Le Faq della decrescita

Comune-info è uno dei media partner della Conferenza internazionale sulla decrescita che si svolge a Venezia dal 19 al 23 settembre. Per avvicinarci all’evento pubblichiamo il frutto di un lavoro di scrittura collettiva di un gruppo di autori e autrici impegnati nel mondo della ricerca, dell’associazionismo, dell’economia solidale, della decrescita: domande e appunti sui quali ragionare, raccolti sotto forma di Faq, le Frequently asked questions (di seguito l’indice). Per arricchire questo percorso suggeriamo di cliccare la tag «decrescita» all’interno di Comune-info. Scrive Ivan Illich: «Accendete una candela nell’oscurità, siate questa candela, sappiate che siete una fiamma nel buio» («The post-devolpment reader», Zed Books 1997).

Il termine «decrescita» viene usato sempre più spesso nelle conversazioni, negli articoli di giornali e persino in qualche trasmissione televisiva. Qualche volta a sproposito, equivocando e fraintendendo le intenzioni dei proponenti. Inevitabile che ciò avvenga, perché non si tratta di una «dottrina» e nemmeno di una teoria compiuta. Lo scopo della «decrescita» è rompere un tabù – la religione della crescita del Pil – e aprire una discussione. Ben vengano, quindi, molti quesiti a cui è possibile dare molte diverse risposte. Un po’ per gioco, un po’ per chiarirci le idee anche tra noi, abbiamo provato a raccogliere le domande che più frequentemente ci vengono rivolte, come si fa per le Faq (Frequently Asked Questions) di un qualsiasi prodotto di largo consumo, e abbiamo cercato di rispondere. Ma non giuriamo che siano le risposte giuste. Anzi, siamo sicuri che ogni lettore, sulla scorta delle proprie esperienze e dei propri desideri, saprà immaginare mondi migliori.

I testi delle risposte sono stati curati da autori e autrici impegnati in vario modo nel mondo della ricerca, dell’associazionismo, dell’economia equa e solidale, della decrescita. Bruna Bianchi, Mauro Bonaiuti, Paolo Cacciari, Alberto Castagnola, Marco Deriu, Dalma Domeneghini, Adriano Fragano, Ferruccio Nilia, Maurizio Ruzzene, Paolo Scroccaro, Gianni Tamino.

Indice (in questo link anche la versione completa in inglese)

  1. Perché usate il termine «decrescita», che suscita reazioni negative?
  2. Intendete proibire lo sfruttamento di tutte le risorse naturali: petrolio, gas, minerali, foreste, oceani, ecc.?
  3. Decrescita significa un ritorno a stili di vita preindustriali, «alle candele e alle caverne»?
  4. Intendete negare agli abitanti dei paesi poveri ciò di cui hanno bisogno o comunque desiderano?
  5. L’attuale crisi significa che la decrescita è già cominciata e quindi possiamo considerare con favore un futuro di depressione economica?
  6. Come la decrescita pensa di risolvere i problemi dell’occupazione?
  7. Con la decrescita il lavoro domestico e di cura graverà ancora e in maggior misura sulle donne?
  8. Perché date così tanta importanza al «senso del limite»?
  9. Quale è l’autorità che può stabilire la “giusta misura”?
  10. Quale ruolo per la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico nella società della decrescita?
  11. Cosa dice la decrescita a proposito degli animali?
  12. Cosa dice la decrescita della proprietà?
  13. Cosa intende fare la decrescita per ridimensionare il potere delle banche e il ruolo del denaro?
  14. Quali trasformazioni hanno portato alla finanziarizzazione dell’economia e cosa si potrebbe fare per contrastare la speculazione?
  15. Cosa può fare la decrescita al tempo della crisi permanente e sistemica (finaziaria, economica, ambientale)?
  16. Come preparare la transizione, il passaggio, il cambiamento?
  17. Che ruolo è riservato all’economia alternativa e solidale?
  18. Che relazione c’è tra decrescita e «beni comuni»?
  19. Che importanza deve essere riconosciuta alle diverse culture?
  20. La decrescita si pone in una prospettiva di genere?
  21. Che ruolo avrà l’immaginario?
  22. Quanto tempo abbiamo ancora a disposizione?
  23. Come si fa a stimolare processi diffusi di presa di coscienza?
  24. Con quali metodi si può stimolare l’assunzione di responsabilità collettive?

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5 Risposte a “Le Faq della decrescita”

  1. Giorgio Chiantore
    30 giugno 2012 at 20:37 #

    Ho letto le FAQ e non ci trovo nulla sul controllo delle nascite.
    E’ vero o non è vero che decrescita deve anche voler dire fare meno figli?
    E’ vero o non è vero che non possiamo fare figli lasciando agli altri il compito di sfamarli?

    Grazie per una risposta.

    Giorgio Chiantore.

  2. Gianluca Carmosino, Comune-info
    2 luglio 2012 at 05:56 #

    Quello che indichi, Giorgio, è sicuramente un tema delicato nel quale alcuni corrono il rischio di scivolare verso l’eugenetica (dal greco eu-genetes, «buona razza»), l’ecototalitarismo e il darwinismo. La decrescita demografica, secondo buona parte dei sostenitori della decrescita (che pensiamo resti uno slogan e non una scienza, meno ancora una setta), non mette in discussione le relazioni sociali attuali né le logiche di funzionamento del sistema (capitalista).
    Il problema, spiega Serge Latouche in «La scommessa della decrescita» (Feltrinelli), è sapere quale livello di popolamento è «sostenibile»: citando Paul Ariès, Latouche ricorda che le attuali produzioni di derrate alimentari superano ampiamente i bisogni nutrizionali di tutta la popolazione mondiale esistente, «si stima un’eccedenza del 23 per cento». Di certo, «sarebbe sbagliato affrontare la questione semplicemente da un punto di vista quantitativo», soprattutto se si considera non negoziabile lo stile di vita di un occidentale; se invece si considera negoziabile, secondo alcuni studi, con un modo diverso di fare tecnologia e agricoltura il numero della popolazione potrebbe ancora aumentare.
    «Per il momento non sono gli uomini a essere troppo numerosi, ma le automobili». Insomma, la decrescita demografica è un obiettivo di alcuni governi dei paesi ricchi che vogliono continuare a dominare il mondo riducendo le nascite nei paesi del sud.
    Giustamente Latouche in «Un’abbondanza frugale» accusa associazioni come Aspo (Associazione per lo studio del picco del petrolio) e altre, che sostengono la decrescita demografica e considerano l’immigrazione un fattore negativo, di assumere posizioni razziste.

  3. Marco F.
    18 luglio 2012 at 09:43 #

    Quel 23% di surplus da dove viene e soprattutto come è prodotto, quante manipolazioni e che quantità di uso di pesticidi viene impiegata per raggiungere il risultato, soprattutto quanti carburanti da fonti fossili vengono utilizzati per arare i campi e come vengono allevati gli animali.. e poi il land grabbing è solo al principio. La riduzione delle nascite è in atto in tutto il pianeta, è noto che il tasso di scolarizzazione è inversamente proporzionale a quello di fertilità.. ma prima di raggiungere il picco si aggiungeranno un altro paio di miliardi di bocche da sfamare.

  4. onesta lambiase
    19 settembre 2012 at 19:55 #

    Sono interessata principalmente ai temi delle FAQ n.7 e 20,che hanno costituito nel mio lontano,ma mai reciso,impegno femminista motivo di riflessione e .ricerca.Oggi,più che mai, RIPARTIRE DAL LAVORO,dalla difesa dei suoi diritti e della sua dignità deve significare ripartire dal lvoro inteso come RELAZIONE POLITICA COMPLESSIVA-IN UNA VISIONE NON SOLO ECONOMICISTA ,capace di riconsiderare i tempi della produzione e della riproduzione,la cura del lavoro e il lavoro di cura,i ruoli e le relazioni tra i generi e, prima ancora,con i corpi-le emozioni-la sofferenza e l’amore,il paesaggio.UN’ALTRA CULTURA DELLA SOCIETA-qualcosa che può parlare a un mondo più vasto.

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  1. ValderaSolidale » EDUCARE ALLA DECRESCITA - 8 dicembre 2012

    [...] Per una definizione di decrescita e di economia solidale, dicono quelli de La Strada, sono utili le Faq diffuse in occasione della terza Conferenza internazionale della decrescita e l’articolo di Serge [...]

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