Pubblichiamo ampi stralci del comunicato diffuso questa mattina dal consorzio Città dell’altra economia (Cae), dopo la pubblicazione dei risultati del bando che vorrebbe mettere fine all’esperienza della Cae. Intanto, le associazioni, le cooperative, le reti sociali e i cittadini che negli ultimi mesi hanno difeso questo spazio dalle aggressioni della giunta Alemanno e di alcuni mercanti continuano a rendere lo spazio dell’ex mattatoio ogni settimana più accogliente e vivace.
«È stato reso pubblico il risultato del bando di assegnazione della Città dell’Altra Economia (Cae) per sei anni indetto dall’amministrazione comunale per mano dell’assessore ai lavori pubblici Ghera e dei suoi faccendieri – - si legge nel comunicato – Il risultato rispecchia in pieno le previsioni, ovvero vince l’inciucio tra la destra politicamente più aggressiva e la ‘realpolitik’ di alcuni pezzi della sinistra e delle relative propaggini economiche. Sotto la regia di Legacoop, abbiamo visto nascere e denunciato a mezzo stampa l’accordo a suo tempo raggiunto tra Aiab Lazio, Agricoltura Nuova, Cooperativa 29 giugno e il braccio economico e sociale della destra rampelliana alla quale l’assessore ai lavori pubblici fa riferimento, ovvero la cooperativa Integra».
Per il consorzio della Cae è un «copione antico da prima repubblica e da spartizione di potere che cerca ora di nascondersi dietro il volto e il lavoro dei molti produttori biologici che con onestà e trasparenza hanno in questi anni aiutato la Città dell’altra economia a divenire un punto di riferimento per molti cittadini romani.
Utilizzare la loro faccia per giustificare un accordo sporco e lesivo dell’immagine e della storia dell’economia solidale di questa città ci sembra offensivo ed arrogante».
Di certo, la Cae ora e da più di due anni «è animata da decine di realtà che dal basso ed in modo pubblico e partecipato hanno già scritto un progetto ed iniziato a realizzarlo. E’ stato chiamato il progetto “Cae 2.0”. Chi arriva oggi alla Cae 2.0, vedrà già la nuova galleria d’arte del riuso e del riciclo M4, lo spazio di lavoro per le imprese dell’altraeconomia, la ciclofficina, la libreria tematica, il ristorante ed il bar bio, gli spazi di incontro e di lavoro delle imprese artigiane del territorio, il laboratorio di co-working per gli operatori culturali, l’installazione delle opere degli studenti dell’accademia di belle arti, il servizio navetta ad emissioni zero, il piazzale risistemato grazie al lavoro volontario dei cittadini romani».
Piuttosto ampio e importante è l’elenco delle organizzazioni che hanno dato un «sostegno concreto» e continuità ai progetti della Cae: Cgil Roma e Lazio, Legambiente Lazio, il Wwf, Greenpeace, Slow Food, Teatro Valle, DinamoFest, la Rete romana dei gruppi d’acquisto solidali, solo per citarne alcuni. «Quello che sta avvenendo in questi mesi alla Cae è una piccola rivoluzione pacifica che ha saputo trasformare questo luogo in modo condiviso, partecipato e conviviale. Abbiamo ancora molto da fare per far si che la Cae sia riconosciuta dai romani come un altro spazio pubblico gestito dal basso. Ma vogliamo andare avanti. Roma ha bisogno di un luogo dove si possa fare e rifare altra economia. Delle ricette già pronte, scritte da pochi, all’ombra dell’inciucio con le destre, questo luogo non ne ha bisogno, non le riconosce come parte della propria storia, fatta di confronto e consenso, di ascolto e di condivisione. Prima ancora che di biologico o di energie rinnovabili».
«Il Comune di Roma – conclude il comunicato – prima ci ha intimato di lasciare la Cae entro il 5 giugno, ora sembra voler addirittura prorogare le attività attualmente esistenti fino al 31 luglio. Invece accadrà che a partire dal 5 giugno la Cae verrà riconsegnata interamente, da parte di chi ha sempre fedelmente creduto e seguito il progetto originario, alla cittadinanza attiva che sa costruire utopie concrete».





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Cari amici dell’ex Consorzio CAE e neo «Cae2.0», vorrei suggerire di pubblicare un supplemento di informazione e aiutare me, e chiunque avesse desiderio di approfondire, a leggere le graduatorie finali del bando del Comune di Roma per la gestione del Campo Boario, ché sono difficili da reperire (chissà perchè), per capire meglio quali erano le altre associazioni in competizione.
Ma soprattutto credo che sarebbe meraviglioso vedere pubblicati integralmente i testi sia del progetto «CAE 2.0» sia di quello che ha vinto il bando (io perchè sono capoccione l’ho scaricato dal sito dell’AIAB), e permettere così a tutti, nella massima trasparenza di confrontarne i contenuti concreti.
Ve ne sarei veramente molto grato.
Buon lavoro, Maurizio
mi chiedo…. ma se avesse semplicemente vinto il progetto migliore?
Chi si lamenta ora del risultato del bando sono gli stessi che, oltre ad averci partecipato ed essere arrivati secondi, hanno contribuito al fallimento di quel luogo, basta vedere come è oggi la Città dell’Altra Economia. Facile incolpare Veltroni e Alemanno, avevate un bel posto e un bel progetto e siete riusciti a renderlo marginale, quasi clandestino e non piacevole da frequentare.
Destra, sinistra, centro sopra, sotto…..ma ancora parlate di queste cose?
Il progetto approvato è quello dell’AIAB, perchè non pubblicate anche gli altri?
Le solite cose al’italiana, dove non si ammette una sconfitta accusando gli altri delle proprie mancate capacità progettuali/manageriali.
Questo articolo è la classica sceneggiata all’italiana….ma per favore.
Se veramente ci sono motivo per contestare tale decisione mostrate a tutti cosa ha fatto “chi ha fedelmente creduto e seguito il progetto originario” in tutti questi anni.
Stufo, io come tanti, andate a lavorare e non stressateci con polemiche inutili.
Un futuro frequentatore della CAE
(Hai vincitori, dimostrate con i fatti che il vostro progetto sarà vincente, in bocca al lupo)
Carissimi,
Il cambiamento fa parte della vita e tutti coloro che si ostinano a guardare sempre solo al passato possono essere certi di perdersi il futuro. Avete perso un bando pubblico, sicuramente non le energie, quindi ci sono tanti altri spazi pubblici da poter gestire dal basso…
Inoltre gli “inciuci” si dimostrano sennò restano “inciuci”!!
Cordiali Saluti
Conosco l’AIAB, i suoi “dirigenti” e i produttori biologici, ho visto come lavorano, per quale finalità e con quali mezzi. Escludo che possano fare peggio del disastro attuale. Speriamo bene.
Ma l’autore dell’articolo è lo stesso Riccardo Troisi che era il Presidente del Consorzio Cae 1.0? Il Consorzio che ha gestito i primi anni di attività della CAE con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti? Di tutte le attività insediate solo il negozio bio e il bar hanno resistito, il resto ha fallito (nonostante il sostegno pubblico, con i soldi di tutti noi!!!). Vediamo questi altri che riescono a fare, l’altra economia può e deve crescere e aggregare molte più persone.
In bocca al lupo!
Ma ve sete fatti un giro alla CAE Ultimamente
il Deserto dei Barbariiiiiiii, tranne il sabato e la Domenica dove allo spazio Bio alcune famiglie arrivano fanno spesa e scappano via.
Progetto, ma quale progetto dove sta i progetto attuale, dove si e sviluppato, cosi magari mi ci faccio un giretto per capire le capacita di chi ha gestito fino adesso.
Daje rega rilanciamo quel posto.
Un cittadino di Testaccio
Cari tutti/e e tanti (per fortuna) che commentate questa notizia,
la CAE di oggi non è la stessa di ieri. Per chi non se ne fosse accorto, i primi di aprile i nuovi soggetti, che stanno rivitalizzando quei luoghi e le relazioni con territorio circostante (accademia, municipio, associazionismo testaccino, artigiani, locali,…), hanno presentato un bilancio dei ‘primi’ due anni di CAE 2.0, e invitato tutti i cittadini romani ad attivarsi.
In molti hanno risposto, realtà organizzate e singoli. Nessuno difende tout court il passato e gli errori fatti (insieme ad Aiab, Agricoltura Nuova ed altri), ma una cosa è costruire lentamente un progetto partecipato (con tutte le sue ineffcienze), un’altra e scavalcare qualunque ambito di discussione e di percorso democratico per affermare con arroganza e poca trasparenza la propria visione del luogo (ed i propri particolari interessi).
Mauro Gaggiotti, consorzio Città dell’altra economia
Chi conosce e frequenta la CAE sa bene quali – fallimentari – risultati siano stati conseguiti dall’attuale gestione: un’area pubblica, dal potenziale economico, sociale e culturale enorme, ridotta a nosocomio di realtà autoreferenziali incapaci di sopravvivere nel mondo reale.
Mi auguro che chi ne sarà responsabile in futuro riesca a valorizzarla come merita.
Approfittiamo di questi commenti per aggiungere qualche informazione e punto di vista.
«Comune» è un sito dedicato ai temi sociali, alle pratiche della decrescita, dei beni comuni e dell’economia solidale con particolare attenzione ai territori di Roma e del Lazio. Tra i promotori di Comune – che, nonostante abbia solo due mesi di vita e neanche un euro di investimento alla spalle sta incontrando consensi e interessi che sorprendono anche noi – ci sono (anche) persone e organizzazioni che sono all’interno del Consorzio Città dell’altra economia. Ma non è il sito della Cae. Di certo, tutti i redattori e le redattrici, in diverso modo, hanno verificato da vicino e contribuito per quanto possibile alla difesa di questo spazio pubblico, soprattutto da quando la Cae è stata costretta a sopravvivere con proroghe di un paio di mesi, che hanno reso impossibile qualsiasi programmazione articolata. In questo modo Comune ha osservato i limiti e le contraddizioni del progetto, ma anche le autocritiche e le proposte dell’attuale consorzio emerse durante le numerose assemblee pubbliche e, soprattutto, ha visto da vicino le ricchezze presenti in termini di relazioni sociali.
Già, le relazioni sociali: in fondo pensiamo che l’altra economia è giusto resti plurale nelle sue forme, ma ciò che dovrebbe essere valutato davvero è quanto un’esperienza contribuisca o meno al cambiamento delle relazioni, alla ricomposizione dei legami, alla sospensione (per quanto limitata) dei principi e dei linguaggi del capitalismo, al coinvolgimento di pezzi di società popolari e non per forza delle masse e dei grandi numeri che fanno tanto crescere il Pil (il cambiamento vero, quelle delle relazioni sociali, è per lo più lento e graduale).
Infine, alcune precisazioni di carattere generale: ci piace la schiettezza e limpidezza (ad esempio, firmare con nome e cognome i commenti), la critica (i conflitti, se gestiti con alcune attenzioni, possono provocare cambiamento) la pluralità dei punti dei vista, ma non la mediocrità e la superficialità (destra e sinistra per noi non sono la stessa cosa, analogamente le relative alleanze…) e non ci piace il terreno delle offese personali (ci sono molti altri siti più visitati a disposizione), nei prossimi commenti saranno eliminate.
La redazione di Comune
da quando i luoghi partecipati e i percorsi collettivi si bypassano presentando “progetti” indipendentemente da chi in quei luoghi, bene o male, opera?
Nessuno discute sulla necessità di rilanciare qual luogo, ma perchè i vincitori del bando non hanno invece provato a fare un percorso partecipato? Leggo tante realtà come Arci, come La Via Campesina (ma perchè, in Italia c’è qualcuno che aspira a far parte de La Via Campesina?) che ogni piè sospinto ci fanno la pippa intellettuale sui movimenti dal basso. Ma da quando un movimento dal basso sovradetermina le realtà collettive?
La prossima volta che ne incontro uno in qualche incontro pubblico magari alzo la mano e glielo chiedo…
@ Marco: capacità progettuali e manageriali di chi, di Aiab? Io ricordo l’Aiab di Andrea Ferrante e non mi sembrava scoppiasse di salute, adesso è diventata improvvisamente una realtà efficiente? Che poi ci sia Ctm in mezzo non è una novità e che poi ci arrivi senza guardare i contesti lo è tanto meno… ci aspettavamo forse qualcosa di diverso?
@Francesco,
Purtroppo non so chi sia Ferrante (e neanche mi interessa), ma sicuramente AIAB ha dimostrato di essere efficiente nel scrivere il progetto e vincere il bando. ed all’AIAB ed ai suoi partner vanno i miei auguri.
Un altro invito che mi sento di lanciare, visto che ci si tiene tanto alla CAE, è quello di inziare sin da ora con i nuovi gestori a immaginare attività ed eventi che possano veramente lanciare quell’area e restituirla alla cittadinanza…si è persi un bando ma il problema è li, se ci si tiene a risolverlo sono certo che si trovare il modo di lavorare e fare invece di scrivere e parlare.