Gioco d’azzardo o Wall Street?

Nella pagine di Comune-info abbiamo già parlato di «azzardopoli», cioè di come Stato e mafie fanno business attraverso il gioco d’azzardo, riempendo le città di casinò, di locali e di bar con slot-machines, e favorendo  la dipendenza in migliaia di cittadini. Torniamo a parlare del gioco d’azzado, attraverso questi stralci di un’intervista (pubblicata da Nuovoconsumo giugno 2012) al filosofo e psicoanalista franco-argentino Miguel Benasayag. Che offre un punto di vista antropologico.

L’idea di guadagnare soldi con il gioco è il sintomo di due cose. È la crisi dell’uomo dell’umanismo, perché l’uomo della modernità è quello che fa l’apologia di guadagnare con sforzo in contrapposizione con l’aristocrazia che guadagnava senza sforzo. La propensione al gioco e all’azzardo è dunque un sintomo del fallimento di questo principio umanistico tipico dell’uomo della modernità. In secondo luogo, pensare di guadagnare grazie alla fortuna vuol dire anche rinunciare alla possibilità di capire il rapporto con il mondo, è un’accettazione passiva di quello che non riusciamo a capire, l’accettazione rassegnata del fatto che solo grazie al caso possiamo stare beno o male, vincere i perdere. (…)

La crisi economica ha mostrato che nessuno può capire come funziona il mondo, come funziona l’economia. La crisi ci mostra che forse non c’è nessuna differenza tra il funzionamento di Wall Street e una normale lotteria e che dunque tutto dipende dal caso. Quello che vediamo con il Superenalotto è solo una parte emersa dell’iceberg rispetto all’industriale che produce solo guadagni in borsa o rispetto all’idea secondo la quale se si è ricchi è solo frutto del caso. La riscoperta del caso come motore delle nostre vite è antropologicamente un sintomo di grande cambiamento. In passato nelle nostre società il caso aveva uno spazio limitato (…).

Se un operatore di borsa può guadagnare milioni quasi in tempo reale, perché io non posso farlo giocando su internet o pigiando i tasti di una macchinetta? Viviamo una sorta di apologia dell’istantaneità che è possibile riscontrare in molti aspetti della vita sociale.

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