Città autosufficienti in frutta e verdura

Sembrerebbe un’utopia, una cittadina immaginaria inventata da qualche sociologo per descrivere la comunità ideale, eppure è tutto vero. A Todmorden, un comune dell’Inghiliterra, gli abitanti coltivano i propri ortaggi in ogni luogo pubblico che lo permette con l’obiettivo di diventare completamente autosufficienti nel giro di pochi anni. Nessun camion o treno merci trasporterà verdura a Todmorden ma soprattutto nessun cittadino raccoglie più di quello di cui ha bisogno, tutti danno una mano curando ogni giorno i vari spazi coltivati.

Per un orticoltore visitare Todmorden è una gioia per gli occhi, una città tappezzata di aiuole e spazi verdi dai quali si può ammirare la crescita giorno dopo giorno di carote, cavoli, lattuga, cipolle, patate e ortaggi di ogni genere e varietà, ma anche frutta e erbe aromatiche come lamponi, fragole, albicocche, rosmarino, basilico e tante altre…

Il progetto si chiama Incredible Edible (incredibilmente commestibile) e ha come obiettivo principale quello di rendere Todmorden autosufficiente in frutta e verdura entro il 2018! Ciò che colpisce di più, oltre all’idea dell’autosufficienza è l’armonia con cui va avanti il progetto, nessun raccoglie più di quanto ha bisogno, prima di tutto perché non ne avrebbe il motivo (se si dovesse prende troppo raccolto si rischierebbe poi di farlo andare a male) e secondo perché come ha spiegato la co-fondatrice del progetto Mary Clear: «semplicemente questo non accade, abbiamo fiducia nelle persone, noi crediamo e siamo testimoni di questo, le persone sono oneste».

Le aiuole come già detto sono ovunque, c’è però da segnalare un grande frutteto di duecento alberi nel centro della città, ma anche luoghi insoliti dove vengono coltivati gli ortaggi: infatti oltre ai classici parchi, possiamo trovare frutta e verdura anche davanti alla stazione di polizia, al comune, o addirittura nel cimitero.

Incredible Edible non è solo orti sparsi per Todmorden ma è anche educazione al cibo: sono infatti attivi diversi corsi e lezioni sull’orticoltura, su come conservare frutta e verdura, ma anche su come farsi il pane. L’iniziativa ha sicuramente fatto notizia, in Inghilterra sono gia 21 i comuni che stanno cominciando a sperimentare dei progetti di questo tipo, non solo, l’interesse è forte anche in altre realtà europee (Germania e Spagna) e non (Canada e Hong Kong)! Chi l’avrebbe mai detto, non molto tempo fa, che la città del futuro sarebbe stata verde invece che grigia, e con frutta e verdura in ogni angolo al posto delle macchine volanti? (fonte growtheplanet.com).

 

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12 Risposte a “Città autosufficienti in frutta e verdura”

  1. 24 ottobre 2012 at 09:56 #

    Tra pochi anni non sarà più un’utopia … questa è la realtà a cui si andrà incontro … ci sono già tante persone che si stanno organizzando in maniera collettiva per far fronte a questa crisi economica e di valori. Ritorno alla natura ed autosufficienza saranno le parole chiave.

  2. Sahar
    24 ottobre 2012 at 15:17 #

    Sono d’accordo con il commento di Irene

  3. arch. salvatore santilli
    25 novembre 2012 at 12:47 #

    condivido in pieno questa nuova pagina di storia che si sta profilando all’orizzonte,cioè l’autosufficienza delle nostre città ma soprattutto dei nostri paesi che hanno subito nel secolo passato uno spopolamento pauroso.Bisogna riportare soprattutto i giovani nei paesi, e per fare questo bisogna sensibilizzare tutti ad un lavoro di collaborazione ,Io in verità ho cominciato a preparare un interessante progetto di autogestione del mio piccolo centro montano in provincia di isernia, e spero tanto di raggiungere l’obbiettivo perchè sono sicuro che tanti giovani potrebbero ritornare a lavorare in questi centri attualmente utilizzati solo per le vacanze estive. Chiunque è interessato al problema può contattarmi alla mia a-mail arch.santilli@libero.it

    • 2 settembre 2014 at 00:52 #

      gli orti urbani vanno bene, ma senza esagerare, intorno alle città e ai piccoli borghi esistino paesaggi un tempo agricoli e adesso in abbandono, mi piace questo tuo progetto

  4. 9 febbraio 2013 at 13:50 #

    Ottimo! a Mozzo, un paese in provincia di Bergamo, sta partendo un progetto molto simile.
    Entro maggio avremo piantato, in alcune aiuole della città, alberi da frutto, e presenteremo il progetto che per ottobre porterà a trasformare in frutteto pubblico una intera zona pedonale, ora ricca solo di acacie e ailanto. avanti così, sono felice di non essere solo!

  5. Renato
    19 giugno 2013 at 22:45 #

    questo sistema sembra perfetto per ambienti “perfetti” ma le nostre cittadine intrise di smog quasi mai si prestano ad ospitare orti da cui ricavare cibo…

  6. Comune-info
    11 settembre 2013 at 14:14 #

    1 MILIARDO DI DOLLARI PER GLI ORTI URBANI Sono ormai migliaia gli orti a New York, grazie ai movimenti spotanei e a politiche amministrative favorevoli a questo tipo di cambiamento. La febbre dell’orto, un fenomeno che non riguarda soltanto i ceti più benestanti – spiega nonsprecare.it – è stata alimentata ad esempio da 941mila dollari distribuiti soltanto lo scorso anno come sussidi pubblici. Una mossa che ha scatenato le proteste delle grandi aziende agricole, ma la contestazione, per il momento, non ha frenato gli incentivi che, anzi, per il 2013 sono previsti in aumento.

  7. 11 settembre 2013 at 20:03 #

    Peccato, pensavo che la mia idea dell’orto-giardino fosse originale.

  8. geoarual
    5 febbraio 2014 at 23:24 #

    Iniziativa apprezzabile ma non è un’idea brillante mettere degli orti sul bordo delle strade sempre che non venga bloccato il traffico o non si usino autovetture elettriche. Anche qui ci vorrebbe un pò di attenzione, magari cercando spazi poco esposti…

  9. iosandra
    6 febbraio 2014 at 09:53 #

    iO PENSO CHE IL GRANDE DESIDERIO DI COLTIVARE L’ORTO-GIARDINO Diventerà CONTAGIOSO E RIUSCIRà A MODIFICARE IL NOSTRO MODO DI VIVERE ,NON SOLTANTO DAL PUNTO DI VISTA ALIMENTARE. Sono convinta che useremo meno l’auto e avremo voglia di spostarci camminando e usando mezzi il meno inquinanti possibile.

  10. 2 settembre 2014 at 00:50 #

    stanno proliferando, ma non esageriamno, pensiamo piuttosto ai paesaggi abbandonati intorno alle nostre città paesaggi un tempo agricoli e adesso “in attesa di urbanizzazione” fermiamo l’abbandono del paesaggio, restituiamo quei luoghi all’agricoltura alla pastorizia. L’Agro Romano è in abbandono, oliveti abbandonati, vigne estirpate, campi incolti circondano vecchi casali cadenti. Nelle aiuole cittadine, nei parchi urbani voglio vedere fiori, alberi, spazi per lo sport a disposizione di tutti, giochi per bambini … l’agricoltura facciamola dove s’è sempre fatta, Roma è piena di aree agricole cittadine, vere aree agricole, il Parco della Caffarella ad esempio, la Valle dei Casali il Parco di Veio. Fermiamo l’abbandono dell’Agro Romano
    E poi ci sono i territori di cui parla l’Arch. Salvatore Santilli, quelli abbandonati prossimi ai borghi che rischiano lo spopolamento.
    Mi trovo in Umbria, faccio un giro sulle colline del Trasimeno, vedo casali diroccati, altri ben restaurati trasformati in bed&breakfast (agriturismo è una parola grossa) le aree agricole sono ridotte a pascolo danno nutrimento alle Chianine che dividono il cibo con cinghialim daini e caprioli, è cosa buona, ma intorno ai piccoli borghi di collina si vedono oliveti in abbandono e questo non è buono, è un paesaggio storico da tutelare.

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