Clic e Maps, rumori del doposviluppo

A volte, molto meno di quanto una certa narrazione sembra afffermare, il web apre spazi di liberazione interessanti. come nel caso della mappatura «Artigiani della decrescita» e del software «NoAuto». E clic, diventa il rumore del doposviluppo

 Alla tecnologia come forza autonoma che si evolve spontaneamente aprendo spazi di libertà credono ancora in molti, a cominciare dai seguaci di Steve Jobs passando per Beppe Grillo. In un articolo illuminante Wu Ming lo scorso anno ha definito «net-feticismo» il porre l’accento solo sulle pratiche liberanti che agiscono nel web. Tuttavia, Wu Ming e altri hanno anche spiegato come la rete produca sempre, e sin dall”inizio, entrambe le cose: liberazione e assoggettamento.

Due piccole ma interessanti proposte di «liberazione», con importanti connessioni tematiche, girano in questi giorni sul web e volentieri le segnaliamo. Si tratta di «Artigiani della decrescita» e di «NoAuto». «Se nel tuo quartiere, nel tuo comune o nella tua città, conosci un artigiano che dedica la sua attività alla riparazione, al riciclo e del riuso segnalacelo – si legge su decrescita.com – Creeremo, con il tuo aiuto, il più grande archivio dei professionisti della decrescita». La prima proposta dunque è piuttosto chiara: l’obiettivo è rendere insieme più visibile le attività degli artigiani dedicate prevalentemente alla riparazione al riciclo e al riuso dei materiali, attraverso una mappa in continuo «auto-aggiornamento» completamente gratuita (la mappa è qui). Di certo, favorire gli artigiani di questo tipo e la diffusione di nuove botteghe ci sembra una buona cosa per ripensare il lavoro: come spiega Franco La Cecla in Disoccupazione creativa e saper fare, «la logica del lavoro artigiano di alta qualità è la stessa degli artisti che non pensano di “lavorare” quando dipingono o quando scolpiscono, o degli scrittori che non ragionano con un tanto a parola, ma con la soddisfazione che gli viene dalle trippe profonde mentre buttano giù le righe. Effettivamente la crisi attuale potrebbe essere un modo di uscire finalmente dalla logica risicata dei banchieri e degli economisti nostrani».

L’altra proposta viene segnalata invece dalla bravissima blogger Bicisnob e riguarda un infallibile, intuitivo, gratuito e facile software da usare, NoAuto, che segnala i percorsi sui quali è possibile fare a meno dell’automobile per i propri spostamenti. Bastano tre clic. Ecco come funziona: collegatevi a Google Maps (cioè un soggetto tutt’altro che «liberante», Google è una infatti era corporation globale che si nutre e nutre il neoliberismo…), scrivete il nome della vostra città, e inserite il punto di origine dello spostamento e la destinazione; cliccando su Trova Indicazioni Stradali vi appare una mappa e in blu il percorso più breve, mentre nella colonna di sinistra è segnalata la distanza in chilometri; a questo punto potete verificare qual è il mezzo di trasporto migliore per effettuare il percorso cliccando in alto a sinistra sulle icone dei vari veicoli. Il suggerimento di chi si ribella alla dittatura dell’auto (quelli della critical mass e di Salvaiciclisti come quelli della recente straordinaria giornata del camminare), è ovviamente di cliccare sulla nuova inconcina dell’omino «A piedi» per tutte le distanze inferiori a cinque/sei chilometri e quella «In bici» per quello superiori. Un vero schiaffo no oil.

Insomma, a volte i modi con i quali cominciare a liberarsi dello sviluppo, dei suoi immaginari e dei suoi attrezzi (consumismo, produzione industriale, auto…) ha un rumore ormai molto familiare: clic.

 

Città invisibile è un piccolo collettivo che sbircia con curiosità tra i temi sociali, della decrescita e del pensiero critico.

 

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