Gioco di strada per bambini: occupare la città

Qualche anno fa un libro di Francesco Tonucci («La città dei bambini», Laterza) raccontava di una rivoluzione inedita: ripensare le nostre città a partire dai bambini, costruire pezzo per pezzo un ambiente a loro misura. Quella proposta si è un po’ persa per strada, tra istituzioni indifferenti oppure attente ma solo fino a un certo punto. Era nata perfino una rete tra amministrazioni locali interessate a favorire un’idea di partecipazione alla vita della città dei più piccoli, ma anche interessate e valorizzare il gioco come dimensione educativa e sociale. Ancora oggi esiste un debole network istituito addirittura dall’Unicef: alla base sta un manifesto che comprende alcune indicazioni minime che vanno dal diritto di accesso ai servizi di base senza alcuna discriminazione, al diritto alla salute, all’educazione e all’incolumità, dal garantire il rispetto del diritto di partecipazione alla vita sociale alla libertà di espressione. A questi si aggiungono il diritto di vivere in un ambiente non inquinato e quello di poter accedere per passeggiare e giocare a spazi verdi e strade non pericolose (insomma, una ribellione contro la dittatura dell’auto che non solo produce smog e provoca incidenti ma occupa anche spazi), aver attivato i Piedibus e i Bicibus, «autoveicoli» umani tramite i quali i bambini hanno la possibilità di spostarsi da casa a scuola e viceversa a piedi e senza l’accompagnamento dei genitori ma comunque seguiti da cittadini volontari.

Quello che le istituzioni ignorano oppure inglobano, annaquando creatività e radicalità, per fortuna a volte trova ancora spazio in luoghi sociali, associazioni, scuole, librerie, biblioteche, centri sociali, cooperative, ludoteche, strade. Intorno ai temi della partecipazione dei bambini e alla costruzione di una città davvero a misura di tutti, pezzi di società continuano a proporre progetti e iniziative. Certo a Roma e nel Lazio, a differenza di altri territori, sono poche le proposte di questo tipo e sarebbe bello e utile farle crescere, moltplicarle, farne un censimento e metterele in collegamento (la redazione di «Comune» è disposizione). Segnaliamo molto volentieri, ad esempio, il concorso di idee lanciato dal Nuovo Cinema Palazzo: un invito rivolto chiunque voglia proporre un gioco popolare e di strada. L’idea va inviata entro il 18 maggio indicando anche i luoghi del quartiere di San Lorenzo che vorrebbe investire. Il 2 giugno, all’interno di una due giorni dedicata al quartiere, i piccoli si riprendono le piazze.

Il 2 e il 3 giugno infatti saranno due giornate dedicate a San Lorenzo, due giorni di iniziative itineranti e, soprattutto, di giochi collettivi. L’obiettivo è allestire degli angoli-gioco stabili per le vie e le piazze del quartiere nei quali i bambini potranno sperimentare con creatività i giochi nelle strade, nelle piazze e nei cortili. La ripresa dei giochi di strada, spiegano quelli del Nuovo Cinema Palazzo, «significa proporre una cultura del gioco che sappia tenere insieme movimento, comunicazione, fantasia e soprattutto relazione con gli spazi e con gli altri». Del resto, perfino l’Unesco ha dichiarato il gioco di strada patrimonio dell’umanità, «un capitale immateriale di grandissimo valore». È con questo patrimonio che il Cinema Palazzo si prepara a giocare e a rendere l’intero quartiere a misura di bambino e quindi di tutti.

 

Città invisibile è un piccolo collettivo attento ai temi sociali e della decrescita, nato all’interno dell’omonima libreria (info [at] editoriadellapace [dot] org) dell’ex mattatoio di Testaccio.

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