L’America invasa dai beni comuni

Roma ha perso il conto delle occupazioni. All’ultima, quella del Cinema America, a Trastevere, è stato dato il nome di Ri_Pubblica. Uno spazio di incontro e cooperazione che vuole mettere al centro la possibilità di riappropriazione dei beni comuni e dei servizi pubblici. Di questo e altro si ragiona dal 15 al 18 novembre

 

Martedì 13 novembre un centinaio di aderenti a vari comitati cittadini insieme con un nutrito numero di giovani di Trastevere, hanno temporaneamente occupato a Roma il vecchio cinema America, abbandonato da anni nel degrado, per farne uno spazio pubblico condiviso e per porre al centro dell’attenzione l’esigenza di riappropriarsi degli spazi vuoti e abbandonati della città sottraendoli alla speculazione e al profitto privati.

«A questo spazio – dicono gli occupanti – abbiamo dato il nome di Ri_Pubblica perchè vogliamo aprire una possibilità di riappropriazione dei beni comuni e dei servizi pubblici per tutti/e. Ci siamo incontrati unendo le battaglie per l’acqua, quelle sui rifiuti, sui saperi, sulla difesa del territorio con l’ambizione di superare la semplice sommatoria di singole esperienze e individuare delle possibili azioni su nodi comuni».

Dal 15 al 18 novembre questo spazio verrà animato da iniziative e dibattiti sui beni comuni della città da sottrarre alla privatizzazione e mercificazione, a partire dall’acqua, dal territorio, dai saperi e dal bene comune supremo della democrazia. Sarà posto il problema di come impedire la grande privatizzazione degli edifici e spazi pubblici dismessi (caserme, rimesse dell’Atac, cinema, scuole, ecc..), in particolare nelle zone più pregiate della città che sono entrati nel mirino e nelle attese degli speculatori. Il movimento pensa invece che questi spazi rappresentino una risorsa strategica per questa città da sottrarre alle mire private per farne luoghi della socializzazione e dell’incontro, nonché luoghi di sperimentazione e di innovazione sociale nel campo dell’altra economia, della cooperazione sociale, dell’accoglienza, dei servizi per i cittadini e della produzione culturale.

Il valore di quest’azione ha per Roma e per i cittadini romani uno straordinario valore simbolico: Roma è la città che ha subito la violenza della cementificazione selvaggia del suo territorio, che ha visto in questi decenni lo spopolamento del centro storico assoggettato sempre più a una funzione consumistica e turistica, dove sono spariti o ridotti gli spazi dell’abitare, della condivisione e della socialità, con una immensa periferia costruita senza piazze e spazi pubblici.

Ri_pubblicizzare la polis con  le sue funzioni pubbliche primarie è l’obiettivo e lo scopo di una cittadinanza attiva  che vuole riappropriarsi della  città e  non vuole arrendersi alla  sua decadenza e  crisi, sottraendola alle mire  di affaristi, costruttori e immobiliaristi che in questi decenni hanno accumulato enormi profitti con la complicità di una politica imbelle e prona agli interessi dei poteri forti. Intanto, il Comune affoga in una montagna di debiti di circa 15 miliardi di euro contratti con la finanza dei derivati tossici: il prezzo di questo debito enorme lo paga ancora una volta la parte più debole della popolazione con i tagli alle spese sociali. È anche questo un miracolo «a rovescio» prodotto da vent’anni di politiche urbanistiche, finanziarie e sociali neoliberiste che hanno segnato in profondità la città e il popolo romano. Mentre i giovani arrancano nella precarietà e nel non-lavoro e si allarga la platea dei lavori poveri e mal retribuiti, dei licenziamenti e della cassa integrazione per i lavoratori romani, scopriamo invece che, all’ombra delle istituzioni pubbliche, politici corrotti si sono arricchiti sottraendo ingenti risorse alla casse pubbliche!

È tempo di mettere in campo una larga coalizione civica di comitati, di movimenti, di cittadinanza attiva, da contrapporre alle tavolate del «partito del mattone», che fondi uno spazio pubblico condiviso per controbilanciare le influenze nefaste che su questa città hanno sempre avuto le grandi lobby affaristiche che ne hanno segnato in profondità le scelte urbanistiche, gli assetti proprietari, la politica delle infrastrutture e che premono per una privatizzazione dei suoi beni comuni e dei suoi servizi pubblici.

Nei prossimi quattro giorni al Cinema America si discuterà di come continuare la battaglia per ripubblicizzare Acea, di come fermare l’espansione urbana della città nell’agro romano, di come ridare dignità e utilità sociale ai saperi delle nuove generazioni, di come reinventare gli spazi pubblici e ridare valore alla partecipazione democratica, sottraendo le istituzioni pubbliche dai condizionamenti delle lobby affaristiche e della cattiva politica per riconsegnarle nelle mani dei suoi cittadini.

È questa una sfida che i movimenti della città che non si sono arresi e non si vogliono arrendere devono saper raccogliere, mettendo in comune il patrimonio di passione civile, di conoscenze e di saperi, di pratiche e legami sociali di cui ognuno è prezioso portatore. La pratica del «far da sé» non è più una pratica virtuosa, se mai lo è stata nel passato. Se un movimento civico dei beni comuni può dare nuova vita uno spazio abbandonato, il Cinema America può essere l’esempio virtuoso di come questa città può ritrovare se stessa e la propria dignità.

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