Agiscono come i bravi giardinieri, il cui intervento sulle piante è leggero e si nota poco, anche se lavorano a lungo. Gruppi e singoli cittadini, in modo spontaneo e a volte organizzato, aprono pertugi nella crisi del capitalismo cominciando dalla condivisione. Di cosa? Ad esempio dei biglietti dell’autobus oppure dei parcheggi, ma anche degli ombrelloni al mare. E lo fanno sempre più spesso, anche se i media lo raccontano poco.
Dopo Genova, Milano, Padova e Bologna la rivolta contro l’aumento dei biglietti dei mezzi pubblici imposto dal sindaco Alemanno è arrivata nelle ultime settimane a Roma: per molti cittadini sta diventando un’abitudine scambiare il biglietto per utilizzare tutti i cento minuti di validità. In alcuni casi c’è anche l’invito a lasciare il biglietto ancora valido nei punti ticket crossing, bottiglie di plastica riciclate come contenitori e posizionate nei pressi delle fermate, nei quali appoggiare i biglietti una volta scesi del mezzo. Le aziende di trasporto si sono affrettate a ricordare che cedere il biglietto non è legale, dal momento che sul retro è scritto (a caratteri muniscoli) che il biglietto «non è cedibile e deve essere conservato per tutta la durata del viaggio». Tuttavia, rispondono i promotori della protesta, è anche vero che i biglietti non sono nominali: è impossibile per il controllore dimostrare che sia avvenuta una cessione, per altro a titolo gratuito.
L’idea è stata rubata e sperimentata anche da qualche gruppo di destra, mentre in alcuni casi si è afficanta ad altre azioni di protesta come il blocco delle obliteratrici e azioni di volantinaggio, mentre nascono anche gruppi su facebook. Di certo, sindaco e aziende fingono di non sapere che in Europa sono in aumento le città nelle quali bus e tram pubblici sono addirittura gratuiti: a Tallin, in Estonia, lo saranno dal primo gennaio 2013, in alcune città di Francia e Belgio lo sono da tempo. E perfino alcuni comuni italiani (ad esempio, Pavia, Trento, Faenza, Cuneo, Ferrara) hanno cominciato a proporre almeno l’utilizzo gratuito delle biciclette pubbliche.
Ma il virus della condivisione, quello che tiene in piedi esperienze come il book crossing, le banche del tempo, il car sharing e il car pooling, lo scambio di beni e servizi tra cittadini ma anche imprese, per non parlare del software libero (e per alcuni aspetti anche forme di nuovo mutualismo e di volontariato), non si ferma alle stazioni dei bus: episodi analoghi sembrano ripetersi anche sulle spiagge, dove i bagnanti cominciano a lasciare ombrelloni e lettini affittati ad altre persone (in realtà, non si tratta di una verà novità). Nelle ultime settimane è capitato diverse volte anche nei mitici «cancelli» di Castel Porziano, i due chilometri di spiaggia libera romana (gestiti direttamente dal Comune di Roma e da Consorzio Castel Porziano 98), dove solo l’accesso e il parcheggio dell’auto sono rimasti gratuiti, mentre per un lettino o per un ombrellone bisogna tirar fuori 6 euro. D’altra parte, come raccontato qualche giorno fa su Comune-info con un bel servizio fotografico del nostro Alessandro Di Ciommo, sulle spiagge non mancano altre forme di protesta, come quelle promosse da «Riprendiamoci le spiaggie» per l’accesso gratuito al mare, ma anche per bloccare le concessioni demaniali del litoriale di Ostia (sempre più profit), per pretendere il rispetto del vincolo paesaggistico e per tutelare i lavoratori sfruttati nei lidi.
Insomma, è chiaro: proteste e condivisioni non rinunciano alle vacanze.
Città invisibile è un piccolo collettivo attento ai temi sociali e della decrescita, nato all’interno dell’omonima libreria (info [at] editoriadellapace [dot] org) dell’ex mattatoio di Testaccio.





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