] Idem, p. 32.

[5] Idem, p. 30.

[6] Metals Economics Group, «Tendenze dell’esplorazione mondiale 2012».

[7] Reuters, 16 aprile 2012.

[8] Global Investment Trends Monitor, UNCTAD, No. 11, 23 gennaio 2013, p. 6.

[9] La Primera, 12 aprile 2012.

[10] Ministero del Commercio Estero e del Turismo, “Riassunto delle Esportazioni 2011”, in http://www.mincetur.gob.pe/newweb/Portals/0/documentos/comercio/CuadrosResumen_Exportaciones_2011.pdf

[11] Cajamarca è il nome un dipartimento ma è anche quello di una delle 12 province del dipartimento e della città capitale del dipartimento stesso.

[12] Lucha Indígena, giugno 2012.

[13] Si stima che esistano tra 200 mila e 250 mila ronderos in tutto il Perù. Sono raggruppati in 8 mila comitati di ronda. A Cajamarca, culla delle ronde contadine, si contano 100 mila ronderos attivi. Ver http://cunarcperu.org

[14] Comando Unitario de Lucha-Cajamarca, 1 febbraio 2013.

[15] APRODEH, «Non un morto in più», volantino, Lima, settembre 2012.

[16] Manifiesto de las comunidades y rondas campesinas de cañaris, incawasi y salas: pueblos originarios en defensa del agua y la vida, 5 febbraio 2013.

[17] Idem.

[18] Raphael Hoetmer, ob cit, p. 230.

[19] Idem.

[20] Idem, p. 236.

[21] Confederación General de Trabajadores del Perú, Confederación Campesina del Perú y Confederación Nacional de Comunidades del Perú Afectadas por la Minería.

[22] Lucha Indígena, marzo 2013, p. 8.

 

Leggi anche:

La guerra mineraria delle Ande peruviane di Raul Zibechi (in spagnolo)

 

Guarda

Lima, capitale del Perù. Il video di una manifestazione contro lo stato d’emergenza e il progetto minerario Conga di Cajamarca repressa dalla polizia

Acqua sì, oro no. Il gruppo Tinkari canta la protesta contro le multinazionali accompagnato dalle immagini dei comuneros e delle lagune andine che le imprese minerarie stanno contaminando

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