Occupanti uniti d’America

Ci sono molte ragioni per firmare la petizione Sosteniamo il Cinema America di Roma. Il collettivo di studenti e studentesse (foto) che lo ha occupato e trasformato in un luogo culturale si oppone alla demolizione, progettata dalla proprietà per trasformarlo in venti mini-appartamenti

Claudia Tombini

L’Italia vive da anni più di una contraddizione profonda. Paese degli architetti, con la concentrazione più alta al mondo – uno su circa 480 abitanti rispetto a una media mondiale di uno su 3.750 e una europea di uno su 1.550 (esclusa l’Italia stessa) – ma con l’architettura costantemente sottovalutata, se non maltrattata come nel caso romano del Cinema America di Angelo Di Castro.

Ormai abbandonato da tredici anni, il Cinema America, rischia oggi la demolizione grazie a un progetto della proprietà per venti mini appartamenti. I dati di Legambiente per Roma, in attesa di quelli definitivi dell’ultimo censimento, ci parlano però di oltre 250 mila appartamenti vuoti, 53 mila invenduti. Ma si continua a costruire, a riempire vuoti preziosi per la città, come se le case non fossero sufficienti.

Il Cinema America non è un vuoto, ma è un pieno. Un bellissimo pieno, capace di accogliere insieme (e comodamente sedute!) ben 750 persone. È il «cinema»: quello del nostro immaginario collettivo. Laddove la memoria di una città si esprime al meglio, arte per l’arte, il tutto per la propria città.

Tornando all’architettura, Walter Benjamin, ne L’Arte nell’epoca della riproducibilità tecnica, ci insegna che questa si differenzia dalle altre arti per la sua capacità di essere fruita in massa in duplice modo: attraverso la percezione e l’uso.

Per chi oggi se ne fosse scordato un collettivo di studenti, universitari e medi, è pronto a ricordarglielo: dal 13 novembre, grazie alla loro occupazione, lo spazio del Cinema America è tornato a vivere. Grazie e ad una fitta programmazione culturale, si restituisce questo valore aggiunto, proprio dell’architettura, a un luogo vittima dell’abbandono. Ecco allora l’intervento del mondo dell’architettura che si affianca a quello del cinema e della cittadinanza tutta.

E mentre le sale cinematografiche soffrono, il Cinema America, la sera del 30 gennaio per la proiezione di Boris, e incontro con gli autori, registra addirittura il tutto esaurito, ovvero posti in piedi. Non resta allora che interrogarsi sul perché e sul come la cultura in questo paese stenti a campare, quando, laddove autogestita, si manifesta invece al meglio delle proprie potenzialità.

Come scrive una delle persone che ha firmato l’appello Sosteniamo il Cinema America, questo spazio è parte della storia della città di Roma, parte della storia del cinema, parte della storia dell’architettura. L’appello promosso da architetti, attori, registi, associazioni e singoli cittadini, conferma che «non si abitano i luoghi ma le relazioni» (Franco La Cecla) e il Cinema America, per fortuna, questo lo sa bene.

 

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