Ricordate il Primo maggio di sei anni fa? Per la prima volta in duecento città statunitensi le comunità di migranti hanno scioperato insieme, contro la proposta di legge che criminalizzava i «clandestini», le persone senza documenti. Il paese restò per ventiquattro ore paralizzato perché i migranti avevano di fatto sospeso tutte le attività nelle quali sono coinvolti. Non sarà di quelle dimensioni, ma certo se i giovani medici di medicina generale in Italia decidessero di sospendere le loro attività centinaia di servizi pubblici potrebbero andare in tilt. Occorre dunque seguire con attenzione la protesta prevista per martedì 15 maggio a Roma, in piazza Montecitorio, quando migliaia di medici in formazione specifica manifesteranno contro la tassazione delle borse di studio e l’inadeguato trattamento al quale sono sottoposti nel loro percorso formativo. Il Sindacato dei medici italiani (Smi), ha dato il pieno sostegno all’iniziativa indetta dalla Società italiana medicina generale in formazione, dal Segretariato italiano giovani medici e dai Comitati autonomi regionali. Nonè un caso se già diversi ordini (tra cui quello di Roma, di Trieste, di Pescara) hanno espresso condivisione delle ragioni di disagio dei giovani medici.
La borsa di studio che percepiscono i medici in formazione specifica infatti non è stata dichiarata «non tassabile» e quindi è soggetta a Irpef o Irap, eppure le borse per definizione sono un contributo alle spese di studio e non una retribuzione (le borse percepite dagli specializzandi non sono oggetto di tassazione). I giovani medici, ricorda lo Smi, non hanno un contratto di formazione che possa prevedere attività remunerate (come avviene per i medici specializzandi universitari) e non possono neanche aprire la partita Iva (i medici specializzandi invece possono svolgere attività intramoenia).





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Decrescita?