Cementificazione spropositata, negazione dell’ingresso gratuito alle spiagge, degradazione ambientale, piste da sci, casinò, discoteche, sfruttamento dei lavoratori. Sono solo alcuni dei temi che negli ultimi mesi hanno segnato le vicende del Municipio XIII, città-periferia di Roma nonché meta ambita da quanti desiderano passare le proprie giornate libere al mare. Un mare sempre più oggetto di speculazione edilizia e imprenditoriale. Accade però che qualcuno metta della sabbia nell’ingranaggio nella macchina del «mare-profitto», come i promotori della bella azione di sabato 7 luglio sulle spiaggia di Ostia, che qui raccontiamo attraverso le foto di Alessandro Di Ciommo. L’azione segue il flash mob «Riprendiamoci le spiagge» organizzato nel 2011 e nel giugno scorso.
«Siamo stufi delle tante politiche territoriali che guardano solo agli interessi dei singoli – scrivono su facebook i promotori della protesta in costume «Riprendiamoci le spiagge» –, stanchi di vederci togliere i nostri diritti come cittadini/ cittadine e come lavoratori/ lavoratrici. Vogliamo poter accedere gratuitamente e liberamente alle spiagge. Vogliamo più reddito e meno profitti, più impiego regolare e meno lavoro in nero. Le spiagge sono un bene comune e per riprendercele le invaderemo». Al centro della protesta, in particolare, il lavoro nero: «Le unità di lavoro irregolari si concentrano nei servizi (2,2 milioni su 2,9 milioni) e in particolare nel commercio, negli alberghi e nei ristoranti (1,2 milioni di unità irregolari e il 18,7% del totale del comparto). Guarda caso proprio le strutture portanti che costituiscono il cosiddetto Lungo-muro di Ostia. Nei molti stabilimenti che svettano sul lungo mare ostiense molti giovani ragazzi e ragazze, uomini e donne, vengono assunti come bagnini, parcheggiatori, camerieri, guardiani notturni o lavapiatti con uno stipendio da fame, senza nessun contratto o con contratti fasulli».
Nella pagina facebook i promotori ricordano i propri principali obiettivi: «Rivendichiamo: accesso gratuito alle spiagge (basta tassa sul mare!), stop alle concessioni demaniali (vogliamo spiagge libere!), rispetto del vincolo paesaggistico (abbattiamo il lungomuro!). Non aspettiamo che lo stato faccia giustizia. Le spiaggie sono un bene comune, difendiamole insieme!».
























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