C’è un fuoco di beni comuni in Valle

Accadono cose strane a Roma: sabato 5 c’è stata la manifestazione per fermare la svendita di Acea e dell’acqua pubblica (piazza Vittorio ore 15), all’ex mattatoio ci sono stati tre giorni «contro e oltre» i tagli alla cultura della Regione Lazio e, sempre sabato 5, c’è stato l’incontro nazionale dei lavoratori precari e autonomi della conoscenza, della cultura, dello spettacolo e della ricerca alla Città dell’altra economia. Al centro dei tre grandi eventi l’idea di bene comune. Quella intorno a cui nasce la nuova gestione del teatro Valle, uno dei simboli di questa stagione sociale e culturale, con la sua neonata Fondazione e il suo statuto ribelle e partecipato, di cui ci occupiamo in questo articolo (le foto sono riprese dal sito del Valle).

Il teatro Valle di Roma è occupato dal 14 giugno. Una data simbolica, il giorno dopo la vittoria del referendum sull’acqua. L’occupazione doveva durare tre giorni come gesto per denunciare gli enormi problemi della cultura in Italia e in particolare su Roma. Un modo per portare all’attenzione del pubblico il rischio che il più antico teatro della capitale ancora in attività potesse finire in mani private e verso un futuro incerto. Sono passati dieci mesi, e il teatro è tornato a essere un luogo vivo, frequentato da decine di migliaia di persone. Ogni sera spettacoli teatrali, concerti, film, dibattiti, assemblee. Un teatro come luogo di incontro, di formazione, di contaminazione culturale, aperto a tutte e tutti.

Dall’inizio del 2012 si è entrati in una nuova fase. Mentre spettacoli e iniziative proseguono quotidianamente, è iniziato il percorso per passare dalla protesta alla proposta, creando giorno dopo giorno un’istituzione in grado di gestire il teatro nel futuro: la Fondazione Teatro Valle Bene Comune. L’idea è di superare le logiche che hanno guidato fino a oggi la cultura in Italia: no alla svendita ai privati del teatro, no all’idea di gestione pubblica intesa come partitocrazia e spartizione del potere tra i soliti noti. Oltre la dicotomia pubblico–privato la proposta degli occupanti è quella di un teatro come bene comune, ovvero la creazione di una comunità di migliaia di cittadini che decidono di prendersi cura del Valle e di gestirlo direttamente. Per costituire la Fondazione serve un capitale sociale di 250.000 euro. Da metà gennaio è partita la campagna per la raccolta di questo capitale. Per permettere la massima partecipazione si può diventare soci anche solo con 10 euro. Chi può mettere di più è benvenuto, sapendo che nella futura Fondazione si voterà in assemblea secondo il principio «una testa un voto» e non in base al capitale versato.

In parallelo si sta lavorando sullo Statuto della futura Fondazione, sulla vocazione artistica, sul codice etico e politico, sui bilanci preventivi. La bozza di Statuto è disponibile sul sito internet del Valle occupato e aperta per commenti, proposte e segnalazioni. Altri momenti di dibattito sono svolti nel corso di assemblee pubbliche. Il tentativo è favorire la partecipazione di chiunque voglia contribuire e dire la sua in ogni fase del progetto. Lo Statuto come elaborato fino a oggi prevede un ruolo centrale dell’assemblea dei soci, un comitato direttivo con cariche turnarie in modo da evitare l’accumulo del potere presso poche persone e altri meccanismi per consentire la massima trasparenza e partecipazione di tutti i soci.

La creazione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune va ben al di là del solo teatro come luogo fisico, e al di là del discorso sulla cultura. Quello che si sta portando avanti al Valle riguarda direttamente l’idea di democrazia. E’ il segnale che non vogliamo più delegare ad altri, pubblico o privato che sia, le decisioni che ci riguardano e la gestione dei beni comuni. Per questo è partito l’inviti tutte e tutti a diventare soci, o seguendo le indicazioni sul sito del Valle occupato e facendo un bonifico sul conto aperto presso Banca Etica, o meglio ancora passando a teatro per informarsi e conoscere il progetto di persona. Di fronte ai fallimenti dell’amministrazione pubblica, di fronte a un governo tecnico e alle istituzioni europee che ci impongono piani di austerità e tagli alle spese sociali, e alla cultura in particolare, la risposta che nasce dal basso è un altro modello economico, democratico e di partecipazione. Detta ancora più semplicemente: partendo dal teatro Valle, occupiamoci di ciò che è nostro.

Su questi temi leggi anche:

- Il Nuovo Cinema Palazzo e il suo corto circuito culturale

- Alemanno, ci dispiace, ma la città non è in vendita

- Un’insurrezione è in corso

- Lavoriamo per la conoscenza, immaginiamo un futuro comune

- La ribellione urbana è iniziata

Tags:, , , ,

advert

Nessun commento

Lascia un commento