Le narrazioni, le storie, le leggende e i miti offrono informazioni e punti di riferimento ai nostri immaginari: del resto impariamo fin dall’infanzia, apprendendo per imitazione. Tuttavia da alcuni anni molte donne hanno cominciato a rilevare che la storia ufficiale dai più raccontata non ha a nulla a che fare con quello che sono state davvero le donne. Vale la pena allora cercare risposte a queste due domande: quale storia possono narrare le donne? Che peso può avere per loro questa altra narrazione nel fare luce sull’esperienza femminile, altrimenti bloccata?
Di certo, la storia delle donne cambia la loro vita. Intanto sapere che attraverso la storia «degli dei, degli eroi e degli uomini», le donne sono state discriminate è un passaggio decisivo verso l’autostima e la consapevolezza di se. Dobbiamo dunque cambiare i contenuti della istruzione: non sarebbe bello se tutte le bambine scoprissero che la prima poeta (di cui si ha traccia) è una donna, Enheduanna, una sacerdotessa e poetessa vissuta nel 2.300 a.c. in Mesopotania, la grande sacerdotessa della Dea Inanna? E non sarebbe importante sapere che ancora nel 415 d.c. ad Alessandria d’Egitto, una delle persone più colte e rispettabili dalla comunità, dalla quale gli uomini politici si recavano per chiedere consiglio era Ipazia, autrice di opere scientifiche e divulgatrice appassionata delle sue conoscenze (una specie di «maestra di strada» ante litteram, tra l’altro inventrice dell’astrolabio), uccisa da alcuni fanatici di una chiesa cristiana che si voleva affermare a ogni costo? Oggi è evidente che già da allora il sistema patriarcale stava avanzando con l’obiettivo di cancellare le tracce della precedente cultura mutuale/matrilineare.
Partendo da questo punto di vista e cercando le tracce di un’altra narrazione (per dirla con le parole di Marija Gimbutas, archeologa e filosofa (vedi foto), la «narrazione delle sonore argille») si possono osservare in modi diverso i nessi esistenti tra la ricerca di principi e pratiche di una società alternativa e la «ricerca del femminile». Se noi donne e uomini infatti abbiamo vissuto in modo pacifico, mutuale, collaborativo, solidale e non accumulativo, per secoli (come dimostrano appunto le ricerche di alcune archeologhe come Gimbutas) allora c’è una speranza che possiamo farlo di nuovo, se pur in modi diversi, perché ne siamo capaci. Diciamo la verità, molte donne nel loro profondo, quando sentono l’espressione «homo homini lupus» («l’uomo è lupo per l’uomo») di Thomas Hobbes a proposito della condizione umana avvertono un profondo disagio. Molte donne hanno cominciato a rifiutare l’idea del filosofo inglese (secondo il quale la natura umana è fondamentalmente egoistica, le sue azioni sono determinate soltanto dall’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione) e soprattutto le sue conseguenze, a cominciare dall’idea (e dalla pratica) della «guerra umanitaria».
Un punto di vista alternativo per la ricerca allora deve muversi su altri orizzonti, ad esempio, quelli della socialità, del ricomporre legami solidali, quale capacità di relazione caratteristica naturale dell’intera umanità. In questo modo appare evidente, ad esempio, che le società mutuali sono esistite fin dal Neolitico: i reperti archeologici dicono oggi che è esistita, in particolare, una società matrilineare e matrifocale nella quale il ruolo delle donne non era ancora quello imposto dal sistema patriarcale. Si tratta di società fondate sul principio della solidarietà, della nonviolenza, nelle quali non esistevano la gerarchia, l’autorità, il principio dell’accumulazione e si rispettavano le risorse dei territori. Se questo è stato, se l’umanità è stata in grado in alcuni momenti e luoghi di vivere senza l’aggressività e in equilibrio con l’ambiente di cui è parte, è ancora possibile oggi trovare una giusta distanza dalla guerra, dalle violenze degli uomini su altri uomini e su tutte le donne, dalle aggressioni alla madrea terra. Non si tratta certo di rimpiangere una mitica età dell’oro, ma la conoscenza di questa storia «altra» può favorire la consapevolezza di una necessaria e straordinaria trasformazione sociale, la trasformazione di una società al momento completamente schiacciata da stili di vita insostenibili dal punto di vista sociale e ambientale.
In quale tipo di società abbiamo vissuto in questi ultimi cinquemila anni? Quali sono «le mappe culturali cognitive che presentano un’organizzazione sociale gerarchica, sempre violenta, sfruttatrice, e fondamentalmente ingiusta, come semplicemente naturale e persino morale», domanda l’antropologa statunitense Riane Eisler? Questo è il punto sul quale movimenti, cittadini e ricercatori possono lavorare. Se l’attuale nostro modello di evoluzione e di sviluppo tecnologico, continuerà a muoversi, in modo rettilineo su uno schema antropocentrico, militare, gerarchico, e di tipo patriarcale, ci sarà la catastrofe. Si possono invece sperimentare (in parte già accade, se pur in modo frammentatao e poco visibile) modelli alternativi, nei quali prevalgono la cooperazione e l’armonia tra il femminile e il maschile di ciascuno. Un cambiamento di questo tipo potrebbe favorire un alto livello di creatività e di gusto del bello, indispensabili per la realizzazione di nuove potenzialità umane.
Per tutti questi motivi, nelle prossime settimane le pagine web di «Comune» cercheranno di portare alla luce e investigare le vite di alcune «donne di saggezza», con l’aiuto di altre donne investigatrici del nostro passato, in una dinamica a spirale di spazio-tempo. Alcune nostre antenate saranno «intervistate», anche per ristabilire la visibilità delle loro storie, sistematicamente cancellate. La prima protagonista sarà Ayla, una cro-magnon, la figlia della terra che visse nell’Europa Preistorica, tanto, tantissimo tempo fa…
* Daniela Degan è impegnata da anni nella ricerca sui temi della nonviolenza, della decrescita e della storia al femminile.





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leggo questo scritto di daniela degan con grande commozione, fiduciosa che la maggior parte dei lettori capirà e vorrà approfondire gli argomenti posti da Daniela, perchè queste idee per nuovi paradigmi stanno facendo il giro del mondo e sarebbe davvero un peccato restare indietro… non lo auguro a nessuno! Katia Maurelli, Libraia
leggo lo scritto di Daniela Degan con commozione, e la ringrazio di continuare a far circolare gli ingredienti culturali per nuovi paradigmi. Mi auguro che in tanti vorranno approfondire le tematiche avanzate da Daniela, tematiche che stanno facendo il giro del mondo e che partecipano ad un grande cambiamento culturale trans genere e trans nazionale…
Ciao Katia, penso che questo spazio possa fare emergere nuove possibili visioni della complessità. La lente femminile è fondante per la ricerca della trasformazione e del cambiamento. E poichè il tuo lavoro è molto importante ti comunico che sono proprio i libri che mi hanno permesso di approfondire queste trame di donne … i libri conchiglie preziose e mondi altri che ci donano linguaggi sempre nuovi e la magia della poesia,
grazie
Daniela Degan
Daniela cara, torno ora da un liceo artistico in cui ho spiegato il lavoro della Gimbutas e trovo il tuo articolo, che bella sincronicità! Un abbraccio
che bellezza , io tutte questa donne cosi piene di vita amorosa, le conosco! le ho accanto nel cammino della nostra consapevolezza e la cosa mi rende felice ,commossa e orgogliosa. Ognuna spande queste energie ,questi semi che stanno attecchendo, fioriscono e in tante,sempre di più, sentiranno il loro profumo. vi abbraccio e sono sicura della vicinanza delle nostre antenate , a caso mi viene in mente Mary Daly!
In questo periodo stavo leggendo un romanzo in cui si parla del culto della dea Madre nella Roma del ’400, culto che sarebbe stato ripreso da Giovanni Pico della Mirandola . mi ha enormemente incuriosito e sto approfondendo la veridicità storica del riferimento….quando si dice la sincronicità…
bellissimo l’articolo di Daniela Degan. Riprendere il modello del matriarcato è un salto di qualità energetica e di evoluzione significativi per il bene e la sopravvivenza della terra.
Consapevolezza e responsabilità condivise. Il testo che ripercorre la storia dell’antropologia femminile è splendido. Consultarlo, riapproriarsi del contenuto è un saldo di dimensione
Quella bambina di neanche 4 anni aveva capacità che il Clan di Creb non possedeva. Lei era diversa … era una appartenente alla tribù degli “altri” (i cro-magnon)
Ayla.
“Creb era esterrefatto. Come era possibile che avesse afferrato tanto rapidamente il concetto? Non aveva nemmeno chiesto cosa c’entrassero i segni sul ramoscello con le dita o cosa c’entrassero gli uni e le altre con gli anni. Creb aveva dovuto ripetere diverse volte l’operazione prima che Guv capisse …. Ayla aveva capito subito.”
Presto, la intervisto. Forse riesco ad arrivare negli spazi sconfinati dell’Europa Presistorica proprio questa settimana. Cominciamo questo viaggio, questa tessitura nell’arcobaleno grazie
alle tracce antiche delle nostre antenate …. e dei libri!
Finalmente, avevo bisogno di ritrovare analisi al femminile che sono state sommerse dalla cultura imperante, recupero di una parte di storia vera e reale tacciata di femminismo con troppa facilità. Le donne hanno avuto un importante ruolo nell’ evoluzione della razza umana, è giusto informarci ed informare.
grazie!
molto interessante, però mi chiedo se non sia un illusione un passato archeologico, pre-maschile dove tutto era pace. L’altro giorno un uomo mi ha chiesto la stessa cosa mentre io volevo cambiare la politica, distraggeva. La poesia è bella, come magari anche il libro sulla storia di Gimbutas, ma sono scettica a quanto riguarda modelli alternativi. Vorrei raccomandare lo scetticismo di Jona Lendering: http://rambambashi.wordpress.com/common-errors/ Communque mi piacerebbe leggere di più Daniela!