La crisi siamo noi

 

Dobbiamo lavorare più velocemente, dobbiamo fare tutto più velocemente. Soltanto così riusciremo a produrre più profitto per il capitale. Oppure possiamo dire che ci sono cose più importanti nella nostra vita, possiamo mettere una barriera alla velocità che ci impone. È questa la crisi del capitale. Il nostro rifiuto si esprime in molte forme. Non solo nelle grandi proteste ma anche nelle piccole crepe in cui cerchiamo di vivere in un altro modo. Possiamo ribellarci ma fino a quando accetteremo il dominio del denaro, il capitale proverà a riappropriarsi della nostra ribellione. Come possiamo rompere quel dominio? È questa la vera sfida della crisi del mondo contemporaneo. Non abbiamo risposte ma dobbiamo continuare a cercare (traduzione e montaggio di Paola Mele & InsOrto Rimini).

 

 

 

 

 

 

Ecco la video-intervista a John Holloway (sottotitoli in italiano).

Leggi anche:

Mettiamo in comune John Holloway 

http://comune-info.net/2013/11/mettiamo-comune

Cambiamo grammatica. Intervista a John Holloway

L’ultima grande crisi del capitale si risolse con la Seconda guerra mondiale e con il massacro di 50 miilioni di persone. John Holloway pensa che il rischio di una nuova ecatombe sia reale ma che la crisi è anche un’espressione dell’incapacità da parte del capitale di sottomettere il nostro fare alla sua logica. Possiamo aprire crepe nel tessuto della sua dominazione

Senza dominio  [Marco Calabria]

«Un tempo si pensava fosse sufficiente pretendere di dominare la terra e i fiumi, gli oceani e le montagne, e poi le donne, i sottomessi, i sottoposti, i servi, gli operai, gli animali e ogni altra specie vivente, la materia. Oggi il virus del dominio si espande attraverso territori e linguaggi evoluti ed è in […]

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4 Risposte a “La crisi siamo noi”

  1. Paola Greco
    15 marzo 2013 at 11:41 #

    “We are proud” significa siamo fieri, NON siamo colpevoli.

    Favoloso lapsus freudiano del traduttore, che la pecora rincorre.

    Come un fantasma o un demone.

  2. Alice
    16 marzo 2013 at 10:11 #

    Nemmeno io mi siento colpevole! Tutto questo é colpa dei diregulazionisti ossea del diritto politico.

  3. Comune-info
    16 marzo 2013 at 18:00 #

    Essere «colpevoli» della crisi di un sistema ingiusto e violento che distrugge l’umanità, è OVVIAMENTE una cosa di cui essere fieri. I compagni di InsOrto di Rimini, che hanno realizzato questa intervista, bella e importante, forse non hanno scelto l’aggettivo migliore. Noi possiamo solo dire loro: bravi e grazie infinite. Modificare i sottotitoli di un filmato che non abbiamo realizzato noi è impossibile. Il senso dell’affermazione di Holloway, francamente, ci pare chiarissimo. Grazie, comunque, per la precisazione.

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  1. Tempi di rivoluzione | A Sud ONLUS - 17 aprile 2013

    […] comuni, cioè ribelli, irregolari, scomodi, sognatori». Una bomba teorica, come ha osservato John Holloway. Una bomba che non solo si lascia alle spalle il principio leninista ma esige che si guardi in […]

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