Fuga dall’università e nuovi stili di vita

I nuovi dati del Censis disegnano un quadro devastante: negli ultimi due anni calano le iscrizioni all’università, soprattutto nelle facoltà umanistiche, mentre il mercato privilegia la formazione degli istituti tecnici. Qualche buona notizia arriva solo dalla diffusione di nuovi stili di vita, più autoproduzione e mobilità no oil

Un terremoto sociale diffuso, sottovalutato, profondo. L’ultima fotografia del Censis merita molte attenzioni sotto almeno due punti di vista. Il primo lo segnala bene Unicommon.org che, commentando i numeri del Censis sintetizzati da repubblica.it, scrive: i dati «confermano la tendenza che studenti e precari hanno ben chiara, ovvero la fuga dall’università, con una vera e propria emorragia di immatricolazioni, soprattutto rispetto alle facoltà umanistico-sociali; mentre di contrasto sembra esserci un boom della domanda per gli Istituti tecnici. In sintonia, dunque, con il modello tedesco, che privilegia formazione tecnica e apprendistato, l’Italia in tempi di crisi sembra voler dismettere la sua tradizione umanistica, poiché il sapere non sembra andare molto d’accordo con i tagli su università, scuole e ricerca, imposti dalle misure di austerity». Repubblica.it parla di «più iscritti nelle facoltà scientifiche» e di Its «presi d’assalto», ma anche di immatricolazioni all’università «calate del 6,3% nel 2010-2011 e del 3% nel 2011-2012». La riduzione interessa soprattutto i corsi di laurea di tipo umanistico-sociale, «il cui “peso” passa tra il 2007 e il 2010 dal 33% al 29,9% delle immatricolazioni, mentre quelli di indirizzo tecnico-scientifico registrano un più 2,7% (la loro quota passa dal 26% al 28,7%). Del resto, nel 2011 «le competenze tecniche risultavano tra le più richieste dal mercato: con la previsione di oltre 100.000 assunzioni, pari al 17% di quelle previste nell’anno, la loro domanda ha registrato un’ulteriore crescita rispetto al 2009, con un incremento del 15,4%. E’ il settore che presenta la più alta incidenza di giovani: gli under 35 costituiscono il 26,3% del totale».

Tuttavia, c’è un secondo aspetto che andrebbe approfondito: segnala un piccolo cambiamento virtuoso in atto, cioè il desiderio e la capacità di alcuni cittadini di mettere in discussione il proprio stile di vita e, come commenta Greenreport.it, di «rimodellarlo al netto degli sprechi». Ad esempio, negli ultimi due anni l’85% dei nuclei familiari ha eliminato sprechi ed eccessi nei consumi, 2,7 milioni di cittadini italiani coltivano ortaggi e verdura per i consumi quotidiani e «11 milioni si preparano regolarmente cibi in casa, come pane, conserve, gelati». Anche nei consumi si registra una discontinuità rispetto al passato e pure qui all’insegna della sostenibilità: il 62,8% degli italiani ha ridotto gli spostamenti in auto e scooter per risparmiare sulla benzina, nel periodo gennaio-settembre 2012 il mercato dell’auto registra il 25% di immatricolazioni in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e c’è un boom delle biciclette: più di 3,5 milioni di due ruote vendute in un biennio.

Non solo: «Le funzioni del consumo si stanno modificando anche grazie alla diffusione delle nuove tecnologie. Il 14,9% degli italiani è iscritto a gruppi di acquisto online che offrono beni e servizi a basso costo. E nelle decisioni di spesa alimentare il 42% considera molto importanti le informazioni sulla provenienza dei prodotti, collocandole al primo posto tra i fattori che orientano la decisione di acquisto».

Da una parte dunque, questa purtroppo è la notizia principale, il sapere si trasforma sempre più in merce, con conseguenze devastanti, dall’altra si reagisce alla crisi del capitalismo attraverso un fare sociale in parte più concreto, cooperativo e attento all’ambiente (autoproduzione, orti, mobilità no oil).

 

Tags:, , ,

Iscriviti e seguici

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti.

Nessun commento

Lascia un commento