Stralci di un intervento preparato in occasione della presentazione del libro «I professionisti e il Sindacato» (a cura di Davide Imola), edito da Ediesse: il testo completo e altri interventi – tra cui quelli del sociologo Aldo Bonomi e quello di Davide Imola della Cgil – sono stati pubblicati nel supplemento al settimanale Rassegna Sindacale del 5 luglio 2012. Sugli stessi temi potete leggere anche «Un nuovo mutualismo», «Se il mutuo soccorso è atipico», «Il neomutualismo è il coworking» e «Come riparare l’auto è un problema politico».
Sono una traduttrice. Sono stata una delle persone che, come lavoratrice indipendente (ho deciso che questa sarà la mia nuova definizione, nè autonoma nè altro) non solo non scappava dal sindacato ma addirittura lo è andato a cercare trovandosi in difficoltà, come singolo individuo, nei confronti dello Stato e del legislatore. In questa ricerca ho percorso la scala dall’ultimo gradino e sono arrivata a Corso Italia per trovare una persona, all’interno del sindacato, che riuscisse a capire di cosa stessi parlando. Questo succedeva nel 2006. A suo tempo parlavo della gestione separata perché come traduttrice sono, da un lato iscritta a una gestione separata e, dall’altro, lavoro con regime di diritti d’autore. Sono la stessa persona, ma a me si applicano due regimi fiscali e previdenziali diversi.
Ho quarantaquattro anni, sono una lavoratrice della conoscenza inserita non nel contesto nazionale ma in quello internazionale, dato che hon committenti in qualsiasi parte del mondo. Mi sono trovata a essere trattata come un’impresa, cosa che rifiuto radicalmente primo perché non lo sono, ho solo capitale umano (la mia testa, le lingue che conosco, le mie capacità), non ho mai avuto capitali da investire e impresa si fa con capitale; secondo, per scelta politica. Io non voglio una crescita maggiore rispetto a quello che sono: sono una lavoratrice indipendente, mi confronto con il lavoro, produco la mia sussistenza. Non credo nella società che si basa sulla crescita e lo sviluppo, credo che piccolo sia bello e da lì bisogna cominciare.
Come traduttori editoriali noi abbiamo un regime fiscale agevolato ma nessun tipo di assistenza in caso di malattia o di un incidente che cin rende inabili al lavoro. Come traduttrice, impresa tecnica, gestione separata, il legislatore ha previsto aumenti smodati, predatori per i versamenti previdenziali ma ha previsto soltanto lo 0,72 per cento per l’assistenza. Per inciso vi garantisco che la maggior parte dei casi le persone che fanno il mio lavoro sono donne e non hanno scelto di non essere tutelate ma di lavorare in maniera indipendente. Come sezione traduttori, siamo riusciti a creare una convenzione con una società di mutuo soccorso, si chiama Insieme salute. E’ l’unica società che ci ha voluto sentire e che si può permettere un traduttore, uno di quei lavoratori che viaggiano sui 10 mila euro annui. Perché un traduttore non può accrescere la sua produzione, può tradurre otto cartelle al giorno, dieci cartelle al giorno, a volte per una cartella impiega un’intera giornata. E’ un lavoro di conoscenza di un sistema culturale, di un sistema linguistico.
Abbiamo deciso di dedicare questa convenzione – che non e’ un fondo perché non siamo tanti (ci vogliono migliaia di persone per fare un fondo) – a Elisabetta Sandri. Elisabetta Sandri da un lato era una traduttrice iscritta alla gestiine separata, dall’altro era una traduttrice autrice che si ammalò di cancro, che non ebbe alcun tipo di assistenza nè di riconoscimento da parte dell’Inps se non la degenza ospedaliera. Morì nel 2008 e fino all’ultimo ha cercato di battersi per avere il riconoscimento di qualche diritto dopo dieci anni di versamenti.
Elena Doria, Strade – Sindacato Traduttori Editoriali





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