Seminiamo zucchine, raccogliamo relazioni sociali

Un articolo sull’esplosione a Roma degli orti urbani: anche Vandana Shiva, a Roma per il Forum sulla pace, è venuta a conoscerli il 9 giugno: il suo tour ha fatto tappa a Eutorto (Ardeatina), Hortus Urbis (parco dell’Appia Antica) e presso l’orto urbano di Garbatella.

A Roma sta prendendo sempre più piede un fenomeno poco noto che riguarda la costruzione da parte dei cittadini di nuovi spazi pubblici urbani operando su aree abbandonate, incolte, di risulta. La mappa “Zappata Romana”, disponibile on line su zappataromana.net, documenta oltre cento aree nelle quali i cittadini hanno curato la realizzazione o curano la manutenzione di questi siti. Per ogni area vi è un icona che quando selezionata apre una scheda con una foto e una breve descrizione. La condivisione della gestione da parte dei cittadini è il tratto distintivo di questo fenomeno in forte espansione. Nel novembre 2010 quando la mappa “Zappata Romana” nacque erano stati censiti circa quaranta siti, oggi questi sono oltre cento. Si tratta di orti, guerrillia gardening e giardini dove la componente comunitaria è prevalente.

A San Lorenzo, storico quartiere centrale, tre associazioni hanno strappato un fazzoletto di terreno ai privati per costruire un’area di socialità realizzando un parco giochi, un orto, spazi per la convivialità. A  Garbatella le associazioni insieme ad alcune famiglie hanno recuperato un’area vicino alla sede della Regione, in attesa di una trasformazione edilizia, per realizzare gli orti urbani comunitari. Sull’Ardeatina gli orti comunitari di EutOrto sono realizzati e gestiti dai lavorati ex-Eutelia. A Prato Fiorito un parco urbano gestito da una cooperativa sociale, costituita nel 2008 con la finalità di migliorare la qualità della vita nel quartiere, promuove attività finalizzate alla prevenzione e rimozione di situazioni di disagio sociale e coltiva una vigna utilizzata per produrre vino e sostenere progetti nei paesi del sud del mondo. Coltivatorre è un orto biologico gestito da ragazzi/e disabili e “non”, avviato fin dal 1997 nel Parco dell’Aniene proprio sotto La Torre del centro sociale omonimo. Ai giardini Nuccitelli-Personi al Pigneto Fermenti di Terra coltiva collettivamente un’aiuola utilizzando il raccolto per eventi culinari che coinvolgono i passanti. Il giardino condiviso alla Città dell’Utopia è l’esito della collaborazione tra Servizio Civile Internazionale e l’associazione romana di erboristi di “Monte dei Cocci” con lo scopo di gestire e curare l’area verde intorno al Casale Garibaldi coinvolgendo i cittadini del quartiere. All’Acrobax i Giardinieri Sovverivi Romani hanno dato il via ad un orto sinergico che funge da palestra per gli studenti del corso di giardinaggio che hanno organizzato. Queste esperienze sono nate spontaneamente di volta in volta o da un progetto che ha riunito intorno a un’idea una comunità o da un’area che ha “spinto” la comunità a costruirvi intorno un progetto.

Le motivazioni dietro a questo fenomeno degli orti e dei giardini condivisi sono in parte «globali»: la moda lanciata da Michelle Obama di coltivare l’orto (a sua volta ispirata da gli orti urbani diffusi soprattutto in America latina); la crisi economica che ha sempre visto storicamente l’aumento degli orti nelle città; la necessità di un rinnovato e sano rapporto con la natura e il cibo che caratterizzano ampia parte della società urbana. Le motivazioni dietro a questo fenomeno, almeno in quello che si è potuto osservare a Roma, hanno anche una forte carattere locale. Prima di tutto c’è il fatto che la spesa media sostenuta dal Servizio giardini di Roma Capitale per la cura del verde urbano è un quarto di quella di Parigi e i risultati sono evidenti a tutti. Inoltre la forma urbis di Roma vede grandi aree verdi arrivare fin nel cuore della città e, come testimoniato anche dalla Mappa del Nolli del 1748, la città costruita è stata storicamente inscindibile dagli orti dentro e fuori le mura. Il fenomeno romano attuale degli orti e giardini condivisi ha anche un tratto distintivo di natura sociale rispetto a quanto avvenuto in passato: l’opportunità che i giardini e orti condivisi rappresentano per fare “altro”. Un piccolo spazio condiviso conquistato da un gruppo di cittadini costituisce lo spunto per la realizzazione concreta di una gran numero di iniziative diverse: chi prende spunto dall’orto/giardino per lavorare insieme a ragazzi con disabilità, chi per reinserire lavoratori in mobilità, chi per la produzione alimentare o l’educazione ambientale, chi per fare un presidio contro la speculazione edilizia, chi per creare una oasi di relax, per decoro o semplicemente per coltivare.

Queste esperienze, a differenza di quanto avveniva in passato, coinvolgono ampie fasce di cittadini costituendo una potenzialità per la costruzione di nuove relazioni sociali in contesti periferici: centri anziani, condomini, parrocchie, gruppi scout, associazioni ambientali, culturali, sociali e ambientaliste. Sono spazi che rispondono all’esigenza di “fare comunità” offendo spazi alternativi alle domande della società contemporanea; in definitiva si piantano zucchine, ma si raccolgono rapporti e un nuovo modo di pensare il mondo. L’attenzione e l’interesse di tutte le persone è alto, basti pensare che la mappa di Zappata Romana ha avuto in un anno e mezzo quasi 70.000 contatti. Incentivare e valorizzare il fenomeno degli orti e giardini condivisi romani con regole certe e condivise è quanto dovrebbero fare le istituzioni. Questo già avviene nelle città europee e nord americane dove la realizzazione di orti e giardini è vista come uno strumento importante per la riqualificazione della città esistente e come strumento ampiamente utilizzato nei quartieri di nuova realizzazione a forte impronta ecologica per contribuire a creare un nuovo senso di appartenenza dei cittadini e una nuova coscienza ambientale.

La guida on line per avviare un orto o un giardino condiviso, presente sul sito zappataromana.net, ora pubblicata dall’editore Terre di Mezzo, è una altro strumento per diffondere queste pratiche e far passare il messaggio che “si può fare”, anzi si sta già facendo. Il fenomeno degli orti e giardini condivisi se aiutato potrebbe contribuire a un diverso modello urbano dove spazi pubblici e agricoltura urbana siano strumenti contro l’abbandono e contenitori di socialità e servizi ai cittadini, sperimentando, a costo “zero” per l’amministrazione, innovative pratiche economiche, architettoniche e sociali. L’iniziativa dei cittadini di avvio di orti e giardini condivisi rappresenta dunque una risorsa preziosa per una città che deve amministrare un territorio ampio come Roma. Si pensi alla sicurezza, al decoro, alla socialità e alla sostenibilità, ma non solo. Il prossimo obiettivo da porsi è una nuova campagna in cui siano presenti istituzioni, associazioni e cittadini: 2.000 orti entro il 2015 con una nuova stagione dell’urbanistica romana, partecipata e caratterizzata dall’azione di cittadini che si mettono insieme per recuperare gli spazi abbandonati al fine di realizzare piccoli orti, spazi pubblici, aree gioco e giardini. In definitiva si tratterebbe di chiedere all’amministrazione di fare l’amministrazione sostenendo questa azione dei cittadini con procedure snelle, trasparenti, partecipate e, perché no, intelligenti.

 

 

 

 

 

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