La ricostruzione critica di Bebele

Nell’inserto dedicato all’«ambiente» e ai nuovi «stili di vita» Repubblica di mercoledì 18 maggio ci spiega che i grattacelli salveranno il pianeta e saranno il simbolo delle città ecosostenibili. L’immaginario sull’idea di città resta dunque un ghetto per archittetti che giocano con la greeneconomy e per palazzinari, mentre l’Istat ricorda che 71.101 le famiglie residenti in Italia hanno dichiarato di abitare in baracche, roulotte, tende o abitazioni simili (su questo, è possibile leggere una nota di Paolo Berdini, «Il paese degli outlet e delle baracche»). Eppure, dietro i sermoni dei media meanstream ci sono esperienze che sembrano alludere ad altro, alla «città inedita», per richiamare un’espressione di Serge Latouche utilizzata in una lunga conversazione con «Comune». «L’architettura eco-responsabile non è la soluzione – dice Latouche – In questi progetti si tratta sempre di abitare meglio, ma non di cambiare il rapporto con la natura, con il paesaggio, con il consumismo… La città decrescente dovrebbe essere una città con un’impronta ecologica ridotta, in grado di stabilire un rapporto forte con l’ecosistema. Invece di sognare la costruzione di città nuove, bisognerà imparare ad abitare le città in modo diverso, al Nord come al Sud. Bisogna sicuramente reinventare una città più «compatta», perché ogni anno spariscono ettari di terre agricole sotto l’asfalto e il cemento. Al posto delle megalopoli attuali, bisogna immaginare città ecologiche, fatte di villaggi urbani dove ciclisti e pedoni utilizzano energie rinnovabili. Nella città decrescente, gli abitanti ritroveranno cosi il piacere di gironzolare, come sognavano Charles Baudelaire o Walter Benjamin. Gli elementi chiave di una città relazionale sono la limitazione dell’uso dell’auto privata per fare in modo che i cittadini usino i trasporti pubblici, la moltiplicazione di piazze, parchi, isole pedonali, marciapiedi spaziosi, centri sportivi, la diffusione delle aree pedonali».

Intorno ai temi della «città inedita» sembrano costruiti progetti come il workshop dell’università Roma Tre e della Caritas (su auto-costruzione e progettazione partecipativa di soluzioni abitative alternative) e un’iniziativa davvero interessante, soprattutto per una città come Roma, Babel, promossa dal Forte Prenestino con altre organizzazioni nel fine settimana (presso il centro sociale di via Federico Delpino, a Centocelle). «Babel – Abitare Critico a Roma» è un progetto per sperimentazioni, ricerche, dibattiti che si concentrano sul mondo dell’abitare, sul «diritto alla città», sul vivere in modo consapevole e quotidiano gli spazi urbani (ad esempio con le occupazioni), utilizzando, tra le altre, la chiavi dell’autocostruzione, della partecipazione, del riuso. Dal 16 al 20 maggio, il Forte Prenestino diventa un punto di incontro di molte esperienze internazionali attraverso contributi in streaming, relazioni, collaborazioni: una babele di esperienze e di teorie che cerca di rendere partecipe il cittadino fruitore/uditore con linguaggi differenti, dal workshop ai dibattiti, dalle videoproiezioni alle illustrazioni (nella foto, una bella illustrazione di Veronica Felner) e molta musica.

«Il festival BaBeL2 è dedicato alla memoria e alla battaglia di Jolanta Brzeska – si legge nel sito dell’iniziativa –  fondatore dell’Associazione per i Diritti degli Inquilini di Varsavia, la cui lotta contro l’aumento degli affitti è stata fermata con la sua uccisione: il 1 marzo 2011 il suo corpo carbonizzato è stato trovato nella foresta alla periferia della città. L’edificio in cui viveva Jola Brzeska è stato re-privatizzato». A Varsavia, come in altri territori, il diritto alla città appartiene a chi paga di più. L’amministrazione è totalmente nelle mani degli speculatori: così le persone di Varsavia hanno cominciato ad autorganizzarsi per recuperare i propri diritti fondamentali: quello di vivere in dignità, di partecipare alla creazione della città. La la protesta e l’abitare critico però sono spesso repressi con la violenza.

Il programma completo lo trovate on line. Tra gli appuntamenti segnaliamo: «Right to the city talks» (venerdì 19 alle 20), il dibattito con Massimo Ilardi (sociologo), Francesco Macarone Palmieri (antropologo, warbear.org), Nadia Len (ricercatrice e film-maker rumeno-statunitense) ed Emil Jurcan (architetta croata di Pulska Grupa).

Due interessanti workshop sono quelli con Thomas Laureyssens del collettivo di mapping partecipativo Map-it. Il primo è in programma venerdì 18 maggio, alle 11, al Metropoliz di via prenestina 911. Il secondo, una ricerca colettiva tutti i tipi di confine (limiti sociali, estetici, concettuali, architettonici), venerdì 18 maggio, alle 16, al Forte. Un terzo workshop da non perdere, domenica alle 18, è quello artistico dei bambini con Cantieri Comuni (cantiericomuni.org)

Domenica 20, alle 19, c’è anche «Topographixx», un programma internazionale di video arte che si occupa di paesaggio, frontiera, zona e territorio, in un ambito transgender, curato da Tobaron Waxman. Tutti i giorni, inoltre, sarà anche possibile partecipare ai laboratori all’aperto di progettazione e autocostruzione con Reworkshow (gruppo di architetti, studia e interviene in contesti urbani dimenticati, reworkshow.com) e Superfluo (studiosuperfluo.com).

Per arrivare al centro sociale Forte Prenestino www.forteprenestino.net suggeriamo ai meno lontani di andare a piedi o in bici, agli altri di prendere il tram (5-19-14) o il bus 542: senza auto la città vi sembrerà diversa e il «diritto alla città» comincerà a prendere significato.

 

Città invisibile è un piccolo collettivo attento ai temi sociali, dei beni comuni e della decrescita, nato all’interno dell’omonima libreria (info [at] editoriadellapace [dot] org) della Città dell’altra economia (ex mattatoio di Testaccio).

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