Quelle crepe nel muro dei media

L’universo del consumo critico è il fratello minore dell’informazione indipendente. Il primo segue sempre la seconda. Non ne può fare a meno. Quando i due vengono lasciati liberi ne combinano di tutti i colori, perchè sono in grado di smascherare qualsiasi potere. Forse è per questo che il panorama dei media in Italia non lascia molto spazio alle voci fuori dal coro.

Cominciamo dall’edicola, mettendo da parte in un primo momento le valutazioni sugli orientamenti poltici (più o meno progressisti, più o meno conservatori, più o meno neoliberisti): Corriere della sera e Repubblica, i due quotidiani più venduti a livello nazionale, con diverse pagine dedicate a Roma, e il Messaggero (molto diffuso nella capitale), come noto, sono in mano a grandi poteri. Il gruppo Rcs, proprietario del Corriere e di diversi altri periodici e case editrici (da Adelphi a Rizzoli), è una società quotata borsa; tra i suoi azionisti ci sono Mediobanca, Agnelli, Della Valle, Pirelli, Intesa San Paolo, Generali. La Repubblica è invece un giocattolo della famiglia De Benedetti, come l’Espresso, Micromega e decine di giornali locali: tra il 1998 e il 2006, ricorda il Centro nuovo modello di sviluppo in «I mercanti della notizia» (Emi), i De Benedetti hanno fatto parte del consiglio di amministrazione di 110 società. Niente male. Dici Messaggero, infine, per dire Caltagirone, uno dei clan familiari italiani più noti nell’edilizia, ma anche nelle aule giudiziarie.

Per trovare nelle edicole qualche traccia di vera «indipendenza» (da gruppi di potere politici ed economici, e dai partiti) c’è soltanto il manifesto (cioè una cooperativa di giornalisti), e fino allo scorso anno Carta (altra cooperativa di giornalisti che ha curato per dodici anni un settimanale e un sito, attento ai temi della società in movimento e dell’altra economia, e potrebbe presto tornare su web). Si potrebbe citare anche il caso de Il Fatto quotidianoma nella società editoriale Il Fatto troviamo comunque imprenditori come Luca D’Aprile e Cinzia Monteverdi e due case editrici, Chiarelettere e Aliberti (il quotidiano di Padellaro e Travaglio per altro non ha pagine «romane»). Tra i periodici, da cerchiare con il rosso anche Internazionale: molti lettori ingnorano che nel Cda del settimanale specializzato nella raccolta di articoli pubblicati da giornali di tutto il mondo, c’è Antonio Abete, appartenente a una delle famiglie industriali più ricche e potenti italiane, con interessi in molti ambiti economici.

Discorso a parte meriterebbero le televisioni, il cui mercato nazionale – al centro di importanti cambiamenti e interessi con la diffusione di internet e delle piattaforme televisive satellitari (Sky, ad esempio) -, è nella mani di Mediaset (Berlusconi) e della Rai, aggredita continuamente dai partiti. Qualche briciola di visibilità, e quindi di entrata pubblicitaria, resta a La7, di proprietà del gruppo Telecom (a sua volta partecipato, tra gli altri, da Generali, Intesa San Paolo e Mediobanca).

Se diamo un’occhiata all’universo dei media esclusivamente romani merita una segnalazione Radio popolare, nata nel 2007 dall’incontro tra Radio Popolare di Milano e il centro sociale Brancaleone. In questo ambito, non possono invece essere considerate le esperienze di Loop (prima bimestrale ora soltanto on line, legato a persone di Sinistra ecologia e libertà) e l’esperienza più piccola e locale di Paese sera, testata risorta nel 2011 (mensile e sito), il cui direttore editoriale è un uomo del Pd, Alessio D’Amato, e la società che controlla il giornale fa capo a diversi imprenditori.

Chi è alla ricerca di informazione economia alternativa deve dunque puntare a internet e all’abbonamento di alcuni periodici, a cominciare da tre mensili: Altreconomia (giornale e casa editrice, nella cui cooperativa editoriale ci sono 48 organizzazioni sociali, di cui soltanto 6 con sede a Roma e nel Sud), Valori (la cui cooperativa è invece controllata da 16 personalità giuridiche, in primis la Fondazione culturale del gruppo Banca etica, ma anche Arci, Cnca, Fiba Cisl Nazionale) e Aam Terra nuova (srl nata nel ‘77). Utili punti di riferimento, con sfumature molto differenti, per l’economista critico sono anche Sbilanciamoci.info (sito di informazione legato ai temi della campagna omonima cui aderiscono 45 organizzazioni della società civile), Rassegna sindacale (il settimanale della Cgil e relativo portale quotidianamente aggiornato), Redattore sociale (agenzia giornalistica dedicata ai temi sociali, promossa dalla Comunità Capodarco di Fermo), ilcambiamento.it (giornale on line lanciato dall’associazone Paea, Progetti alternativi per l’energia e l’ambiente) e, infine, la piccola esperienza de La Foglia news (mensile free-press di otto pagine distribuito a Roma e sito).

A scompaginare questo panorama, da alcuni anni, è il web: siti, blog e social network consentono a soggetti sociali, con risultati diversi quanto a qualità della comunicazione e affidabilità, di comunicare direttamente con i cittadini lettori, come mai in passato, sulla scia aperta già diversi anni fa da Indymedia. Oggi, nel muro dei media meanstrem, una nuova fessura di informazione (alter)economica indipendente, attenta soprattutto a ciò che si muove nella società a Roma e nel Lazio, è stata ora aperta da Comune-info. Una crepa molto piccola ma ambiziosa. Allarghiamola insieme.

 

* Città invisibile è un piccolo collettivo, attento ai temi della decrescita, dell’omonima libreria di Roma (parte della Città dell’altra economia) info@editoriadellapace.org

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