Stralci da un’intervista di Marica Di Pierri al chimico statunitense Paul Connet, promotore del movimento Zero rifiuti (e della Zero Waste Strategy, cioè riduzione dei rifiuti alla fonte, raccolta differenziata porta a porta, compostaggio, reciclaggio, riutilizzo e riparazione…), pubblicata nel marzo 2012 da il manifesto.
I rifiuti non esistono. Abbiamo un problema di fondo: dalla rivoluzione industriale abbiamo imposto un modello di civilità lineare a un pianeta che funziona in modo circolare. Nell’attuale modello economico la linea retta che passa è: estrazione-produzione-consumo-smaltimento in discarica, senza ritorno. Negli equilibri naturali al contrario le cose funzionano in maniera circolare.
Qualsiasi oggetto di uso quotidiano richiede com’è noto una certa quantità di energia per la sua produzione. Bruciando rifiuti negli inceneritori recuperiamo una parte infinitesimale di questa energia, con grandi costi ambientali e sociali. Ridurre e riciclare vuol dire al contrario risparmiare energia a monte per l’estrazione e la produzione di nuove materie prime ed oggetti. Inoltre i residui organici posso essere usati per l’agricoltura, piccoli impianti per bio gas etc. Le due questioni camminano a fianco, non a caso le iniziative di questi giorni parlano della necessità di andare verso una società a emissioni e a rifiuti zero.
Sono convinto che la situazione attuale nasconda un gigantesco problema di giustizia. Ad esempio ribatto sempre a chi promuove inceneritori che stanno proponendo qualcosa che non li preoccupa perchè vivono lontani dagli impianti: ciò che accade alla salute della gente e le conseguenze che producono non sono affar loro. Occorre invece pensare a soluzioni che valgano e diano beneficio a tutti.
Altra questione di grande attualità riguarda i modelli di gestione del ciclo dei rifiuti. Si va verso l’accentramento di funzioni attraverso multiutilities il cui processo di privatizzazione pare divenuto inarrestabile. Dal mio punto di vista è preferibile la gestione pubblica, ma l’elemento davvero qualificante è la partecipazione dei cittadini nel processo. Per la buona riuscita di una strategia è fondamentale che i cittadini collaborino con i decisori politici per definire l’applicazione di un piano integrato. Come con l’energia occorre anche qui ricreare senso di comunità. Chiaramente ciò è più problematico quando si applica alle grandi città, ma è possibile realizzare anche in grandi centri urbani una gestione su piccola scala legandola a dimensioni territoriali minori, ad esempio municipi o quartieri.
Roma? La primissima cosa sarebbe fermare l’orribile Malagrotta. Nel mettere a punto una strategia generale occorrerebbe invece lavorare immediatamente alla separazione universale dell’organico, come prima tappa essenziale. La seconda tappa riguarda le discariche situate nei centri urbani e nelle loro vicinanze, che dovrebbero essere messe in sicurezza e bonificate costruendo a fianco impianti che separano i materiali residui. La terza tappa sarebbe localizzare all’interno dei centri urbani luoghi dove si fanno riciclo, riuso e riparazione e pensarli come villaggi, come comunità. Occorre costruire a livello locale, dei centri di riuso e riparazione nei quartieri che poi siano integrati con il resto della rete di reciclaggio e trattamento dei rifiuti. Il sindaco di Londra ha aperto nove centri di riparazione e riuso (foto), investendo 12 milioni di dollari. Se lo fa una città come Londra, anche Roma potrebbe e dovrebbe farlo. Basterebbe avere la volontà di farlo.
Città invisibile è un piccolo collettivo attento ai temi sociali e della decrescita, nato all’interno dell’omonima libreria (info [at] editoriadellapace [dot] org) dell’ex mattatoio di Testaccio.





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I parassiti delle banane
Metti la banca sottosopra
Io ogni mattina preparo i sacchetti della spazzatura. Quello dell’indifferenziata e quello dell’umido. A parte, a casa, ho i sacchi per plastica/metallo e quello per la carta. Ed è giusto farlo.
Ogni mattina vado al punto di raccolta, circa 150 metri, lascio i due sacchetti, e l’addetto mi consegna un sacchetto nuovo per l’umido. E va bene così.
Stamattina, come al solito, la stessa cosa. Solo che al punto di raccolta ci trovo due signore e un signore che si qualificano come accertatori Ama.
Mi sventrano il sacchetto dell’indifferenziata e scoprono con loro orrore che conteneva lo scheletro di un pacchetto di sigarette (che avrei dovuto mettere nella carta dopo aver diligentemente sfilato la pellicola metallizzata) e una scatoletta – quelle piccole – del mangiare dei gatti.
Scandalo e ignominia!
Conclusioni: 100 euro di multa!
È giustissimo fare la differenziata. Ma credo sia più umano, prima di sanzionare, dare un avvertimento. Visto poi che la raccolta differenziata a Roma è del tutto virtuale.
Quante multe dovremmo fare noi all’Ama? Viste le condizioni della città?
Grazie