Grillo? Un danno per i movimenti

La prevedibile quanto imponente crescita del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo produce due trappole, ampiamente all’opera in queste ore. La prima, è quella di rivendicare una sorta di “restaurazione” della rappresentanza tradizionale di fronte alla crisi della politica. Alcuni si augurano che i partiti tradizionali prima o poi riescano ad inglobare i temi e le istanze sollevati dai grillini, interpretandone le rivendicazioni, dimostrando di non aver compreso la portata della crisi della rappresentanza. Invocare il ritorno alla “normalità” dei partiti come cinghia di trasmissione tra società e istituzioni significa fare il gioco della demagogia del comico genovese.

La seconda trappola, altrettanto pericolosa, è quella di intendere il movimento carismatico di Beppe Grillo come forma, grezza eppure genuina, di nuova politica, sottovalutandone le caratteristiche autoritarie e demagogiche, la tendenza a ridurre la complessità dei fenomeni alla banalità di proposte vaghe e molto spesso ampiamente discutibili (si pensi alle sparate razziste sui migranti, alle retoriche para-liberiste sul merito e alle speculazioni sul misterioso concetto di “innovazione”). Per di più, cosa che grida vendetta e richiede un attento lavoro di decodifica e decostruzione, molti dei discorsi grillini sono costruiti vampirizzando (e banalizzando) le sperimentazioni dei movimenti sociali degli ultimi decenni.

Per non farsi ipnotizzare, bisogna guardare più alla forma che al merito del grillismo. In altre parole, se perdiamo troppo tempo passando in rassegna i vaghissimi e poco praticabili punti programmatici del partitino di Grillo, rischiamo di perdere di vista la sua vera natura, che risiede negli strumenti di costruzione del consenso, nei  suoi archetipi retorici e nella sua struttura organizzativa.  Solo assumendo questo punto di vista, ci rendiamo conto di quanto il Movimento 5 Stelle sia funzionale al ripristino della sovranità politica in crisi, costituisca un richiamo all’ordine uniformante sventolando la promessa di una qualche rappresentanza alle istanze sociali e dei territori per limitarsi a irreggimentarli dentro un contenitore privatistico (Grillo possiede il logo del partito e decide, a forza di epurazioni e forzature programmatiche, a chi concederlo), canalizzando la ricchezza della pluralità delle voci nella presenza individuale – oggettivamente predominante – dei monologhi del comico.

La stessa retorica della rete, tanto sbandierata per fare sfoggio di orizzontalità e apertura, viene sussunta dentro un meccanismo gerarchico e poco inclusivo, utile più a legittimare il Capo che a favorire la partecipazione. Basta leggere l’inquietante manifesto dei Cinque stelle intitolato “Siamo in guerra” (edito da Chiarelettere) firmato da Grillo col guru telematico Casaleggio, per comprendere come il web venga inteso come strumento totalizzante, con toni da chiamata alle armi ricalcati sulle tecniche motivazionali delle convention aziendali e facilonerie d’analisi sulla rete che potevano essere appena giustificabili venti anni fa, al tempo dell’entusiasmo pionieristico dei primi internauti.

Anni fa, Umberto Eco ha analizzato i meccanismi della comicità, tracciandone la stretta relazione con il concetto di delega: lo spettatore affida al comico il compito di trasgredire le regole, dal momento che lui – stando in platea – non osa mettere in discussione il contesto che le ha partorite. Così, Beppe Grillo “trasgredisce” incanalando su di sé la tensione e il disagio del suo audience. Banalmente, il suo numero non potrebbe funzionare se le “regole” che fa sfoggio di non rispettare non esistessero più.  Ecco un altro motivo per il quale, a lungo andare, il suo partitino pare fatto apposta per sostenere la conservazione dell’esistente, invece che per seminare dubbi e cambiare le regole davvero.  Perché se fosse normale rifornirsi in pasticceria per fare tiro a segno col primo malcapitato, nessuno riderebbe di fronte alla gag delle torte in faccia.

 

Un ottimo articolo pubblicato sul sito di Micromega, a proposito del successo elettorale del Movimento 5 stelle registrato in diverse regioni (non nel Lazio).


Tags:, , ,

advert

17 Risposte a “Grillo? Un danno per i movimenti”

  1. 8 maggio 2012 at 15:36 #

    Caro Giuliano, ho letto con curiosità ed interesse la disamina sul “fenomeno” del Movimento e vorrei proporti ulteriori spunti di riflessione. Perché affrontare quello che succede solo guardando a Beppe Grillo? Le centinaia di migliaia di persone che si impegnano, partendo dal basso, da professionalità non legate allo schema dei partiti, ma sinceramente interessate a cambiare le cose non è molto più importante ed interessante?
    Qui non sono stati investiti soldi pubblici o rimborsi elettorali, non ci sono campagne nei salotti buoni della televisione e le proposte che si possono leggere direttamente sul sito non mi sembrano affatto vaghe o sconclusionate. Non sarà che qualcuno ha paura della crescita del Movimento e vuole screditarlo? Eppure così facendo, sottolineando le differenze con l’attuale panorama politico si fa proprio il gioco del Movimento vista la crescente, inarrestabile rabbia della gente nei confronti di una classe politica imbarazzante come preparazione e criminale negli intenti.
    Grillo è un comico. Prestato ad interessi politici, ma pur sempre un comico, che sfrutta ad arte la sua popolarità e le regole della provocazione politica per raggiungere quella visibilità che non gli è concessa sin dai tempi della cacciata dalla RAI. E’ uno strumento cosciente di non poter mai essere un leader politico, ma pienamente coinvolto nella lotta per cambiare il volto del nostro Paese.
    Sarà la mia reminiscenza degli anni ’70, ma io ancora ci credo nel potere della popolazione di cambiare il proprio destino e forse, oggi, grazie ad internet questo potere ha trovato nuova forza: Obama insegna.
    Vedremo, ma per il momento esorterei a non scaricare quanto accade come voto di protesta o antipolitica, perché è proprio questa la natura della politica: la partecipazione democratica popolare.

  2. Mario
    8 maggio 2012 at 15:38 #

    Condivido a 360gradi ed infatti analizzando ma non banalizzando i flussi elettorali di queste elezioni i grillini rubano voti alla destra del nord (Pdl, Lega, terzo polo, ecc.). Solo in piccola parte al Pd. nessuno a noi della sinistra radicale cioè Fds-PRC che anzi superiamo ampiamente bun’ipotetico sbarramento del 4-5% ovunque. Perde voti Vendola (credo soprattutto a favore della Fds). E dunque il fenomeno da baraccone si descrive da solo. Il candidato di Parma, Pizzarotti, che andrà al ballottaggio con il candicato del centrosinistra a domanda risponde: noi siamo trasversali, nè di destra nè di sinistra nè di centro, scordandosi di rilevare che il loro exploit si è realizzato soprattutto intercettando gli bscontenti del centrodestra. E allora se ci sei Sinistra batti un corpo, riunisciti, organizzati e fai come in Francia, come in Grecia, come in Inghilterra e fai vincere un valido candidato della Sinistra. il centro e la destra ormai lasciamoli a Beppe Grillo!

  3. 8 maggio 2012 at 18:17 #

    condivido al 100% quanto detto da marco qui sopra. mi secca aver sprecato il mio tempo a leggere questo articolo, ma contento di aver trovato il suo commento.

    mi chiedo come si faccia a dire che il M5S banalizzi temi importanti quando da spazio sul suo blog a giornalisti come Marco Travaglio, premi nobel come Umberto Eco (sopra citato) o esperti internazionali come Paul Connett facendo attenzione a riportare numeri e esempi di sperimentazioni dei movimenti sociali senza alcuna banalizzazione. evidentemente chi ha scritto quest’articolo non è un lettore del Blog. Seppur concordo che la proprietà del simbolo sia una nota stonata, lunge da me criticare così fortemente un movimento (non un partitino) o un partito che sta portando il popolo all’attenzione verso la politica.

    credo che grillo al contrario stia dando nuova linfa ai movimenti sociali (vedi acqua o stop al consumo del territorio etc) spronando i cittadini ad interessarsi alla politica quotidianamente piuttosto che accontentarsi di dare un voto ogni 5 anni.

    al prossimo articolo così chiaramente volto a tutelare interessi politici della peggior specie penso che toglierò la sponsorizzazione che vi facevo sul mio blog.

  4. 8 maggio 2012 at 18:40 #

    consentimi, non sono assolutamente d’accordo col post! sono le affermazioni di qualcuno che (immagino) non ha mai letto un post o solo qualcuno di striscio del blog di Grillo.
    Io lo seguo da anni anche se non sono una “grillina”, anzi mi colloco decisamente a sinistra, ma cerco di seguire tutto quello che si muove, Sono stata e continuo ad essere critica su alcuni aspetti di Grillo e del suo movimento, ma mi chiedo perché ha guadagnato voti mentre gli altri ne hanno perso a raffica? tutti strupidi, tutti antipolitici?.. non sarà che c’è proprio bisogno di qualche idea nuova (e anche qualche gesto nuovo, come rinunciare ai finanziamenti elettorali…) in questo pantano in cui tutti stiamo neanche poco lentamente affogando? saluti

  5. Giuliano Santoro
    8 maggio 2012 at 19:02 #

    Ciao a tutti,
    vi ringrazio per le risposte al mio pezzo.
    Come ho appena finito di scrivere sul blog di Micromega rispondendo a chi commentava da quella parte, nella stragrande maggioranza dei casi i fan di Grillo rispondono alle critiche insultando e dandomi del “corrotto”, del “prezzolato”, non si sa bene da chi peraltro.
    Invece voi fate eccezione e quindi raccolgo volentieri l’invito a discutere.
    Scrivete tutti più o meno che Grillo ha delle contraddizioni ma anche delle “idee”. Be’ vi assicuro che le (poche) idee di Grillo sono frutto delle sperimentazioni dei movimenti degli ultimi anni, dall’altra economia all’informazione indipendente. Tutto ciò viene convogliato in un progetto carismatico e personalistico, e spesso svuotato di senso visto che i mezzi e i fini, la forma e la sostanza, spesso si incrociano.
    Mi domando inoltre come non facciate ad inorridire di fronte alle sparate di Grillo sui migranti. La xenofobia del comico genovese non sarebbe giustamente stata perdonata a nessun altro politico, ma in questi casi molti fanno finta di nulla, come se non avessero sentito. Nel 2007, nel bel mezzo della “emergenza sicurezza” inventata dalle destre che poi ha tirato la volata alla vittoria di Berlusconi, Grillo ha scritto questo: «Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. E’ un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata. Un governo che non garantisce la sicurezza dei suoi cittadini a cosa serve, cosa governa? Chi paga per questa insicurezza sono i più deboli, gli anziani, chi vive nelle periferie, nelle case popolari. Una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati».
    Lo stesso concetto è stato ripetuto qualche settimana fa, in un post scritto in occasione dei profughi che scappavano dalla Libia e dei migranti provenienti dalla Tunisia.
    Erano 25 mila, una cifra gestibile e molto inferiore ad esempio a quella che abbiamo accolto ai tempi della guerra nei Balcani, ma il governo di Bossi e Berlusconi ha pensato bene di ammassarli a Lampedusa per montare ad arte l’”emergenza”. Ovviamente Grillo c’è cascato, sbraitando contro la “sinistra buonista” che vuole accogliere tutti (ad AnnoZero) e invitando i tunisini dal blog a tornarsene a casa. I commenti dei grillini in calce al post erano peggio ancora delle dichiarazioni del leader maximo, roba da Radio Padania.
    .Ora, la cosa inquietante (e che ormai molti vanno notando) è che se, come dicono i grillini “Beppe non è il capo ma solo uno di noi”, come mai nelle decine di discussioni che sono seguite queste dichiarazioni nessuno ha scritto “sono del Movimento 5 stelle, ma riconosco che Grillo ha detto una cazzata”?. Al di là delle dichiarazioni d’intenti, il Capo è intoccabile, così pare. In questa organizzazione, come in tutti i gruppi in cui il capo ha una legittimazione quasi metafisica, si ricorre a qualsiasi espediente retorico o a qualsiasi eufemismo pur di non prendere le distanze dalla baggianate di Grillo…
    Per Marco Bolognin: Ti faccio notare che i temi dell’acqua e del consumo di suolo sonpo patrimonio dei movimenti di tutto il mondo, che non hanno nulla a che vedere con Grillo. Vedi, Marco, questo mi fa rabbia, che per decenni tantissime persone con spirito di sacrificio e senza volere apparire hanno lavorato a quei temi ed adesso questi siano appannaggio di un comico miliardario che gioca a fare la rivoluzione finta. Infine, se mi permetti eviterei di minacciare di togliere la sponsorizzazione a questo sito solo perché ha pubblicato un articolo che non condividi. Non mi pare molto democratico.
    Per Paola: Scusami tanto Paola, ma il tuo ragionamento è un po’ debole. In sostanza tu dici che Grillo ha ragione – o almeno ha delle ragioni – perché prende tanti voti. E allora hanno ragione tutti quelli che prendono tanti voti? Aveva ragione Bossi, che in fondo pure lui ha creato il suo partito dal nulla? Aveva ragione Berlusconi? Che ci sia una carenza di offerta politica e che i partiti non siano più adatti ad esaurire la domanda di partecipazione è un dato scontato. Non è altrettanto scontato però che il vuoto che lasciano sia automaticamente riempito da cose positive.

  6. Arturo Caudullo
    8 maggio 2012 at 19:41 #

    Anche io dissento fortemente dal post. Per quanto mi sforzi non riesco a non vedere una vena partitica molto accentuata. Ho vissuto i movimenti, l’altra economia già da un bel pò di anni. E il blog di Beppe dall’inizio. Non solo non sarei forse mai venuto a conoscenza di molte realtà e di molti movimenti, ma sono sicuro che il loro successo è dovuto in grandissima parte dal blog di Grillo. Che è un megafono davvero potente, essendo tra i primi blog come seguito in Italia. E non riesco a non vedere una critica forse troppo di parte quando si parla di pochi temi. Quello che sta accadendo è rivoluzionario. Mai un partito ha assecondato la volontà popolare derivante da un referendum non ritirando i rimborsi elettorali. Mai un partito ha rimesso il mandato dei propri eletti in mano agli elettori ogni sei mesi. Mai si è stabilito un limite di due mandati elettorali, spazzando via l’idea del politico come mestiere. Mi piacerebbe che si parlasse di questo, ma i tesserati dei partiti preferiscono parlare dei toni, dei vaffanculi anzichè dei contenuti. E ripeto, dal mio punto di vista, alcuni movimenti come quello per l’acqua e quello No-Tav, per farne un esempio, hanno tratto gran parte della loro visibilità dal blog. Mi sorprende che in un sito che seguo con interesse e che tratta di informazione indipendente, beni comuni, decrescita e altra economia si prendano le distanze da un blog che proprio questi temi li ha sempre diffusi.

  7. Giuliano Santoro
    8 maggio 2012 at 20:25 #

    Non parlo dei vaffanculo, parlo delle posizioni di grillo sull’emigrazione e del fatto che lui è il proprietario del simbolo e cacci chiunque metta in discussione la sua leadership, come è successo di recente.
    e poi scusate, da quando in qua l’antirazzismo non è più una discriminante per i sostenitori dell’altra economia?

  8. Raffaele M.
    8 maggio 2012 at 20:59 #

    Buonasera,
    una mia modesta opinione: dal post e dai commenti noto una guerra che non dovrebbe esserci: perchè non utilizzare i (giusti) temi che i movimenti hanno portato avanti in questi anni utilizzando l’amplificazione (forse banalizzante) del Movimento 5 stelle? Perchè non trovare quello che accomuna invece di quello che divide?
    Noto da parte del Movimento 5 stelle forse un rozzo utilizzo di temi da affrontare con molta maggiore attenzione (e, oggettivamente, alcune volte in maniera del tutto opposta, come nel caso dei migranti), ma noto altrettanto una forma di invidia da parte di chi ha scritto il post a da parte di chi lo condivide per l’enorme visibilità che gli stessi temi hanno avuto se ripresi dal Movimento 5 stelle.
    Perchè gli uni non possono imparare dagli altri (i movimenti le forme, il Movimento 5 stelle i contenuti), e vinca il migliore?
    Grazie dell’attenzione.

    Raffaele M.

    P.S. Vorrei far notare che ho volutamente e ripetutamente l’espressione “Movimento 5 stelle” invece che “grillini” per iniziare a rispettare le persone che si sono impegnate (spero) per un’idea di politica e non per un’adorazione verso Grillo (che pure ci sono). Credo che sia il primo passo per rispettarsi, pur nelle diversità.

  9. eugenio
    8 maggio 2012 at 23:27 #

    Scusa Raffaele, ma per quale motivo dovremmo “imparare” da un “Movimento” (le virgolette sono d’obbligo) il cui leader assume posizioni razzistoidi??? Ma stiamo scherzando?

    • Raffaele M.
      10 maggio 2012 at 13:55 #

      Eugenio,
      io parlo di imparare il metodo della aggregazione del dibattito intorno a certi temi (e non imparare i contenuti dei temi stessi), perchè vorrei capire il motivo per il quale un tema evidenziato da Grillo (e riproposto dal Movimento 5 stelle) susciti maggiore attenzione rispetto all’attenzione creata dalle forme utilizzate da altri movimenti. A me questa contaminazione interessa, capirla ed usarla per i miei scopi. Dirai che allora questa cosa si potrebbe dire e fare anche per Forza Italia, e a me va bene, se ho chiari i miei principi “non negoziabili”. Altrimenti i movimenti continueranno a rimanere chiusi su loro stessi, e ad essere contenti di essere i “pochi giusti”.

  10. 9 maggio 2012 at 09:54 #

    mmmm… ragazzi ma di che state parlando? Razzismo? Ma per piacere. Se volete cercare per forza la demonizzazione del personaggio siete liberi di farlo vista la natura democratica del Paese, ma credo che sia una strumentalizzazione che non vuole invece guardare la fenomeno reale. Il Movimento ha superato lo steccato della divisione tra destra e sinistra perché semplicemente anacronistico: io sono sempre stato di sinistra, dalla più radicale (negli anni ’70) a quella più moderata degli ultimi anni (Vendola compreso) e non posso concordare maggiormente sul superamento di queste barriere alla crescita del Paese. Non parlo di crescita economica (il PIL è un indice voluto dal liberismo per misurare i Paesi che, come le aziende adesso possono fallire, distruggendo la vita dei cittadini), ma di civiltà, di crescita civile, quella che riporta la democrazia alla gente, scrollandosi da dosso un sistema marcio (dai vertici alla base). Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, ma evitate di addurre motivazioni francamente risibili come quella del razzismo.

  11. Giuliano Santoro
    9 maggio 2012 at 10:28 #

    Grillo e molti dei suoi si esprimono da tempo contro lo ius soli, paventano l’”invasione degli stranieri” e hanno più volte accettato l’equazione rumeni uguale criminalità (il candidato di Alressandria ha fatto campagna elettorale tutta contro il campo rom). Se per voi questo è trascurabile, in nome di chissa’ quali principi comuni, buona fortuna….

  12. Andrea
    9 maggio 2012 at 10:59 #

    Grazie Giuliano Santoro, hai espresso in modo eccellente quello che ho sempre pensato di Grillo (dai tempi degli spazzolini con la testina intercambiabile)

  13. daniela degan
    11 maggio 2012 at 08:08 #

    Care amiche, cari amici

    nella mia attività politica di questi ultimi 10 anni non ho avuto mai contatti con il mondo dei “grillini” …. ma una volta, eravamo a Corviale per una iniziativa sull’acqua con Alex Zanotelli, Alberto Castagnola, il gruppo della bottega della zona, Riccardo Troisi e altri della Città dell’altra Economia, mi si avvicina un ragazzo. Si manifesta dicendo che fa parte del movimento di Grillo.
    Comincia a parlare e mi dice: “noi qua, noi là ..ecc” esattamente mi diceva che si incontravano con i GAS … e io ho detto, si certo alla citta’ dell’altra economia. Il primo Gas si è formato a Faenza e nasce dal nodo della Rete lilliput. La CIttà dell’altra economia è un progetto elaborato dal tavolo dell’altra economia, intanto che firmavamo il regolamento degli sponsor etici con il comune di Roma (Veltroni 1^) nel 2004. Insomma per farla breve … ho ricordato. La memoria è fondamentale nelle cose, il nominare cosa si è fatto e cosa si fa.
    Lui allora mi disse “Perchè non vieni ai nostri incontri? …. abbiamo bisogno di teste come te!”

    … io non sono andata mai. Il mio lavoro politico è qui nell’altra economia, nella decrescita, nella formazione di metodologie partecipative volte al consenso, nella riflessione femminile-femminista sulle crisi globali e sulla possibilità che attraverso la mutualità, la condivisione, la collaborzione si possano innescare processi di comunità alternative …. senza capi, senza leader carismatici, ma in modo assolutamente orizzontale.
    Grazie Giuliano per il tuo articolo.
    Daniela Degan (ROMA)

    …. tutti questi uomini che urlano, mi fanno paura, preferisco costruire …. e fare!
    fossero anche solo le fantastiche fettuccine resistenti al Mercato Dominante…

  14. Marco Giustini
    4 ottobre 2012 at 10:37 #

    Giuliano Santoro scrive: nessuno ha scritto “sono del Movimento 5 stelle, ma riconosco che Grillo ha detto una cazzata”.

    Io sono del Movimento 5 stelle, sono l’unico consigliere eletto a Roma e l’ho fatto. Ho anche proposto pubblicamente di inserire tra i principi del movimento l’antirazzismo.

    Quanto alle modalità organizzative fai un errore di valutazione. La nostra struttura non è centralistica. Fino ad ora ogni gruppo locale si è autoorganizzato e si è scritto da solo il programma elettorale locale.

    Alle prossime elezioni comunali per esempio sul tema dell’integrazione dei cittadini rom se ti andrai a leggere il nostro programma potresti stupirti. Ed anche molto.

  15. 3 marzo 2013 at 22:28 #

    L’articolo è interessantissimo in quanto inquadra il successo del M5 stelle anche con un riflesso storico.
    Il testo di Santoro è molto lungimirante e mi ricorda il contenuto di un libro di Emilio Gentile, sul Fascismo.
    In particolare Gentile scrive: “..il fascismo nacque dopo la guerra mondiale, ma alcuni motivi culturali e politici, che contribuirono alla sua formazione, sono presenti già in movimenti radicali di destra e di sinistra. (..) Questi movimenti (..) avevano in comune il senso tragico e attivistico della vita, la visione della modernità come esplosione di energie umane e conflitto di forze collettive (Siamo in guerra) organizzate in classi o nazioni e l’attesa di un incombente svolta storica che avrebbe segnato la fine della società borghese liberale e l’inizio di una nuova epoca. In senso propriamente politico, questi movimenti radicali e rivoluzionari condividevano il mito della volontà di potenza, l’avversione per l’egualitarismo e l’umanitarismo, il disprezzo per il parlamentarismo; l’esaltazione delle minoranze attive, la concezione della politica come attività per organizzare e plasmare la coscienza delle masse, il culto della giovinezza come nuova aristocrazia dirigente; l’apologia della violenza, dell’azione diretta, della guerra e della rivoluzione”.
    Come Santoro intelligentemente sottolinea il movimento non dovrebbe essere interpretato secondo i contenuti, ma secondo la forma, una forma che a mio avviso è simile al periodo inquadrato dallo storico del fascismo, Emilio Gentile.

Lascia un commento